20 anni senza Volonté

20 anni senza Volonté

Ci vuole grandezza per interpretare un intero Paese, per dare corpo e anima ai personaggi e ai caratteri che ne hanno segnato la storia. Che siano realmente esistiti o frutto di una fantasia “verosimile” Gian Maria Volonté ha incarnato le loro vite come se le avesse vissute realmente una per una. Una sorta di “plurireincarnazione” istrionica e appassionata.

20 anni senza il suo sguardo e la sua voce, 20 anni dopo cosa rimane dei suoi personaggi e della nostra storia.

Quella corrotta e “al di sopra di ogni sospetto”: il dirigente di polizia difeso dalla sua stessa divisa “macchiata” di sangue, imbrattata come la sua anima corrotta. Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto di Elio Petri: una tragica previsione di uno Stato nemico e omicida. E lui Volonté giacca e cravatta, accento siciliano, sguardo sadico ne indossa i panni, ne rappresenta il potere. E poi sempre con Petri “il presidente” in Todo Modo, un non tanto velato riferimento ad Aldo Moro: stessa intonazione della voce, stessi atteggiamenti. Prega, chiede l’espiazione, lui è il potere che si deve arrendere al suo tragico destino: un colpo di pistola come nella realtà, un’assurda premonizione.

Ancora Petri: Lulù, operaio alienato in La classe operai va in paradiso, che vive per la conquista del cottimo, “un pezzo, un culo” per tirare avanti. Pensare al sesso per rendere sopportabile il lavoro, quando quello reale con la moglie e l’amante non è altro che un freddo e squallido sfogo. Una vita “da macchina” fino alla rottura. Poi la contestazione e il tradimento anche da parte dei “compagni”. Non serve più a nessuno, né alla moglie, né alla fabbrica, né agli studenti: allora urla Volonté, paonazzo in viso, gli occhi trafitti dallo sdegno dopo l’alienazione e la scoperta di una vita che non gli appartiene, che è solo sopravvivenza.

Per un pugno di dollari, Per qualche dollaro in più: pistolero nella polvere, l’inquadratura stretta sullo sguardo maligno “alla Sergio Leone”, la risata sadica e fu leggenda. Spietato Volonté nel deserto, così lontano da quei grandi uomini ai quali ha prestato la faccia per presentarli a noi.

Giordano Bruno e la sua morale, la cieca “fede” dei suoi persecutori che lo condannarono alle fiamme e all’eterna gloria.

E poi Bartolomeo Vanzetti che pagò i suoi ideali con la morte insieme al suo compagno Sacco. Così determinato  anche vicino alla fine: “Sono così convinto di essere nel giusto che se voi aveste il potere di ammazzarmi due volte e io per due volte potessi rinascere rivivrei per fare esattamente le stesse cose che ho fatto”.

Come Volonté così fedele ai suoi ideali che abbandonò il posto di consigliere comunale a Roma nelle file del Pci perché non voleva diventare un funzionario, un animale politico: “io avevo bisogno di ricerca, di critica, di democrazia. Ho capito che stavo perdendo la mia identità e ho scelto il rapporto con me stesso”.

E poi ancora mille volte Volonté, mille personaggi, anche i meno significativi: una stretta allo stomaco.

 

Caterina Sabato

 

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Caterina Sabato

Autore: Caterina Sabato

Pubblicato il 12 dic 2014 alle 3:17 pm

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