25 anni di Quei bravi ragazzi

25 anni di Quei bravi ragazzi

“Mi trovi buffo?Buffo come? Buffo come un pagliaccio?, Ti diverto?”. E’ la famosa scena di Quei bravi ragazzi in cui Joe Pesci incalza Ray Liotta sul perché lo trovi tanto buffo. Forse non tutti sanno che questa divertente sequenza è stata suggerita da un’esperienza realmente vissuta da Pesci in un bar di gangster.  Questa una delle tante curiosità intorno ad uno dei capolavori di Martin Scorsese che quest’anno compie 25 anni. Un film che arriva dopo Taxi Driver e Toro Scatenato, film che lo avevano già inserito di diritto nell’Olimpo dei grandi registi. Ma nel 1989 il regista cercava da tempo un soggetto alla sua altezza e quando gli capitò tra le mani il libro del giornalista  Nicholas Pileggi, Il delitto paga bene, capì subito di aver trovato il suo nuovo film.

La storia la conosciamo tutti: è l’autobiografia di Henry Hill (che verrà interpretato da Ray Liotta) un gangster che poi diventerà un informatore dell’FBI. Contattato l’autore, Scorsese cominciò insieme la stesura della sceneggiatura e dopo molte resistenze da parte della Warner, il regista la spuntò.

Robert De Niro diventò il boss James Conway, Joe Pesci il folle Tommy De Vito, guadagnandosi quell’anno l’Oscar come miglior attore non protagonista e Paul Sorvino il boss Paul Cicero. Per prepararsi alla parte Liotta studiò le conversazioni tra il giornalista e l’ex gangster Hill, mentre De Niro gli telefonava in continuazione perché voleva sapere tutto sul suo personaggio: come si muoveva, come parlava, addirittura come vuotava la bottiglia della salsa di pomodoro. In uno dei ruoli secondari un allora sconosciuto Samuel L. Jackson.

Un mondo, quello della malavita, che all’epoca non era ancora stato ampiamente raccontato e che dà l’occasione a Scorsese di narrare come un gruppo di “bravi ragazzi” riescano ad arricchirsi senza nemmeno usare le armi all’inizio, facendosi semplicemente rispettare e di come ad un tratto la situazione sfugga di mano, come la loro coscienza.

Accompagnato da una colonna sonora sempre di primo livello da Mina, ai Rolling Stones, ai Cream fino a Sid Vicious, questo cult di genere contiene un virtuoso piano sequenza di tre minuti: l’entrata al Copacabana di Hill e sua moglie per l’entrata secondaria. Una scena nata per necessità perché i proprietari del locale non volevano che fosse ripresa l’entrata principale.

Caterina Sabato

 

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Caterina Sabato

Autore: Caterina Sabato

Pubblicato il 18 giu 2015 alle 3:32 pm

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