7 PER L’INFINITO CONTRO I MOSTRI SPAZIALI

7 PER L’INFINITO CONTRO I MOSTRI SPAZIALI

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“7 per l’infinito contro i mostri spaziali” è uno di quei film che è difficile credere che esistano se non li si vede prima, così come è difficile descriverlo una volta che lo si è visto. E’ una specie di trip, un’esperienza folle fabbricata da un regista folle come Al Adamson e per questo motivo è una ghiottoneria per tutti gli amanti del cinema trash e in particolare per quelli che adorano la fantascienza di serie z. Già la trama, se così la si può definire, è un magico susseguirsi di situazioni assurde, a volte incomprensibili, spesso involontariamente ridicole. Nell’incipit vediamo questi vampiri alieni che si aggirano per i vicoli delle metropoli mentre una voce off spiega con apprensione che le cose per loro si stanno mettendo male perché un professore pare abbia scoperto il loro pianeta d’origine.

Passiamo improvvisamente in una stazione di lancio e scopriamo, con un sentimento misto di piacere e malinconia, che lo scienziato in questione, che sta per partire per lo spazio con alcuni astronauti, è interpretato da un vecchio e stanco John Carradine. La sensazione è simile a quella che ci prende quando vediamo il vecchio Lugosi, ormai prostrato dalla morfina, nei film di Ed Wood. E in fondo allo spirito di Ed Wood è affine quello di questo film, in cui ci sono spremi agrumi che fanno da astronavi e dove i sedili delle navi spaziali sono delle sdraio. Tutto è riciclato, arrangiato con la volontà e l’ardore di chi vuole mettere in scena avventure grandiose ma non ha i mezzi per permettersi neanche un giorno di riprese. E così per costruire il pianeta Astrogeus, dove Carradine e compagni giungono dopo un viaggio nello spazio e qualche scaramuccia con delle astronavi aliene, Adamson si serve di spezzoni di altri film. In particolare attinge a piene mani da un non identificato film filippino in bianco e nero, che rimonta e colora con dei filtri. In questa maniera questo pianeta del tutto simile alla Terra (perché in fondo è la Terra) è soggetto a mutazioni del colore dell’atmosfera a causa dei bombardamenti radioattivi delle astronavi aliene. D’ora in poi,grazie a questo stratagemma ideato dal regista per camuffare la pellicola rubata, lo spettatore dovrà adattarsi a dei bruschi quanto assurdi mutamenti di colore, dal verde, al rosso, al giallo, mentre gli astronauti vagano per il pianeta.

Astrogeus è abitato da tribù di umani in perenne guerra fra di loro, ma anche da animali preistorici e da creature ibride come gli uomini-granchio che infestano le paludi e i nani-pipistrello che vivono nelle grotte. Gli astronauti (che chiaramente non possono interagire con le tribù del pianeta perché fanno parte del film filippino!) si fanno raccontare la storia di Astrogeus da una donna che ovviamente parla la lingua dei terrestri grazie alla somministrazione di un siero psichico. Intanto le astronavi aliene stanno distruggendo il pianeta, e così non c’è più tempo, e neanche budget, per prolungare la permanenza del gruppo di esploratori, bisogna subito tornare all’astronave e fuggire. E ovviamente piazzare un finale sbrigativo in laboratorio, dove Carradine ci spiegherà cosa cercano i vampiri alieni in giro per l’Universo.
“7 per l’infinito contro i mostri spaziali”, conosciuto anche con i titoli “Vampire men of the lost planet”, “Horror of the blood monster” e comparso su Raisat Cinema come “Space Mission of the lost planet” è l’ingenua, anarchica, delirante testimonianza di un’epoca cinematografica (il film è del 1970) ormai irripetibile, fatta di drive-in e di grindhouse e in cui forse c’erano ancora lande vergini nell’immaginario cinematografico di cineasti che amavano giocare con i piatti e i mostri di plastica fingendo (e noi con loro) che fossero dischi volti e dinosauri.
Una curiosità, il direttore della fotografia è Vilmos Zsigmond, accreditato con il nome di William Zsigmond. Ebbene sì, è proprio lui, il grande direttore della fotografia di Spielberg, Cimino, Brian De Palma, Woody Allen e Robert Altman.

Voto. 3/5. Serie B epica.

Edoardo Trevisani

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Autore: Edoardo Trevisani

Pubblicato il 14 giu 2016 alle 8:47 pm

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