Intervista a FRANCESCO BASSO

Intervista a FRANCESCO BASSO

le origini

Ha dato in pasto a intere generazioni carne putrefatta e sangue a litri; ha conquistato uno dei primi posti nell’Olimpo del terrore e ancora oggi, a diversi anni dalla sua scomparsa, Lucio Fulci viene ancora nostalgicamente ricordato, raccontato e analizzato. La sua filmografia non ha mai temuto rivali e si è sempre distinta per il tocco malefico del Poete du Macabre. Ancora una volta, una buona occasione per parlare del noto “terrorista dei generi” ci viene fornita da un giovane autore, Francesco Basso, che ci parla del suo recente Lucio Fulci – Le origini dell’horror (Il Foglio)

- Francesco, come e quando nasce in te la passione per il cinema horror?

Ciao, grazie mille per l’intervista. La passione per il cinema horror nasce da quando ero adolescente, intorno ai sedici anni. Ricordo che avevo preso una ‘cotta’ per Non ho sonno di Dario Argento.  Ogni volta che usciva un film horror al cinema dovevo andarlo a vedere, com’è stato per Hannibal, Al calar delle tenebre, House of Dead e molti altri. Poi con l’avvento del dvd e internet in dosi più massicce l’horror mi coprì totalmente.

-Quando hai ritenuto fondamentale imprimere su carta la tua passione per la filmografia di Fulci?

 

La molla che ha fatto sì che non potessi fare a meno di scrivere su Fulci fu la visione di un suo film. Sempre nelle mie scorribande adolescenziali mi imbattei in un film che mi sconvolse: Quella villa accanto al cimitero. Mi dissi ‘devo tenere a mente il nome di questo regista, è impressionante’. Passò il tempo e vidi ‘Non si sevizia un paperino‘ e capii la poliedricità di questo regista, la sua capacità a rinnovarsi sempre, in ogni caso. Infine arrivò il mio totale avvicinamento, il mio totale innamoramento e quindi l’esigenza di scrivere un libro: ‘Lucio Fulci – le origini dell’horror’. Questa esigenza arriva vedendo I Quattro dell’Apocalisse. Un film western, violentissimo, fatto nel periodo pre horror di Fulci ma che può essere considerato a tutti gli effetti un film della paura, incentrato sul puro orrore. Nella pellicola viene scorticato uno sceriffo, ci sono degli elementi riconducibili a Zombi 2 e ci sono scene imperniate sul cannibalismo. Un cult. Con questo film ho capito che Fulci è un genere a sé e non è  vero al 100% che è un ‘terrorista dei generi’, come lui stesso affermava, ma è lui stesso un genere. E’ lui la bomba che massacra il genere rielaborandolo, ristrutturandolo, plasmandolo, facendo una cosa assolutamente inimitabile e irripetibile.

A distanza di tanti anni, Lucio Fulci fa ancora parlare di sé. Come mai, secondo te?

Fa parlare di sé proprio per la sua innovazione e modernità. La sua originalità e la sua continua poliedricità. Fulci è uno di quei registi che nessun altro ha mai potuto imitare o creare un filone, come è successo per Kubrick  o per Eisenstein. Come fa notare Ruben Higueras con il suo libro Lucio Fulci Epifanias del Horror, uscito in Spagna per la Scifiworld, quasi in contemporanea al mio libro, fa notare proprio questo. Eisenstein, il regista de  La Corazzata Potemkin, di Ottobre e Que Viva Mexico è stato un innovatore sia sotto il profilo teorico che espositivo. Filmava la crudeltà in un modo realistico, sorprendente e suggestivo. Lo stesso è per Fulci, il suo modo di riprendere la morte, la sofferenza, la crudeltà è superlativo, è inimitabile. E’ come se il suo cinema fosse il cinema (per dirla alla maniera di un altro grande regista come è Cronenberg) della ‘nuova carne’. Il cinema di Fulci apre le nostre porte della percezione e le veste di paura.

- Oltre a Fulci quali altri registi italiani ritieni formativi? Esteri?

In Italia abbiamo registi formativi che hanno creato il cinema di genere, gli hanno dato una linfa vitale riconosciuta in tutto il mondo. Deodato per i cannibal movie, Lenzi per il poziottesco, e ancora  Castellari , Martino, Aldo Lado, Bido. Sono tutti registi che hanno affrontato più generi e continuano nella loro opera. Il film The Book curato da  Sergio Stivaletti racchiuderà proprio la nostra cinematografia italiana ospitando questi registi che hanno ancora tanto da dire. A proposito di horror Pupi Avati e Dario Argento hanno proprio gettato le basi del nostro horror all’italiana. Per non parlare di Mario Bava, il genio ed elaboratore di generi e precursore. Senza di lui il gotico e lo slasher non avrebbero vita. Joe D’Amato e Antonio Margheriti, artisti senza tempo. Sotto il profilo horror non mi scorderei di Fellini che con il suo Toby Dammit ha dato prova di sentire e filmare anche lui la paura. All’estero registi formativi sono Cronenberg, Wes Craven, Romero, Carpenter eTobe Hooper, il quale il mio amico Lionel Grenier sta facendo un libro straordinario.

Come hai avuto l’opportunità, in tempi così duri, di poter pubblicare un libro?

L’opportunità è stata dettata dalla passione, dall’amore per il cinema. L’incontro con Gordiano Lupi, editore de Il Foglio Letterario, è stato ‘fatale’ (il Fato ha deciso così). Ero alla  Fiera del Libro di  Imperia con la mia ragazza e stavo passeggiando, quando vidi lo stand con i libri sul cinema di genere mi gettai a capofitto. In quello stand c’era Gordiano Lupi. Volevo a tutti i costi pubblicare un libro e gli parlai della mia tesi di laurea che stavo scrivendo. Quando mi sono laureato alla Specialistica Dams di Imperia con la tesi Lucio Fulci – le origini dell’horror contattai Gordiano per email.

- Stai già lavorando a qualcos’altro?

Mi piacerebbe fare un libro sul Rape and Revenge e la sua evoluzione sino ai giorni nostri.

- Le tue letture preferite?

Hermann Hesse, Ballard, Burrougs Orwell, Rodrigo Rey Rosa

 

- Un tuo pensiero sull’attuale panorama del brivido italiano

Spero ritorni l’attività del cinema italiano che c’era negli anni ’80, quell’epoca d’oro che tutto il mondo ci invidia, ovvero il cinema di genere. Adesso abbiamo dei buoni esempi di buon cinema, delle micce che dovrebbero far esplodere la montagna di fandonie quel’è il cinema drammatico o comico di adesso. In Italia ora o si fa ridere o si piangere, il mercato è incentrato solo su questo. Invece serve una scrollata e qualche regista si sta dando da fare. Esempi come Zampaglione e Zuccon fanno ben sperare a un ritorno del nostro vero cinema. Anche registi giovani come Francesco Mirabelli e i registi che hanno creato il film a episodi The Pyramid (Alex Visani, Antonio Zannone, Luca Alessandro, Roberto Albanesi & Simone Chiesa). E non solo i registi, ma anche gli scrittori e sceneggiatori stanno dando nuova linfa all’horror come Roberto Ricci, Francesco Massaccesi e Marco Vallarino. Quindi i presupposti ci sono per una rinascita.

Ti ringrazio davvero tanto dell’intervista! Un saluto horror

Intervista a cura di Nico Parente

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Nico Parente

Autore: Nico Parente

Pubblicato il 6 dic 2013 alle 11:19 pm

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