Addio a Laura Antonelli:il triste e solo sogno erotico italiano

Addio a Laura Antonelli:il triste e solo sogno erotico italiano

La bellezza non sfiorisce come tutti dicono, rimane invece impressa nella memoria di quelli che ne hanno goduto.  Di quelli che di nascosto la osservavano eccitati e su di giri mentre una mano scendeva a placare quel superbo piacere.

Quanti ragazzini e non solo avranno ripetuto questo gesto mirando o ripensando alle curve morbide, al viso per bene di Laura Antonelli, in Malizia di Salvatore Samperi, come in Sessomatto di Dino Risi e tutte le altre commedie che l’hanno vista sfoggiare la sua sensualità, velata da perbenismo e mal celata innocenza.

Un corpo agognato, esaltato, uno dei sogni erotici italiani: come la Fenech, Nadia Cassini, la Bouchet. Ma mentre le altre hanno saputo destreggiarsi sul filo che da sex symbol le ha tramutate in signore dal fascino intramontabile, Laura Antonelli ha imboccato la strada sbagliata.

La sfortuna, un caso giudiziario, un vizio quello della cocaina, che all’epoca era riservato solo ai ricchi, alle star. Per darsi un tono, perché nel jet set si fa così, per nascondere forse un’insita malinconia. Nonostante fosse una delle donne più desiderate, una delle attrici più quotate. Sissignore, non era solo un ammasso di carne da sognare di possedere, era brava nel suo mestiere e fu premiata: un David di Donatello e un Nastro d’argento. Chissà in questi anni quei premi che fine avevano fatto: se li aveva venduti o se semplicemente li aveva messi da parte, in ricordo di una vita passata in cui forse era stata felice, in cui era stata amata da uomini come Jean-Paul Belmondo. Una vita splendente, sotto quei riflettori che poi si sono accesi per raccontare le sue sventure, la sua solitudine.

Che ricordi le erano rimasti dei red carpet, delle feste, dei copioni, dei ciak, dei registi, dei suo colleghi, del mondo che la guardava con gli occhi sognanti di chi ce l’aveva fatta, di chi osservava quella sua “carne” mozzafiato divenuta poi da macello. L’arresto, le sbarre anche solo per pochi giorni: è troppo da perdonare per una società e un ambiente, quello del cinema, così ipocritamente perbenista. Il suo mondo le volta le spalle e l’incanto finisce. Non è più Malizia, ma un capitolo imbarazzante da cancellare. Come se nessun altro cercasse conforto negli stupefacenti e nella trasgressione.

Usata e gettata via:  non serve più quel corpo magnifico e quel viso da santa che cela voglie indicibili, no, soprattutto quando è lei stessa a non volerlo più. Quando nel miraggio di tornare trionfante in quel mondo che le aveva voltato le spalle decide di cedere al “ritocchino”, alla trasformazione di sé, come fanno tutte le disperate attricette e soubrette dei giorni nostri che non hanno un briciolo di quella “malizia”. Il suo viso reagisce male, non poteva fare altrimenti: la bellezza non si tocca. E lo ha pagato a sue spese.

Adesso è la fine, l’oblio.

Il corpo alterato, enorme, il viso di un’anziana sciattona che non ha mai avuto cura del suo corpo ma ha lavorato per tutta la sua vita nei campi, non di certo quello che un tempo fu di una sensuale dea del Cinema. La sua bellezza celata dietro un ammasso di errori e ingiustizie, la voglia di dimenticare, di essere dimenticata.

Fino a stamattina: un infarto, il suo cuore alla fine ha ceduto. Sola.

La fine di un triste e solo sogno erotico.

Caterina Sabato

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Caterina Sabato

Autore: Caterina Sabato

Pubblicato il 22 giu 2015 alle 1:31 pm

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