ADDIO A TOBE HOOPER

ADDIO A TOBE HOOPER

 

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Dopo Wes Craven e George A. Romero, un’altra icona del cinema dell’orrore americano ci ha lasciati. Il regista Tobe Hooper è scomparso sabato nella sua casa di Sherman Oaks, in California, all’età di 74 anni.

Nato nel 1943 ad Austin, dopo una breve esperienza come professore in un college americano, Hooper decise di dedicarsi alla sua più grande passione, il cinema, girando con pochi mezzi e con un gruppo di attori dilettanti “The Texas Chain Saw Massacre”, noto in Italia col titolo di “Non aprite quella porta”. Correva l’anno 1974 e il film fu un successo internazionale, sconvolse gli spettatori per la sua atmosfera malsana e per lo stile crudo e realistico con cui descriveva in maniera caustica l’America profonda, povera e sfregiata dalla crisi. Il protagonista, Leatherface (letteralmente Faccia di cuoio), assassino munito di motosega e con il volto coperto da una maschera di carne umana, diventò uno dei mostri più celebri del cinema dell’orrore, ma si fece anche portatore dello spettro della violenza americana. La creatura di Hooper infatti era ispirata alla figura di Ed Gein, serial killer sadico, che amava fabbricare vestiti e oggetti dai cadaveri delle sue vittime. Le sue gesta sconvolsero l’opinione pubblica americana e ispirarono Alfred Hitchcock per il suo “Psyco”.

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Assieme a registi del calibro di Romero, Carpenter, Craven, Dante e Cronenberg, Tobe Hooper fu uno dei principali esponenti del così detto New Horror, una stagione cinematografica che percorse tutti gli anni Settanta e Ottanta e che ricollocò l’orrore all’interno della nostra contemporaneità, descrivendo così le paure e le ossessioni della nostra società. Dalla guerra in Vietnam, al consumismo, dall’alienazione alla crisi sociale e politica, l’horror americano riuscì meglio di un saggio di Marcuse o Chomsky, a descrivere l’Occidente, le sue mutazioni e le sue contraddizioni, utilizzando i mostri e la violenza come metafore sanguinarie e incisive, indelebili per la mente dello spettatore.

Nel corso della sua carriera Tobe Hooper ha diretto diversi piccoli gioielli della paura, tra cui “Quel motel vicino alla palude”, “Il tunnel dell’orrore” e “Body Bags” (insieme all’amico John Carpenter). Il suo talento venne notato da Spielberg, che lo volle come regista del film “Poltergeist”, del 1982,. Collaborò anche con lo scrittore Stephen King, dirigendo “Le notti di Salem” e lo stupendo “The Mangler”, sinistra metafora del potere demoniaco del capitalismo industriale, che si nutre nel sangue degli operai per sopravvivere e proliferare.

Con Tobe Hooper non se ne va solo un grande regista, ma anche un poeta dell’orrore, un narratore che seppe mettere in mostra le nostre paure più ancestrali, i nostri incubi più remoti. Il suo fu un cinema che a ragione si può definire politico, non nella misura in cui fa riferimento a tesi o proclami, ma in quanto si fa libero di esplorare e descrivere la nostra storia e la nostra società, un cinema criticato per essere mera forma, intrattenimento per ragazzi, solo perché non si era pronti a fare i conti con il suo messaggio più intimo e spaventoso, vale a dire, che i veri mostri siamo noi.

Edoardo Trevisani

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Autore: Edoardo Trevisani

Pubblicato il 30 ago 2017 alle 3:37 pm

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