ADDIO A WES CRAVEN, MAESTRO DELL’INCUBO AMERICANO

ADDIO A WES CRAVEN, MAESTRO DELL’INCUBO AMERICANO

 

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E’ di appena due giorni fa la notizia della morte di Wes Craven. Una notizia terribile per tutti gli amanti dell’horror, ma anche per tutti gli appassionati del cinema in generale, specie perché riguarda un uomo che sembrava poter dare ancora molto al cinema. A quanto pare in pochi sapevano della sua malattia e ai suoi fan Wes ha dato fino all’ultimo l’impressione di un uomo sereno intento a proseguire nel suo lavoro di regista e produttore.
Con Wes Craven non scompare solo uno dei più importanti esponenti del new horror, ma anche uno dei registi più geniali del cinema americano moderno. Padre di uno dei più famosi babau del cinema, Freddy Krueger, che ha turbato il sonno di intere generazioni di ragazzini, Craven nella sua carriera ha sondato l’immaginario dello spettatore portando alla luce gli incubi che si annidavano sotto l’apparente sicurezza della società borghese. Già da L’ultima casa a sinistra, aveva voluto turbare lo spettatore mettendo in mostra una violenza cruda, priva di orpelli, un vero pugno nello stomaco. Il lato oscuro degli anni Settanta.
Con i suoi film successivi, da Le colline hanno gli occhi in poi, il suo sguardo si è caricato sempre più di una valenza sottilmente politica. Il contesto è l’America, il tema è il Male che giunge dai delitti del passato, come accade in Nightmare, in cui la colpa dei genitori ricade sui figli condannandoli a pagare il prezzo per delitti di cui non sono neanche consapevoli. Si trata di una costante nel cinema horror americano, si pensi a The Fog di Carpenter, e probabilmente è la metafora più calzante per descrivere la storia della nascita degli Stati Uniti, un paese che affonda le sue radici nella violenza, nel sangue, nel delitto. Le rivoluzioni dei costumi degli anni Settanta e l’edonismo degli Ottanta sono solo facciate che nascondono le vere sembianze putrescenti del peccato e dell’incubo. E ‘incubo’ è proprio la parola chiave della cinematografia di Craven: il contraltare del sogno americano si chiama Freddy, ha gli artigli affilati, il volto ustionato, uccide nei sogni ed è l’eredità che ogni genitore lascia ai propri figli, vittime incolpevoli delle deformazioni morali dei padri. Krueger è incarnazione di un terrore sessuofobico eredità inconscia della rivoluzione sessuale post anni Sessanta, di una rivoluzione dei costumi che sembra portare con sé la costante minaccia della disgregazione del nucleo familiare. E’ proprio nel nucleo familiare che si muovo le ombre che sembrano dare vita e forma a Krueger e Craven è assolutamente consapevole di ciò, sa costruire con efficacia la cornice dentro la quale sta prendendo vita l’incubo con gli artigli e il maglione a righi. Tant’è vero che quando la serie di Nightmare scadrà nella deriva di horror per teenager, Wes tornerà a prendere in mano le redini della sua creazione con il settimo episodio, Nightmare – Nuovo Incubo, in cui torna centrale il tema del nucleo familiare, o quello che di esso è sopravvissuto agli anni Ottanta, e l’eredità del Male, che ora oltre a viaggiare lungo il sottile confine tra reale e in incubo, si situa anche tra vita quotidiana e mondo dello spettacolo.
La casa nera, uno dei piccoli gioielli del regista, è la declinazione del tema de tema dell’uomo nero, del mostro delle fiabe, applicato però ad una società in degrado della quale diventano sintesi i malvagi Robeson, ultima tappa di una storia di illeciti connubi e pratiche orripilanti che in qualche modo ci richiamano alla memoria la famiglia “modello” di Non aprite quella porta, di Hooper.
Lo sguardo di Wes Craven sembra essere sempre stato attratto dal desiderio di spiare oltre il velo di Maya. L’ansia dello scrutare oltre, del comprendere la vera natura di quello che guardiamo e soprattutto di come lo comunichiamo è centrale nella sua narrazione. E’ questa la vera natura politica del cinema di Craven, che in Il serpente e l’arcobaleno si misura con la leggenda degli zombi, icone del new horror grazie a Romero, ma questa volta  sul piano storico, antropologico e naturalmente politico, scoprendo così che le minacce del vudu con i suoi culti sinistri e i morti viventi sono superstizioni sfruttate dal dittatore di Haiti Duvalier per terrorizzare la popolazione e conservare il potere.
Lo spirito dell’indagine dell’incubo e del suo farsi racconto, cioè film horror, è alla base di Scream, il cui assassino con la maschera ispirata all’Urlo di Munch diviene l’ennesima icona, probabilmente l’ultima, di un cinema dell’orrore che sembra non poter più tornare, animato dal desiderio di sperimentare e dal bisogno di indagare l’incubo che è in ognuno di noi.

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Autore: Edoardo Trevisani

Pubblicato il 1 set 2015 alle 12:55 am

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