AFTERSHOCK – la recensione

AFTERSHOCK – la recensione

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eliSulla costa di Valparaiso, in Cile, la vacanza del turista americano Gringo (Eli Roth), giunto in visita all’amico Ariel (Ariel Levy), volge al meglio quando incontra un gruppo di tre belle turiste (Natasha Yarovenko, Andrea Osvart e Lorenza Izzo) con cui andare a divertirsi. Il combo maschile, al quale si aggiunge Pollo (Nicolàs Lòpez), si dedica a serate folli e divertenti in compagnia delle tre donne. Quando però nel corso della notte un violento terremoto colpisce la zona e devasta ogni cosa, compreso il nightclub sotterraneo in cui si stanno divertendo, il terrore prende il sopravvento e cercare di raggiungere la superficie sarà solo l’inizio del caos infernale che li attende una volta all’aria aperta.

 

 

Un film, questo diretto da Nicolas Lòpez, in cui più generi vengono sapientemente mescolati conducendo lo spettatore in un crescente vortice delirante e sanguinario. Roth, che qui veste perfettamente i panni di Gringo, padre di una bambina alla quale è molto legato, prende anche parte alla sceneggiatura coadiuvando lo stesso Lòpez e Guillermo Amoedo. La sua influenza sul copione si avverte tutta. Il cast funziona, tutti gli attori (volti femminili compresi) recitano alla perfezione, caricando il film delle necessarie atmosfere ricche di tensione e claustrofobia. Quello che dai primi minuti sembrerebbe un film lento e che tende a non volgere al dunque, muta totalmente scenario d’improvviso, cogliendo l’impreparato spettatore di sorpresa. Se le prime ambientazioni e sequenze richiamano alla mente il capolavoro di Roth “Hostel”, grazie anche alle immancabili forme sensuali di splendide ragazze pronte a concedersi ai turisti, si lascia poi spazio a un film catastrofico atto a richiamare la tragedia che nel 2004 colpì la Thailandia con un violento Tsunami. Il sangue e gli effetti più truculenti trovano in questi lunghi minuti, caratterizzati da scosse sismiche che provocano decine e decine di morti, sfogo. Ma se pensate di trovarvi dinnanzi a un disaster movie, che vi condurrà tra una scossa e l’altra verso il lieto fine, vi sbagliate! Già, perché il terremoto e le eventuali onde anomale rappresentano solo una parte dell’incubo che la comitiva si appresta a vivere. A causa del sisma, i detenuti sono riusciti a evadere dalla prigione, riversandosi per strada. Ecco quindi che i primi meccanismi di un rape and revenge movie iniziano a innescarsi: una violenta comitiva di stupratori parte all’inseguimento delle donne che accompagnano Gringo, Pollo e Ariel. Quest’ultimo sarà il primo a morire dopo aver perso di netto una mano mentre tenta di raggiungere l’ospedale. Una tragedia inesauribile che, nel cimitero della città, raggiunge il suo apice. Gringo rimane intrappolato, dopo una seconda violenta scossa, sotto le macerie e, mentre Pollo e Monica (Andrea Osvàrt) andranno alla ricerca d’aiuto imbattendosi anche loro in un tragico incontro, le altre due resteranno in compagnia del povero malcapitato. Ma la violenta crew giunge sul luogo dell’incidente e l’improvvisato nascondiglio delle donne (nei loculi) servirà a poco. Davvero bravo Eli Roth nel recitare il suo ruolo. Qui l’escalation di sangue e violenza non conosce limiti: stupri, omicidi, inseguimenti, morti violente e incontri inaspettati scateneranno una singolare mattanza. Il tutto perfettamente incorniciato in una regia davvero valida e una fotografia eccellente. Le location e le ambientazioni si prestano bene, merito anche di un’ottima scenografia. L’ambiguo vigile del fuoco che, una volta nei sotterranei della spettrale chiesa della città, si sveste dei suoi finti abiti per scatenare la sua furia omicida può, a tratti, risultare prevedibile ma comunque non è un elemento scontato e la tensione non viene meno, neppure per un attimo. Le metamorfosi dei protagonisti sono una chiave vincente del cinema di Roth e qui, infatti, ricompaiono. Il personaggio di Monica, l’unica che riuscirà a rivedere la luce del sole, risulta davvero ben costruito e il suo iniziale coinvolgimento marginale nella vicenda lascerà presto spazio al suo protagonismo. La sequenza finale che anticipa i titoli di coda è prevedibile, ma non guasta, concedendo anzi allo spettatore un bellissimo effetto digitale. Nel complesso un lavoro godibile e che merita di riportare al suo interno il nome di Roth, che qui veste anche i panni di produttore.

Nico Parente

 

 

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Nico Parente

Autore: Nico Parente

Pubblicato il 2 feb 2015 alle 2:33 pm

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