Alaska di Claudio Cupellini

Alaska di Claudio Cupellini

Possiamo definirla una storia d’amore ideale ma non edulcorata dai soliti filtri romantici e irreali delle “più grandi storie d’amore mai raccontate” che infestano il grande schermo. Quella fra Fausto (Elio Germano) e Nadine Astrid Berges-Frisbey) è la relazione tormentata di due anime solitarie, senza affetti, senza legami, sfortunate per natura. Sin dal loro primo incontro sembra che la loro unione inneschi una bomba che non farà altro che colpirli con nuove, estenuanti prove per se stessi, per il loro amore. Per natura condannati alla sventura.

Una sventura che costruiranno con le loro mani: Fausto dopo due anni di carcere a causa di Nadine, scopre che lei lo ha aspettato, l’amore trionfa e tutto potrebbe andare normalmente, ogni giorno, uno tra le braccia dell’altra. Ma la natura vorace di Fausto, l’ambizione di una vita lussuosa contro quella comunque felice ma tranquilla con Nadine innesca nuovi, ingestibili eventi. A differenza del protagonista di Una vita tranquilla, film precedente del regista Claudio Cupellini, che lotta per la serenità, per la famiglia, per una vita normale, ma viene sconfitto ancora dal suo passato, Fausto invece vuole andare oltre, vuole tutto. Ma tutto si paga a caro prezzo. Alaska è quel miraggio di una vita al massimo, una discoteca fonte di soldi e successo facili: nella confusione di un mondo ad alto volume, di soldi sporchi, di violenza e pistole che sbucano per dimostrare superiorità, non c’è un momento per capire se stessi, che il silenzio e due mani che si stringono impaurite dal mondo lì fuori forse è tutto quello di cui abbiamo veramente bisogno.

Fausto e Nadine devono superare la notte, il loro egoismo e orgoglio per comprendere davvero la loro natura.

Un altro film italiano (produzione italo-francese in realtà) che sembra dimostrare che il nostro cinema si stia risollevando, dopo lo scossone acclamatissimo di Suburra di Stefano Sollima, con produzioni che rispecchiano sì i nostri tempi ma anche i reali gusti degli spettatori. Non che Alaska non pecchi in alcuni punti che non vengono sviluppati, che vengono lasciati sospesi senza un approfondimento che sarebbe stato tra l’altro molto gradito per completare  davvero un film che si gusta tutto d’un fiato. Situazioni che appaiono troppo irreali: come Nadine che dopo due anni lo aspetta fuori dal carcere senza essersi fatta mai sentire e Fausto innamorato perso nonostante in realtà non la conosca per niente. Ma è cinema, è finzione, magia e quindi possiamo anche lasciar perdere questi particolari e immaginare quanto sarebbe  bello se davvero due anime con il solo sfiorarsi potessero dedicarsi così disperatamente e profondamente l’una all’altra.

Caterina Sabato

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Caterina Sabato

Autore: Caterina Sabato

Pubblicato il 13 nov 2015 alle 1:15 pm

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