ANNABELLE – la recensione

ANNABELLE – la recensione

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Spin-off del fortunatissimo “The Conjuring”, “Annabelle” di John R. Leonetti, direttore della fotografia nel film di Wan, ci presenta una vicenda che ha per protagonista la bambola maledetta appena accennata nel film dedicato ai coniugi Warren. Senza eccessivi spargimenti di sangue e molto basato sulle cupe atmosfere, “Annabelle” mira a dare una risposta a tutti gli interrogativi che gli spettatori si sono posti in questi lunghi mesi di lavorazione: perché Annabelle è maledetta? Chi possedeva la bambola? Cosa si cela dietro quel fantoccio conservato in una teca in casa Warren? Il film di Leonetti si sforza di dare una riposta, non riuscendo nell’intento dei suoi ideatori e deludendo di gran lunga le aspettative. Qui Wan veste i panni di produttore e la sua assenza dietro la macchina da presa grava fortemente sulla riuscita di un film dalle grandi potenzialità, purtroppo non sfruttate. Il copione si muove tra il thriller e l’horror puro per poi sfociare definitivamente in quest’ultimo.

John Form ha trovato il regalo perfetto per sua moglie Mia: una bellissima e rara bambola vintage che indossa un abito da sposa bianco candido. Ma la felicità di Mia per il dono della bambola durerà molto poco. Durante una notte terrificante, la loro abitazione viene invasa da una setta satanica che attacca violentemente la coppia, lasciandosi dietro terrore e sangue. I membri della setta hanno evocato un’entità malvagia che porta il candido volto di Annabelle.

Il film non è diretto male e alcuni momenti tengono in tensione lo spettatore, ma nel complesso risulta un lavoro piatto, che fatica a reggere i suoi   98  minuti. La scelta dei protagonisti risulta azzeccata, seppur Annabelle Wallis a tratti sembra doversi sforzare per interpretare il suo ruolo. I riferimenti a classici dell’horror quali “Nightmare” non mancano e soprattutto vengono fortemente messi in risalto i richiami alle precedenti pellicole di Wan, Insidious su tutti. Le entità demoniache risultano raccapriccianti, proprio nello stile di Wan, ma manca quell’atmosfera nera e diabolica che caratterizza i lavori del creatore del mito di Saw. Gli effetti, alcuni, risultano di ottimo impatto e ben condensati con le musiche dell’impeccabile Joseph Bishara. La fotografia, a cura di James Kniest, è gradevole e i colori funzionano bene. Anche le location ben si addicono alla trama, sotto molti aspetti però prevedibile e lacunosa. Non mancano alcuni riferimenti al nostro cinema, in particolare a quello blasfemo e dissacrante del compianto Fulci. La sceneggiatura è di Gary Dauberman ed è forse ciò che funziona meno: i dialoghi sono spesso scontati e il film è contorniato da cliché che nulla aggiungono a quanto già visto sinora. Evelyn, il personaggio interpretato da Alfre Woodard, risulta uno dei più interessanti, poiché spesso ambiguo e difficile da inquadrare. Merita una citazione particolare il forte interesse dedicato al difficile rapporto genitori – figli, qui presentatoci sotto svariate sfaccettature, e che si rifà fortemente al capolavoro diretto da Friedkin nel lontano ‘73 “L’Esorcista”, film al quale si strizza l’occhio soprattutto nel finale. Il sacrificio come atto estremo, non a caso ricorrendo alla defenestrazione, per salvare l’anima della piccola Lia, ricorda tanto quel disperato Karras che decide, contro quella che poi è l’etica cattolica, di suicidarsi per salvare un’altra vita. Nessun rituale né esorcismo stavolta, forse anche per distanziarsi dai canoni del genere, ma questo non basta a rendere Annabelle una pellicola capace di farsi notare. Dal punto di vista tecnico prevale l’uso del grandangolo, davvero di grande effetto e utilizzato con maestria. Peccato, un film molto atteso che lascerà l’amaro in bocca a tanti!

Nico Parente

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Nico Parente

Autore: Nico Parente

Pubblicato il 2 ott 2014 alle 4:40 pm

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