ANTONIO PIETRANGELI – L’ EROTISMO ANNI SESSANTA

ANTONIO PIETRANGELI – L’ EROTISMO ANNI SESSANTA

  Parte III

di Gordiano Lupi

 Adua e le compagne (1960) è interpretato da Simone Signoret, Sandra Milo, Emmanuelle Riva, Gina Rovere, Marcello Mastroianni, Claudio Gora, Ivo Garrani, Antonio Rais, Duilio D’Amore, Gianrico Tedeschi, Enzo Maggio, Domenico Modugno, Valeria Fabrizi e Gloria Gilli. La tematica è molto trasgressiva per i tempi, perché protagoniste sono quattro ex prostitute (Signoret, Milo, Riva e Rovere) che per guadagnarsi da vivere dopo la chiusura delle case di tolleranza aprono una trattoria con l’aiuto di un vecchio cliente (Gora). La nuova attività procede bene, una delle donne spera persino di sposare un geometra, ma l’ex cliente ricatta le donne e le costringe a riprendere il vecchio mestiere sotto la copertura della trattoria. Il film è un’amara riflessione sui problemi dell’Italia del dopo boom economico, scritto e sceneggiato dal regista con la collaborazione di Ruggero Maccari, Ettore Scola e Tullio Pinelli. Molto belli i ritratti femminili di donne senza speranza, così come è approfondito e implacabile lo sguardo del regista sul mondo maschile. Adua torna sul marciapiede, ubriaca e sotto la pioggia, ripetendo: “Non ce la faccio, non ce la faccio…”. Impossibile ogni speranza di redenzione.    Pietrangeli possiede un grande senso della misura e non si lascia mai prendere la mano da effetti facili, pure in questa commedia amara sulle conseguenze negative della Legge Merlin sulle case chiuse non eccede mai nel melodramma ma si dedica a una convincente caratterizzazione dei personaggi femminili.

   Fantasmi a Roma (1960) è una commedia surreale interpretata da Marcello Mastroianni, Sandra Milo, Tino Buazzelli, Vittorio Gassman, Eduardo De Filippo, Belinda Lee, Claudio Gora, Ida Galli, Franca Marzi, Lilla Brignone ed Enzo Cerusico. Protagonisti sono quattro fantasmi (Mastroianni, Gassman, Buazzelli e De Filippo) che danno una mano alla Sovraintendenza ai Beni Culturali per salvare – grazie a un falso dipinto – un palazzo antico da una speculazione edilizia. Pietrangeli scrive e sceneggia la pellicola con la collaborazione di Ennio Flaiano, Ruggero Maccari ed Ettore Scola. Ne viene fuori una sferzante critica alla borghesia italiana del dopo boom economico, una polemica contro gli arricchiti senza scrupoli, avidi e ignoranti. La musica è di Nino Rota. Il film è comico ma gode di una carica realistica notevole e fuori allegoria pare tristemente vero. Si tratta di un lavoro in cui Pietrangeli fa sentire molto la sua presenza di regista per mettere in campo un discorso completo contro la speculazione edilizia, lasciandosi guidare meno dalla caratterizzazione dei personaggi. Notevoli le presenze femminili, dalla bellissima meteora Belinda Lee alla ormai consolidata Sandra Milo.

   La parmigiana (1963) è un nuovo interessante ritratto femminile interpretato dall’affascinante Catherine Spaak, ma anche il resto del cast è di gran livello: Nino Manfredi, Didi Perego, Salvo Randone, Lando Buzzanca, Vanni De Maigret e Rosalia Maggio. Catherine Spaak è Dora, ragazza inquieta che colleziona avventure amorose ed è incapace di rinchiudersi nella monotonia del matrimonio. I suoi amori vanno da un seminarista, a un anonimo fidanzato poliziotto (Buzzanca), a un opportunista fotografo (Manfredi). Dora è un tipico personaggio femminile di Pietrangeli, una donna indipendente e moderna che decide per un futuro di solitudine prima di accontentarsi di un compagno insoddisfacente. Dora accetta soltanto compromessi erotici con il mondo maschile ma non può concepire compromessi morali. La pellicola deriva da un romanzo di Bruna Piatti ed è costruita per flashback, senza moralismi e con graffiante ironia, per criticare la provincia e il mondo meschino degli egoismi piccolo – borghesi. Dora è una femminista ante litteram, un personaggio difficile da capire nei primi anni Sessanta, ma capace di anticipare lotte e situazioni future. La sceneggiatura è del regista che collabora con Ettore Scola, Ruggero Maccari, Stefano Strucchi e Bruna Piatti.

   La visita (1964) realizza un altro interessante ritratto femminile interpretato da Sandra Milo. Il resto del cast è composto da François Perrier, Mario Adorf, Didi Perego e Gastone Moschin. La trama deriva da un racconto di Carlo Cassola, sceneggiato dal regista con la collaborazione di Ettore Scola e Ruggero Maccari. Pina (Milo) è in corrispondenza epistolare con Adolfo (Périer), dopo un annuncio matrimoniale, ma quando i due si conoscono viene fuori la natura meschina ed egoista dell’uomo. Tutto finisce con una notte d’amore e un saluto pieno di imbarazzi. La visita è una commedia amara che serve a Pietrangeli per dipingere un nuovo ritratto vincente di donna che sa andare oltre la piccolezza del mondo maschile. Pina è una donna sola, ma non vuol vincere la solitudine a ogni costo, se l’uomo che incontra non si avvicina per niente al suo sogno d’amore. Sandra Milo – scoperta e lanciata da Pietrangeli ne Lo scapolo – fornisce una grane prova di attrice e accetta persino di imbruttirsi. François Perrier incarna un uomo avido, meschino, ipocrita, egoista, pieno di difetti, ma non caricaturale, un uomo realistico, come ce ne sono molti. Un personaggio nero da commedia all’italiana che trasmette momenti di fastidio e malessere nello spettatore.

   Il magnifico cornuto (1964) è interpretato da Ugo Tognazzi, Claudia Cardinale, Gian Maria Volontè, Salvo Randone, Bernard Blier, José Luis de Villalonga e Lando Buzzanca. Tognazzi è un industriale bresciano gelosissimo della moglie (Cardinale), la ossessiona in ogni momento della sua vita, fino a spingerla a inventarsi un’amante. La menzogna diventa presto realtà e il marito ottiene le meritate corna. Il soggetto del film deriva dalla pochade di Fernand Crommelynck, ma la sceneggiatura di Ettore Scola, Stefano Strucchi, Diego Fabbri e Ruggero Maccari realizza un’efficace satira sociale ricca di umorismo amaro. Il racconto viene adattato alla società industriale bresciana, tra riti mondani, feste, incontri di personaggi che si comportano in maniera ripetitiva e identica. La commedia erotica è anticipata dagli scambi di coppie, dai tradimenti, dal materiale sessuale inserito in una cornice di provincia piena di vizi privati nascosti da pubbliche virtù. Grande successo di pubblico, ma non può dirsi uno dei film più riusciti di Antonio Pietrangeli, anche se il regista conferisce sempre un segno d’autore e uno stile personale.

   Io la conoscevo bene (1965) è interpretato da Stefania Sandrelli, Nino Manfredi, Ugo Tognazzi, Enrico Maria Salerno, Mario Adorf, Jean-Claude Brialy, Joachim Fuchsberger, Turi Ferro, Franco Fabrizi, Robert Hoffmann, Franco Nero, Veronique Vendell, Franca Polesello, Solvi Stubing, Karin Dor e Claudio Camaso. Siamo di fronte al miglior film di Pietrangeli, magistralmente interpretato da una bellissima Stefania Sandrelli nei panni di una ragazza che lascia la famiglia per andare a vivere a Roma. L’incipit e la prima parte del film ricordano Il sole negli occhi, ma siamo su un altro livello di maturità registica. La ragazza si trova a contato con una serie di squallidi tipi maschili come un agente pubblicitario (Manfredi), un press agent (Fabrizi) e un attore (Salerno), che le fanno tante promesse ma vogliono soltanto portarsela a letto. La protagonista vive a Roma dove vorrebbe trovare la sua realizzazione e intreccia alcuni legami che non portano a niente prima con un personaggio ambiguo (Brialy), poi con uno scrittore (Fuchsberger) e infine con uno squallido borghese (Hoffmann). Il finale è drammatico, perché la ragazza si lascia prendere dallo sconforto e si suicida gettandosi dal balcone. Un finale imprevisto perché i vecchi personaggi femminili di Pietrangeli trovavano sempre la forza per ricominciare, abbandonavano tutti e andavano avanti. Stefania Sandrelli, invece, presta il volto e un’ottima interpretazione a una figura di donna che si lascia sconfiggere dalla vita. La commedia scorre rapida e incalzante con gli episodi inseriti come una sorta di mosaico fino all’imprevisto finale. Stefania Sandrelli sembra una donna capace di accettare tutto dalla sua esistenza, una persona che si fa scivolare addosso cose belle ed eventi negativi, ma non è così. Stefania Sandrelli è perfetta nell’interpretare una ragazza ingenua e sprovveduta che si lascia distruggere da una società corrotta. Non è un personaggio positivo neppure lei, incapace di affrontare e dominare la realtà, superficiale al punto di limitarsi a cambiare pettinatura e vestito dopo un nuovo fallimento. Per la Sandrelli si tratta di uno dei ruoli più intensi della sua carriera e sulle sue spalle gravano molte responsabilità per la buona riuscita del film. La sua Adriana è una ragazza ingenua ma non incolpevole, una donna che si lascia usare da personaggi meschini che incontra sul suo cammino e non concedono niente in cambio. Alla fine si arrende, dopo aver lottato per sopravvivere, ma viene fagocitata dal grande vuoto sentimentale, passionale e morale del mondo che la circonda. Pietrangeli ci lascia il suo lavoro più compiuto, il testamento spirituale di un autore capace di criticare con ferocia e sarcasmo la società in cui vive. È l’Italia degli anni Sessanta, che spesso persone prive di memoria vagheggiano come un bel tempo andato, piena di millantatori, arrivisti, e volgari seduttori che frequentano il bel mondo del cinema e della pubblicità. Regista e sceneggiatori vincono il Nastro d’Argento, ma anche Ugo Tognazzi nei panni del vecchio attore disposto a tutto  merita il premio.

Le fate (1966) è un film collettivo girato da Luciano Salce, Mario Monicelli, Mauro Bolognini e Antonio Pietrangeli. Fata Marta è l’episodio realizzato da Pietrangeli, interpretato da Alberto Sordi, Capucine, Olga Villi, Gigi Ballista e Anthony Steel. Niente di eccezionale, come non è un capolavoro il film, fatto di storielle boccaccesche, avventura di corna, tradimenti e amanti. Fata Marta è uno degli episodi meglio riusciti, sceneggiato da Sonego e interpretato con la solita comicità esilarante da Sordi, racconta l’avventura erotica della moglie di un chirurgo con il suo autista dopo essersi ubriacata. Per fortuna che smaltita la sbornia dimentica tutto.  Il tenore degli altri episodi vira verso la nascente commedia sexy, anche se va citato l’ottimo Fata Sabina di Luciano Salce, sceneggiato da Ruggero Maccari e Luigi Magni, interpretato da Monica Vitti ed Enrico Maria Salerno. Il tema erotico è ben presente, perché troviamo un’autostoppista che dopo essere stata quasi violentata da due uomini continua a cercare nuove seduzioni. Fata Armenia di Mario Monicelli vede la bellissima Claudia Cradinale nei panni di una zingara imbrogliona che fa credere a un medico della mutua (Gastone Moschin) di essere una ragazza madre. Fata Elena di Mauro Bolognini punta sulla grazie di Raquel Welch, seducente amica di una moglie fedifraga che se la dice con un marito consenziente.

Come, quando, perché (1968) è l’ultimo tragico film di Antonio Pietrangeli, ultimato da Valerio Zurlini perché il regista muore annegato durante le riprese. Interpreti: Daniele Gaubert, Philippe Leroy, Horst Bucholz, Elsa Albani, Lilly Lembo, Liana Orfei e Colette Descombes. Si tratta di una commedia all’italiana pura e semplice sulla crisi del matrimonio e sui rapporti di coppia. Una moglie sposata con poca passione resiste alla corte di un pretendente, poi cede durante una vacanza in Sardegna, ma se ne pente e si chiede se deve confessare tutto al marito. Il film è ambientato tra le ricche famiglie torinesi, nel mondo neocapitalista italiano del dopo boom, ma è molto schematico, ben lontano dalle opere migliori del regista. Ai nostri fini sono importanti i numerosi accenni alle tematiche erotiche che saranno il sale della futura commedia sexy. Colette Descombes mette in atto un corteggiamento lesbico nei confronti di Daniele Gaubert che non va a buon fine. Philippe Leroy fa capire che ha una certa predilezione per la fellatio vista come componente erotica meno coinvolgente e più passiva nella quale l’uomo non deve trasmettere amore ma solo ottenere piacere. Il regista insiste molto sulla diseducazione sessuale avuta dal marito quando era giovane, forse in senso troppo moralistico. Tutto resta nei limiti del consentito, perché siamo in un film per tutti del 1969, ma i temi erotici sono accennati con sufficiente vigore. Il film è tratto da un romanzo di Martin Maurice ed è sceneggiato dal regista con la collaborazione di Tullio Pinelli. Tra gli interpreti segnaliamo il figlio del regista Paolo Pietrangeli – adesso cantautore e regista televisivo – in una rapida apparizione come visitatore di una mostra d’arte.

   Come, quando, perché si ricorda per la tragica scomparsa di Antonio Pietrangeli, regista in piena attività creativa che avrebbe ancora potuto dare molto al cinema italiano.


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Nico Parente

Autore: Nico Parente

Pubblicato il 23 ott 2013 alle 10:06 am

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