ANTONIO PIETRANGELI – L’EROTISMO ANNI SESSANTA

ANTONIO PIETRANGELI – L’EROTISMO ANNI SESSANTA

pietrangeli

Parte II

di Gordiano Lupi

Procediamo a una breve analisi sistematica delle pellicole di Antonio Pietrangeli, regista interessante che meriterebbe una trattazione ben più approfondita. Ci limiteremo a considerare il suo lavoro nell’ambito della protocommedia sexy e per le prime connotazioni di erotismo cinematografico.

Il suo primo film da regista è Il sole negli occhi (1953), interpretato da Irene Galter, Gabriele Ferzetti, Paolo Stoppa e Pina Bottin. Pietrangeli racconta una storia malinconica intrisa di riferimenti neorealisti costruita attorno al personaggio femminile di Irene Galtier, una ragazza di campagna che decide di trasferirsi a Roma per fare la domestica. Il canovaccio serve al regista per mostrare una serie di tipologie umane e sociali interessanti, dalla famiglia alto borghese, agli arricchiti, per finire con i piccolo borghesi che vivono al di sopra delle lo possibilità. La giovane campagnola non resiste alle tentazioni della vita cittadina, compie le sue esperienze da donna, viene sedotta e poi abbandonata, tenta il suicidio, ma alla fine mostra grande forza d’animo e decide di andare avanti per la sua strada. Una commedia amara, ben lontana dal neorealismo rosa, irreale e sdolcinato, ma ricca di interessanti riferimenti sociali e psicologici. La sceneggiatura è del regista che collabora con Lucio Battistrada, Ugo Pirro e Suso Cecchi d’Amico. Franco Zeffirelli è aiuto regista.

Amori di mezzo secolo (1953) è un lavoro collettivo girato insieme a Glauco Pellegrini, Pietro Germi, Mario Chiari e Roberto Rossellini. L’episodio di Antonio Pietrangeli è Girandola 1910, interpretato da Lea Padovani, Andrea Checchi, Umberto Melnati e Carlo Campanini, per raccontare le gesta di un medico che combina matrimoni. Gli altri episodi sono: L’amore romantico (Pellegrini), Guerra 1915 – 1918 (Germi), Dopoguerra 1920 (Chiari), Napoli 1943 (Rossellini). Il più riuscito risulta quello girato da Germi, ma anche Rosellini rispolvera il suo miglior neorealismo. Gli altri lavori – compreso quello di Pietrangeli – non rivestono particolare interesse ma sono piatti e senza nerbo. Il sesto episodio girato da Domenico Poalella non esce al cinema perché viene soppresso dalla censura.

   Lo scapolo (1955) è un film con protagonista Alberto Sordi, leggermente diverso dal solito perché Pietrangeli fa attenzione a non cadere neo soliti cliché e nel macchettistico, senza indugiare nella caricatura del personaggio, evitando farsa e grottesco. Ruoli femminili interessanti sono interpretati da Sandra Milo, Madeleine Fischer, Anna Maria Pancani, Abbe Lane, Elvira Tonelli, Pina Bottin, Maria Asquerino. Sordi è uno scapolo impenitente che seduce la hostess Sandra Milo (al debutto), la segretaria (Pancani) e molte altre donne, ma alla fine dimostra di aver paura della solitudine e riallaccia i rapporti con una vecchia fiamma (Fischer) che non si fida più di lui e non ne vuole proprio sapere. Molto bravo Sordi nella parte del mediocre, fanfarone, ipocrita e in fondo vigliacco, timoroso di invecchiare in solitudine, abbandonato da tutti. Ottima la sceneggiatura scritta dal regista con la collaborazione di Ruggero Maccari, Ettore Scola e Sandro Continenza. Molto bravi anche Nino Manfredi (l’amico che dovrebbe sposare la sorella di Sordi), Francesco Mulè, Attilio Martella (l’amico che si sposa e lascia solo lo scapolo) e Fernando Fernán Gomez.

   Souvenir d’Italie (1957) è interpretato da June Laverick, Isabelle Corey, Inge Schoener, Vittorio De Sica, Alberto Sordi, Massimo Girotti, Gabriele Ferzetti, Mario Carotenuto, Antonio Cifariello e Dario Fo. Siamo nel campo della pura commedia ma i riferimenti erotici si sprecano, perché le interpreti femminili sono autostoppiste straniere a caccia d’avventure nel nostro paese. Pietrangeli gira una gustosa commediola per ironizzare sul vitellone italiano, sceneggiata insieme a Dario Fo, Armando Crispino, Age e Scarpelli. Molto bravo Sordi nel ruolo del mantenuto da una vecchia signora che vorrebbe scappare insieme a una giovane autostoppista.

   Nata di marzo (1958) non è commedia di costume, ma un delicato ritratto femminile ambientato nel mondo della borghesia milanese, interpretato da Jacqueline Sassard, Gabriele Ferzetti, Mario Valdemarin, Tina De Mola, Gina Rovere ed Eraldo De Roma. Molto brava la Sassard nel ruolo della ragazza vivace e capricciosa – come vuole la tradizione per chi nasce di marzo – che sposa un architetto quarantenne (Ferzetti) ma la coppia si separa per la differenza di età e di mentalità. Si tratta di un film sull’esperienza matrimoniale raccontato per lunghi flashback, una storia d’amore mai sdolcinata e anticonvenzionale tra due persone diverse. Lieto fine che il regista subisce per un imput produttivo ma in fondo lo condivide, anche perché il personaggio femminile, indipendente e moderno, non ne esce indebolito visto che la riconciliazione avviene solo nell’ultima scena. Sceneggiatura di Age, Scarpelli, Scola, Maccari e Pietrangeli.

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Nico Parente

Autore: Nico Parente

Pubblicato il 12 ott 2013 alle 8:53 am

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