ANTONIO PIETRANGELI – L’erotismo anni Sessanta

ANTONIO PIETRANGELI – L’erotismo anni Sessanta

Antonio_Pietrangeli

 Parte I        

di Gordiano Lupi   

Antonio Pietrangeli (Roma, 1919 – Gaeta/Latina, 1968) è un regista -sceneggiatore che proviene da studi medici, ma preferisce dedicarsi al cinema dopo aver frequentato il Centro Sperimentale di Cinematografia. Impegnato come critico cinematografico, scrive sulle rivista Bianco & nero e Cinema pungenti articoli nei quali si batte per una nuova stagione di realismo nel cinema italiano. Pietrangeli si avvicina al cinema pratico assistendo Luchino Visconti durante le riprese di Ossessione (1943). Le sue prime sceneggiature sono scritte per Roberto Rossellini, Luchino Visconti, Pietro Germi e Alberto Lattuada. Scrive il commento per il documentario La nostra guerra (1945) di Alberto Lattuada, lavora con Antonio Blasetti per la sceneggiatura di Fabiola (1947) e ancora con Visconti (La terra trema, 1948). Molto attivo come aiuto regista tra la fine degli anni Quaranta e i primi anni Cinquanta, lo troviamo sui set di pellicole come Gioventù perduta (1947) di Pietro Germi, Amanti senza amore (1947) di Gianni Fanciolini, La sposa non può attendere (1949) di Gianni Fanciolini, Ultimo incontro (1951) di Gianni Fanciolini, Due mogli sono troppe (1951) di Mario Camerini, Europa ’51 (1952) di Roberto Rossellini, La tratta delle bianche (1952) di Luigi Comencini, I sette peccati capitali (1952) – film a episodi realizzato da Georges Lacombe, Eduardo De Filippo, Claude Autent-Lara, Carlo Rim, Yves Allégret, Roberto Rossellini e Jean Dréville -, La lupa (1953) di Alberto Lattuada, Rivalità (1953) di Giuliano Biagetti e Dov’è la libertà? (1954) di Roberto Rossellini.

Pietrangeli mostra subito un tratto d’autore interessato a costruire personaggi femminili, vera e propria costante nella sua cinematografia. Il cinema di Pietrangeli mette la donna in primo piano accendendo le luci della ribalta per raccontare ragazze capricciose (Nata di marzo, 1958) e prostitute in cerca di riscatto (Adua e le compagne, 1960). La commedia all’italiana è il suo naturale approdo anche se conferisce sempre alle sue opere un inconfondibile taglio d’autore. Basti vedere un insolito Sordi che il regista tiene a bada con il serioso intreccio de Lo scapolo (1955) e gli elementi surreali di cui è intriso Il magnifico cornuto (1964). Antonio Pietrangeli resta nella storia della commedia all’italiana di contenuto erotico per aver lanciato il personaggio seducente di Catherine Spaak ne La parmigiana (1963), ma anche per la stupenda interpretazione di Sandra Milo ne La visita (1963) e di un’inquietante Stefania Sandrelli, bellissima interprete de Io la conoscevo bene (1963).    I personaggi femminili di Pietrangeli non sono mai monodimensionali e fumettistici, interpretano una commedia ma non nascondono i problemi psicologici e sociali. Possono essere donne maliziose, provocanti, ingenue, persino umiliate, ma non sono mai superficiali e decorative, scelte solo per la loro bellezza. La donna di Pietrangeli è vittima e carnefice in una società contemporanea che sta cambiando rapidamente, in un’Italia che abbandona a passi rapidi il mondo contadino per industrializzarsi. Le commedie di Pietrangeli sono complesse e poco lineari, non godono di una narrazione fluida e scorrevole, ma sono frantumate e incerte come i tempi che la società italiana sta vivendo. Il regista riprende da diversi punti di vista il tema dell’emancipazione femminile per mettere in evidenza quanta strada resti ancora da fare. La sua bravura d’autore e il suo stile inconfondibile sta nella capacità di muoversi senza problemi usando registri comici, grotteschi, allegorici, parodistici e persino drammatici. I suoi personaggi femminili sembrano usciti dai romanzi di Guy de Maupassant, sono provinciali, medio borghesi, arricchiti, persone sconvolte dai nuovi modelli sociali che si adattano con difficoltà al cambiamento. Antonio Pietrangeli muore tragicamente, a soli quarantanove anni, annegando durante le riprese di Come, quando, perché (1968), terminato dal collega Valerio Zurlini.

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Nico Parente

Autore: Nico Parente

Pubblicato il 6 ott 2013 alle 11:36 pm

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