ANTROPOFAGUS – L’intervista

ANTROPOFAGUS – L’intervista

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Metalheads di tutta Italia, horns up per una delle band più devastanti e cult di casa nostra! Dopo un demo, un full dal titolo No Waste of Flesh e un mini intitolato Alive is good … dead is better!!, la band ligure nota in tutto il panorama underground con il nome ANTROPOFAGUS è tornata a mietere vittime e a sezionare cadaveri! Capitanati un tempo dal carismatico leader Argento (Spite Extreme Wing) per poi divenire un duo, seppur per una breve manciata di tempo, i Nostri sono di recente tornati alla ribalta con una nuova line up e un nuovo album, ma stavolta a indossare la fascia di capitano è il chitarrista compositore Meatgrinder! Francesco si è aperto ai nostri microfoni e noi abbiamo pensato di farvi i nostri auguri di Natale regalandovi quest’intervista esclusiva!! Fate incetta di antiemetici…che la riesumazione abbia inizio!!

- Da dove nacque l’idea di mettere in piedi una band estrema in un panorama, quale quello italiano, così restìo al metal estremo?

Da una compagnia di ragazzi  figli degli anni 80,che guardavano le band oltre oceano come qualcosa di inarrivabile e modelli da emulare,  paradossalmente il fatto che molti anni fa la scena Italiana ancora dovesse prendere pieno corpo rendeva la cosa molto più fresca piena di innovazioni e stimoli, le band estreme conosciute erano molto poche e non avendo il web dalla nostra parte a facilitare la comunicazione e la pubblicità  la scena appariva  sterile, nonostante ogni regione vantasse ragazzi che ascoltavano metal molto più che al giorno d’oggi, dove un ragazzo adolescente è sicuramente esposto più facilmente a icone differenti dal nostro Steve Harris, e quindi ogni città aveva in realtà molte band death metal.   Il sovraffollamento che si vive ad oggi  è figlio di una “vetrina” molto facile da raggiungere e nonostante renda le nuove band alla portata di tutti gioca un brutto scherzo, poiché  soffoca molto l’orecchio dell’ascoltatore e quindi le nuove leve fan molta più fatica a farsi notare.

- Scendiamo nel dettaglio: come nasce un pezzo degli Antropofagus? Quali sono le influenze maggiori sia nella stesura del testo che nella composizione musicale?

Semplicemente da una linea ritmica canticchiata e pensata nella mia testa, dove come un puzzle ogni giorno, quando sono in vena, aggiungo qualche parte o nuova idea, finché tutto non mi risulta lineare, naturale e spontaneo è difficile che prenda la chitarra in mano per far prendere corpo ai riff. Una volta stesa la linea si passa all’arrangiamento: è il lavoro più bello poiché lì ognuno mette del proprio spirito e la propria essenza.

- Immagino che sia le liriche che il nome della band siano state influenzate dal mondo dell’horror, come ti poni verso questa realtà e quali sono i tuoi artisti preferiti?

Esattamente dagli Horror anni ‘70’80 , non è un segreto che il nome Antropofagus sia stato preso dal famoso film Italiano. Non tutti sanno, invece, che il logo in realtà è una vagina… hehehe  Personalmente sono più orientato allo stile 80,90 quello degli Antropofagus attuali, quindi in primis dagli horror più moderni.  Non ho un artista preferito in questo campo.

- In tanti anni di attività, hai avuto la possibilità di suonare molto sia in Italia che all’estero. C’è un posto in particolare dove la proposta musicale estrema è meglio recepita?

In realtà ogni posto è a sé con i suoi pregi e i suoi difetti, all’interno della nostra penisola ci sono molte differenze a seconda del posto dove ti esibisci cambia tutto: organizzazione ,pubblico, cibo,  attitudine, ma questo è esattamente così anche all’estero, poiché ogni posto sia più grande che piccolo ha i suoi pro e contro, quindi alla fine ciò che meglio recepisco dal pubblico o dall’ambiente personalmente è proporzionale al mio stato di agio o disagio in cui mi trovo.

- Come reputi la scena estrema italiana, sia dal punto di vista delle band che degli eventi live?

Migliorata dal punto di vista tecnico e organizzativo, le cose ad oggi vengono fatte abbastanza bene ovunque, si è diventati più esigenti sia da sopra il palco ma anche da sotto, questo ha un buon impatto sul  musicista che tende a migliorarsi sapendo che non esiste quasi più mediocrità ma ha reso anche le cose molto più fredde e finte. Ci sono per fortuna palchi dove molte persone prendono coscienza dei propri limiti e questo spero che serva a far capire che comporre, creare e suonare non è “Pro tools”, ma è carne, anima e dita appiccicose di sudore. D’altra parte spero che il pubblico capisca anche che la naturalezza a volte è meglio di una sterile esibizione di tecnica dove si tende ad essere dei robot senza spina dorsale. Pogate un pò di più e cercate di non notare a tutti i costi il colpo fuori tempo o la nota suonata male, ci divertiremo sicuramente tutti di più.  Ho volutamente risposto alla tua domanda cercando di fare  una foto di quella che secondo me è l’attuale  scena Italiana, senza parlare di band o eventi singolarmente. Penso che si possa capir meglio come siamo messi.

- Della formazione originale resti solo tu, cosa ti ha spinto verso la ricerca di nuovi componenti per continuare questo percorso musicale?

Il non aver avuto disponibilità da parte dei vecchi membri, quindi ho cercato persone che potessero vivere all’interno della Band con la stessa passione e divertimento che ho io. Siamo amici prima che compagni di band, e se così non fosse gli Antropofagus non esisterebbero.

- Che differenze ci sono, se ci sono, tra i vecchi Antropofagus e i nuovi?

Sono persone totalmente diverse sia caratterialmente che musicalmente, mentre “Tecnicamente parlando” l’unico uguale sono io e infatti si sente … hehehe   Specialmente Davide e Jacopo hanno un approccio molto più professionale rispetto ai vecchi membri: sono anche figli di un’altra generazione, quindi è comprensibile. Io, Void e Rigel avevamo un approccio allo strumento quasi puramente istintivo ed elementare, nonostante riuscissimo a cavarcela per quei tempi, ma ad oggi sarebbe impensabile e infattibile presentarsi ad un livello quale era il nostro 12 anni fa.

- Parliamo di Architecture of Lust come nasce questo nuovo lavoro?

Ti dico solo una parola: Pura RABBIA! Tutto ciò che ho accumulato nel mio tempo di inattività è stato sparato fuori nel modo più violento che riuscissimo a fare.

- Da fan ti dico che dopo tanti anni No Waste of Flesh suona sempre devastante ed attuale, secondo te com’è possibile che ancora oggi quel lavoro sia fonte d’ispirazione per chi si avvicina alla musica estrema?

Perché quelle canzoni son nate con il cuore e non su un “guitar pro” e, come dicevo prima, senza pensar troppo allo stato attuale della tecnica e varie cornici. “Il cuore ha sempre ragione”, come dice una nota casa automobilistica. Era puro istinto. Architecture è nato con lo stesso istinto poiché io non so comporre in altro modo ed è per questo che io lo sento come un’ evoluzione del mio modo di suonare, trasportato dal 1999 al 2012, e così sarà per il prossimo disco!

- Ci parli degli impegni e dei progetti futuri della band?

Attualmente abbiamo fermato la maggior parte dei live, salvo qualche festival. Sono in fase compositiva, quindi, avrete presto nostre news

- Un tuo messaggio a quelle band che ruotano attorno al mondo della musica estrema?

Ragazzi, non dimenticate sempre l’umiltà, e un piccolo consiglio: non cercate di bruciare subito le tappe perché la gavetta è l’unica maestra che, a distanza di anni, vi farà fare la differenza sul palco.

 

Intervista a cura di Marco Furia

antro band francesco

 

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Nico Parente

Autore: Nico Parente

Pubblicato il 9 dic 2013 alle 5:22 pm

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