BAD BIOLOGY

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Bad Biology, ovvero quando il destino decide di unire due anime gemelle, che stando alle regole non avrebbero mai dovuto incontrarsi. No, non è un film romantico, ma ridotta ai minimi termini l’idea di base è questa. Solo che è l’idea di base di un film di Frank Henenlotter e le due anime gemelle sono due freak, con delle malattie sessuali molto particolari. E ovviamente il motivo per il quale non avrebbero dovuto incontrarsi è che il frutto di quell’amore è qualcosa di pericoloso, specie per il buon gusto e il senso della misura di un qualsiasi spettatore con un minimo di raziocinio.
I due protagonisti della storia d’amore ai tempi della pornografia sono Jennifer e Batz. Lei, Jennifer, è una fotografa piuttosto eccentrica a cui la natura le ha fatto un bello scherzo: le ha donato qualcosa come sette clitoridi (almeno sette sono quelli di cui lei è a conoscenza). E’ costantemente affamata di sesso e due ore dopo ogni rapporto sessuale partorisce un neonato deforme. Jennifer è una mantide, fotografa gli uomini con cui va a letto, li ammazza e poi svuota il loro frigorifero.
Batz, invece, ha un pene gigantesco dotato di vita e volontà proprie e per tenerlo a bada lo riempie di un mix di sostanze stupefacenti. E così oltre al problema di avere un coinquilino piuttosto molesto e perennemente arrapato nelle mutande, sì aggiunge anche quello della tossicodipendenza.

I due sembrano non doversi incontrare mai, ma un giorno Jennifer capita in casa di Batz per un servizio fotografico (nel quale fotografa delle modelle con una vagina al posto della faccia), e scopre per caso l’imbarazzante segreto di Batz.
La ragazza non può farsi sfuggire un’occasione del genere, ma quando torna a casa di Batz, al ragazzo è intanto fuggito via il pene (sì, avete letto bene), che strafatto di chissà quale mix di stupefacenti, si è staccato dal suo legittimo proprietario e se n’è andato in giro per il quartiere a violentare giovani e appetitose donne (e provocando loro orgasmi interminabili). La sequenza è fra le più esilaranti, con una messinscena improbabile in cui tutte le vittime del pene mutante si presentano allo spettatore negli atteggiamenti simili a quelli del film pornografici. Ma Jenniffer e il pene di Batz si incontreranno e metteranno al mondo una nuova specie.

Bad Biology
Henelotter con la sua devastante follia torna ad analizzare i rapporti malati, e lo fa una coerenza estetica che ci riporta indietro agli anni Ottanta, ai tempi d’oro del new horror.
Non diversamente da“Brain Damage” con la dipendenza dalle droghe e “Basket Case” con la morbosità dei rapporti famigliari, Henenlotter parte dalla pornografia e costruisce una storia in cui prendono corpo alcuni degli elementi che caratterizzano il fenomeno. Dalla dipendenza dalla pornografia a come questa abbia influito sulla cultura popolare (si veda ad esempio il discorso su John Holmes, fatto da dei ragazzini in un fast food), ma anche all’ossessione per il sesso e una certa visone distorta che produce sul pubblico. Tutti elementi che permettono al regista di ritornare alle sue origini e approfondire il tema della dipendenza, che è spesso presente nei i suoi film, ma anche quello a lui caro dell’exploitation.
Henenlotter sembra riprendere un discorso interrotto una quindicina di anni fa, (cioè a quando risaliva il suo ultimo lavoro) e per questo motivo sceglie un’estetica fatta di effetti speciali artigianali ricercatamente grezzi. Folli sono le soggettive del pene attentatore che trasforma tutti noi spettatori in “cazzoni” tossicodipendenti di sesso, ma interessanti sono anche quelli stranianti all’interno della vagina di Jennifer.Il risultato del film è un trionfo di cattivo gusto, sgradevolezza, ironia e autoironia.
Lo sguardo partecipe con cui vengono guardati i freak ci restituisce l’immagine di un’America di provincia malata, logora, il cui spirito sembra in lento disfacimento. Pare che in fondo nulla sia cambiato dai tempi di “Basket Case”.

Non un film per tutti i gusti, è ovvio, ma chi saprà lasciarsi andare potrebbe scoprire uno dei prodotti più interessanti del panorama horror del 2000.
Il film è stato prodotto dal rapper R.A. Thorburn detto The Rugged Man, e questo spiega la colonna sonora rap, oltre che le apparizioni di alcuni volti noti e meno noti del panorama hip hop underground americano.

Voto. 5/5. Perversamente geniale.

Edoardo Trevisani

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Autore: Edoardo Trevisani

Pubblicato il 22 giu 2016 alle 3:04 pm

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