Behemoth – The Satanist

Behemoth – The Satanist

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Band: Behemoth
Album: The Satanist
Etichetta: Nuclear Blast
Data di pubblicazione: 3 febbraio 2014 – Polonia; 4 febbraio 2014 – Nord America; 5 febbraio 2014 – Giappone; 7 febbraio 2014 – Europa;

“Mi ribello, dunque sono”.
E’ parafrasando uno degli assunti filosofici più famosi, ovvero il “cogito, ergo sum” cartesiano, che Nergal descrive sé stesso e la sua arte. Tentare di tenere ben separate la persona Adam Darski dalla sua controparte musicale Nergal può risultare fuorviante: l’una influenza l’altra, creando un’unione singolare che ha da sempre guidato lo sviluppo di quella sua creatura dal nome Behemoth. Così come l’essere mitologico della tradizione biblica dal quale i polacchi hanno preso il nome è stato identificato con svariate creature per tentare di dargli un volto riconoscibile, così la band, allo stesso modo, ha attraversato più fasi nel corso della sua storia iniziata nel lontano 1991. Una storia che, anche se incominciata un po’ in ritardo rispetto a tanti altri gruppi del periodo con già qualche pubblicazione alle spalle, non ha mai conosciuto veri e propri cali di qualità: dal battesimo in nero degli esordi prettamente black metal, per passare poi ad un intermezzo più ibrido dalle tinte black-death con “Pandemonic Incantations” che influenzerà pesantemente i successivi “Satanica” e “Thelema.6”, per giungere infine al sound che ha reso celebri i Behemoth nella scena estrema internazionale grazie alla triade discografica di “Demigod”, “The Apostasy” e “Evangelion”. Forti di un contratto con una major come la Nuclear Blast e con tutta una serie di episodi dal sapore di gossip a fare da corollario, nel volgere della prima decade del 2000 i Behemoth sono ormai una realtà musicale consolidata e il loro leader maximo, Nergal, una figura rispettata sia musicalmente che per il suo carisma.
Cos’ha da dire quindi la band oggi? A tentare di dare una risposta ci pensa l’ultima loro opera, “The Satanist”, disco che già dal titolo è una dichiarazione d’intenti. Intenti tutt’altro che scontati poiché qui l’obiettivo è l’affermazione della propria identità musicale (e, per Darski, personale), osservata però da un punto di vista differente. Alle soglie del 2014 il tempo per i Behemoth sembra aver subito una ritorsione su sé stesso, e, come l’Ouroboros, anche l’imponente animale biblico va alla ricerca del suo principio per poterne uscire rinato. Quel principio da recuperare è custodito nel passato della band: in particolare in “Pandemonic Incantations”, full-lenght del 1998 idolatrato (giustamente) dai fan della prima ora e messo sempre in secondo piano rispetto agli altri più famosi del gruppo. Come degli alchimisti, da quel bellissimo disco tutto da riscoprire, i Behemoth ne distillano l’essenza nera e profonda, intrinsecamente diabolica e luciferina, infondendola in “The Satanist” con tutte le altre caratteristiche del loro stile.
La musica che permea il disco sembra perfetta per una messa nera o qualche rito di tipo esoterico-satanista: non una semplice invocazione del demonio o al capro come fanno la maggior parte delle band estreme ma più l’espressione radicale ed estrema del proprio Io. Un Io che non ammette compromessi e che vuole sempre più conoscere e conoscersi, secondo quell’illuminante verso che Milton, nel suo Paradiso Perduto, ha messo in bocca a Lucifero, il più bello degli angeli: “Meglio regnare all’inferno che servire in paradiso”.
E quest’ultima fatica dei Behemoth regna sulle ultime uscite discografiche della band per personalità e carattere: ne abbiamo un primo assaggio da Blow your trumpets Gabriel, brano che da inizio alla cerimonia introducendoci nell’atmosfera fumosa e oscura con il suo nero incenso fatto di una prima parte più cadenzata ed esplodendo verso la fine. In “The Satanist” le classiche sfuriate behemottiane sono molto più contenute, e quando ci sono non sono mai la regola e la base sulla quale sviluppare i brani: andando avanti nell’ascolto si capisce che l’album ha un’anima più black metal che death. Prova ne sono per esempio Furor Divinus dove le chitarre utilizzano soluzioni tipicamente black, l’evocativa Messe Noir in cui Nergal, più che cantare, declama i suoi versi come se officiasse ad un rito e la ferocissima e più blackened thrash Ora Pro Nobis Lucifer. La messa nera dei Behemoth raggiunge però il suo apice con gli ultimi quattro brani, e in particolare con The Satanist e O Father O Satan O Sun! emblematici nel rappresentare la filosofia che muove l’intero disco e il pensiero di Nergal. La title-track risulta essere infatti il brano più interessante del disco poiché differente dal resto dei pezzi: si percepisce un’atmosfera quasi gotica grazie alle ritmiche più rallentate, ai semplici accordi di chitarra che accompagnano un evocativo arpeggio lungo tutto il pezzo e il basso in primo piano, che grazie al suo suono pesante e metallico amalgama il tutto rendendolo più oscuro ed impenetrabile. O Father O Satan O Sun! chiude trionfalmente il rito, con i cori e l’orchestra lungo tutta la sua durata su ritmiche marziali e cadenzate.
“The Satanist” non è quindi una mera e volgare riproposizione del passato: in quest’opera, la band ha voluto rievocare un certo tipo di atmosfera che, alla fin fine, ha sempre accompagnato il gruppo nella sua storia ma che è stata oscurata pesantemente in favore di alcuni tratti stilistici (come la brutalità delle ritmiche o il tecnicismo strumentale) a volte un po’ fini a sé stessi e che hanno rischiato di far scadere il gruppo nella noia.
“The Satanist” risulta interessante proprio perché riesce a proporre uno sguardo nuovo su ciò che i Behemoth sono stati un tempo: un’immagine che potrebbe spiazzare molto chi si era abituato ai dischi precedenti ma che può regalare tantissime soddisfazioni a chi si lascerà assorbire dalla sua aura nera come la pece.

Clicca QUI per ascoltare l’official lyric video di Ora Pro Nobis Lucifer

Tracklist:
1. Blow Your Trumpets Gabriel
2. Furor Divinus
3. Messe Noir
4. Ora Pro Nobis Lucifer
5. Amen
6. The Satanist
7. Ben Sahar
8. In The Absence Ov Light
9. O Father O Satan O Sun!

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Autore: Carlo Cantisani

Pubblicato il 13 giu 2014 alle 3:43 pm

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