Blood on Méliès Moon – la recensione

Blood on Méliès Moon – la recensione

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Un film per amici e tra amici quello diretto e interpretato da Luigi Cozzi, del quale attualmente sono disponibili i primi 50 minuti. Il regista di Star Crash e Contamination sembra voler, con questo nuovo lavoro autobiografico totalmente low budget e girato in maniera semi amatoriale, ripercorrere alla veneranda età di 70 anni le sue glorie passate, contrassegnate da amicizie importanti in ambito fantascientifico e horror come quella stretta con Dario Argento, la famiglia Bava, interpreti dei film storici del maestro del brivido italiano (Barbara Magnolfi, ad esempio) e con i suoi compagni di penna (Antonio Tentori, Paolo Zelati, Manlio Gomarasca..). Le location sono dei rimandi alla sfera professionale e personale di Cozzi, che non perde occasione  per citare i suoi titoli passati o per muoversi e girare sequenze nella sue due dimore: la casa e lo store che ormai da anni gestisce, Profondo Rosso. La trama è simpatica ed esile, ma Cozzi non sembra in realtà voler dar vita a un vero e proprio copione quanto a un lungometraggio grottesco, a tratti comico, che ripercorre, anziché su carta in versione digitale, la sua vita.   Non vengono infatti neppure meno i legami sentimentali: presente nel film anche la moglie di Cozzi nel suo stesso ruolo.

La storia ci dice che in Francia, nel 1890, l’inventore Louis Le Prince, dopo aver brevettato una macchina per filmare le immagini in movimento e proiettarle in grande su uno schermo, è scomparso in circostanze misteriose. Enigma: cos’è successo a quel Louis Le Prince? E dove sono finiti lui e la sua invenzione brevettata? Fino a oggi questo mistero (assolutamente autentico) è rimasto irrisolto.

I camei si sprecano dunque in quello che Cozzi ha presentato come il suo ‘ritorno’, autodefinendosi l’Ed Wood italiano. La prova degli attori non è da prendere in considerazione in quanto a recitare sono volti protagonisti del cinema italiano di genere nel loro stesso ruolo, eccezion fatta per la bella Magnolfi che, nonostante gli anni trascorsi dalla memorabile prova in Suspiria, si presenta ancora brava e attraente come un tempo. I piccoli effetti speciali sono gradevoli, ma adatti appunto a un lavoro realizzato senza pretese e che certamente non vedremo mai sul grande schermo. Le musiche, a cura di Simone Martino, sono un elemento interessante del lavoro di Cozzi che, a detta dello stesso, si svolgerà, oltre che a Roma, anche a Parigi. Restiamo dunque in attesa dei restanti minuti (il film ad oggi è incompleto e attualmente in lavorazione) e salutiamo con nostalgia i gloriosi lavori di un tempo del nostro cinema di genere.

 

Nico Parente

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Nico Parente

Autore: Nico Parente

Pubblicato il 21 mar 2016 alle 10:18 am

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