BUIO ROSSO. IL CINEMA THRILLER NEI RACCONTI DI ROBERTO RICCI

BUIO ROSSO. IL CINEMA THRILLER NEI RACCONTI DI ROBERTO RICCI

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Soprannominato il barbiere del brivido, Roberto Ricci risiede ad Ancona, dove svolge la professione di parrucchiere, ma coltiva la passione per la scrittura. Il suo ultimo libro, Buio Rosso, è una raccolta di dieci racconti thriller in cui spesso si insinuano le sfumature dell’horror. L’influenza più sensibile e dichiarata è quella del cinema di paura italiano degli anni 70 – 80. E proprio il cinema è un elemento fortemente presente nel libro, come ad esempio nel racconto Il Leader, dove i cognomi dei protagonisti sono quelli dei registi del cinema horror italiano, o in Specchi infranti, il più sostanzioso dei racconti, in cui un famoso regista horror è perseguitato da un maniaco assassino durante le riprese del suo nuovo film.

Tra le storie spicca Il Cappotto, con il quale Roberto Ricci ha vinto il Premio racconti nella rete (legato al Festival letterario Luccautori) nel 2012, che narra la storia di un uomo che scambia al ristorante il suo cappotto con quello di un maniaco assassino. Decide di nascondersi per vederlo uscire e scoprire la sua identità. Il cappotto è diventato un cortometraggio ambientato a Lucca e girato da Giuseppe Fiorito, visionabile gratuitamente su youtube.

Anche il giallo Guanti Neri, in cui un misterioso serial killer semina il terrore in una cittadina di provincia, è divenuto un cortometraggio, diretto da Federico Tadolini, reperibile di DVD. Dunque il cinema si fonde con la narrazione e con la storia materiale del libro di Roberto Ricci e anche in altri racconti è rintracciabile l’influsso violento dei noir dei tempi d’oro del cinema di paura italiano, come accade ad esempio in Il Male ha il sonno leggero dove un feroce assassino si nasconde tra i partecipanti a una seduta spiritica, o in L’inquietante nottambulo, dove la protagonista è convinta che il suo vicino sia il maniaco omicida che sta uccidendo giovani donne in città, e così via i racconti si sussegguno lungo un’agghiacciante scia di sangue.

Buio Rosso è un onesto libro di genere, che vuole omaggiare il cinema thriller italiano, riproponendo elementi classici del film alla Dario Argento, ma il rischio è quello di situazioni stereotipate (e da tempo) che rischiano di apparire un po’ fini a se stesse nei casi in cui il meccanismo della suspense non regge o lo stile cede alla mancanza di fantasia.

Nel complesso un libro godibile, non esaltante.

Edoardo Trevisani

 

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Autore: Edoardo Trevisani

Pubblicato il 6 gen 2015 alle 7:06 pm

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