CARRIE – Lo sguardo di Satana (2014)

CARRIE – Lo sguardo di Satana (2014)

Carrie-2013

Carrie White è una ragazzina introversa, chiusa, non ha amici e vive nell’ombra della terribile madre, una donna ossessionata dalla morale cattolica. Gli anni per Carrie passano e sta diventando una donna. Le sue prime mestruazioni la terrorizzano, crede di morire dissanguata e non comprende cosa stia succedendo al suo corpo. La madre getta Carrie nello sconforto reputandola una peccatrice per quanto accadutole. Lei, fondamentalista cristiana, punisce la figlia (dalla stessa considerata un segno del peccato e ritenuta un “cancro”) rinchiudendola in un ripostiglio cosparso di iconografie e oggetti sacri e costringendola a pregare per i suoi peccati. Carrie scopre di essere dotata di poteri psichici che le consentono di spostare gli oggetti con la forza del pensiero. La ragazzina, oggetto di scherno dell’intero college, ricorrerà a questa sua capacità per scatenare la sua potente ira contro i compagni e anche la madre.  

 “Carrie” (1973), romanzo scritto dal maestro del brivido letterario Stephen King, venne in un primo momento cestinato dallo scrittore e poi grazie all’astuta moglie, Tabitha Spruce, giunto sugli scaffali di tutte le librerie. “Carrie – Lo sguardo di Satana” sarebbe dovuto essere una pubblicazione a puntate su una rivista dell’epoca, ma il materiale era ampio e l’autore decise di renderlo un romanzo. Nel 1974 “Carrie” diviene un fenomeno editoriale come pochi. Ma non solo. Difatti è il 1976 quando il regista Brian De Palma dirige la pellicola ispirata al romanzo. Il successo di “Carrie” giunge sino ai giorni nostri e, nel 1999, arriva il sequel “Carrie 2: La furia” e nel 2002 un remake per la tv.  Ora imperversa nelle sale il remake firmato Kimberly Peirce. Perché proporre nel 2014 un remake di un capolavoro quale “Carrie”? Siamo nell’era dei remake, vero, e ne abbiam viste di tutti i colori, ma toccare certi titoli al giorno d’oggi può risultare davvero un’arma a doppio taglio. Eppure stavolta non sembra essersi rivelato un colpo andato male. Il remake in questione, infatti,  è uno di quei film che si lasciano guardare e fanno rivivere allo spettatore (dal più nostalgico a quello che non ha mai letto o visto il primo “Carrie”)momenti intensi, che il cinema di oggi difficilmente riesce a regalare.  Kimberly Peirce (“Boys don’t cry”), strizza particolarmente l’occhio all’opera di De Palma tralasciando la versione cartacea, ma questo non è un male se il risultato è comunque dei migliori. Certamente, soprattutto sul finale, l’avanzata tecnologia ha preso il sopravvento, rendendo il tutto molto avvincente. Il riadattamento ai giorni nostri viene palesato attraverso il ricorso allo smartphone, a internet e alla multimedialità in generale. Forse questo funziona ancor più. Risulta, difatti, un punto a favore del remake il voler presentare una ragazzina che, nel 2014, non è munita di cellulare, non sa utilizzare il pc e resta ignara della perfidia delle sue compagne di poter far circolare in rete il video che la vede umiliata e derisa dalle altre. Tutti elementi questi che rivestiranno dei ruoli importanti all’interno della pellicola. Stavolta la vicenda volge lo sguardo tutto al femminile:  a partire dall’atto della nascita, passando per lo sviluppo del corpo della ragazzina, sino alla gravidanza della bella Sue Snell, toccando ovviamente il personaggio di Chris e della professoressa di ginnastica. Magistrale la sequenza iniziale che vede l’affascinante, quanto inquietante, Julianne Moore tentare di uccidere la figlia appena partorita con un paio di forbici che andranno a fermarsi a pochi millimetri dall’occhio della piccola, scena poi ripresa nel finale. Non bella ma neppure brutta, la bravissima Chloe Grace Moretz è perfettamente calata nel suo ruolo. La sceneggiatura, curata da Roberto Aguirre-Sacasa e Lawrence D. Cohen, è davvero ottima e anche le musiche di Marco Beltrami rendono bene.  “Carrie” è dunque sì un remake, ma capace di coinvolgere alla perfezione il giovane pubblico, accostandolo con facilità all’opera letteraria e al lavoro di De Palma. E non è poco. La furia di Carrie è davvero impressionante, ma ciò che realmente desta subbuglio e crea tensione nello spettatore è il clima che si respira in casa White. La figura materna è davvero raccapricciante (e qui la regista ha colto l’obiettivo!) , tale da sembrare, a tratti, una presenza malvagia e misteriosa. Molto credibili anche Gabriella Wilde nel ruolo di Sue, toccante al punto giusto, e  Portia Doubleday nel ruolo della perfida Chris. Come sempre, l’atmosfera del ballo di fine anno lascia presagire a un teen movie, ma “Carrie” il remake va ben oltre, confinando il termine teen solo nella giovane età delle protagoniste. “Carrie” tocca nel profondo, colpisce sotto la cintura ed è una visione assolutamente consigliata.

Nico Parente

Potrebbero interessarti anche...

Nico Parente

Autore: Nico Parente

Pubblicato il 24 gen 2014 alle 7:09 pm

Lascia un commento su "CARRIE – Lo sguardo di Satana (2014)"