Che fine ha fatto Baby Jane?

Che fine ha fatto Baby Jane?

Avete presente quei bambini prodigio che hanno conquistato milioni di persone con le loro esibizioni? Tipo Shirley Temple per fare l’esempio più lampante. Bene, vi siete mai chiesti che fine abbiano fatto? Alcuni di loro hanno continuato la loro carriera d’attori, altri invece sono finiti nel dimenticatoio.

Niente di grave, penserete, se ne saranno fatti una ragione da tempo. Bhè, allora se la pensate così, vuol dire che ancora non avete visto quel capolavoro granguignolesco che è Che fine ha fatto Baby Jane?di Robert Aldrich del 1962.

L’impareggiabile Bette Davis interpreta Jane, un’ex bambina prodigio ormai anziana e sfatta che vive con la sorella Blanche (Joan Crawford) talentuosa attrice costretta sulla sedia a rotelle dopo un incidente. Jane, ancora invidiosa della sorella, la costringe a vivere nel terrore quotidiano fatto di umiliazioni e raccapriccianti dispetti, vittima lei stessa del rancore e di una vita sul viale del tramonto che non è stata all’altezza dei suoi primi successi. Quando, appunto era Baby Jane, un’adorabile bambina che si esibiva con il papà e che veniva idolatrata da tutti, stellina di un’industria, quella cinematografica, che poi le ha sbattuto la porta in faccia quando, diventata una donna, si è accorta che non valeva più niente.

Il terrore non è abitato solo da fantasmi, vampiri o assassini con la motosega: ma può tramutarsi nella frustrazione e nel dolore di chi ha sprecato una vita. Il successo come parabola discendente e come inguaribile ossessione.

Bette Davis con la sua mostruosa maschera, imbellettata come uno spaventoso pagliaccio che It a confronto sembra un tenero peluche, è terrificante nella pazzia che interpreta. Delirante quando pensa di essere ancora una bambina con tutta la vita d’avanti e poi scopre nello specchio che non c’è più posto per lei nel mondo, con le sue rughe, con i suoi anni.

Come nel Grand Guignol, quanto di più spaventoso viene messo in scena: la follia, la malattia mentale che può portare alle estreme conseguenze. Da parte di chi poi ci è più vicino, come una sorella, dalla quale non possiamo difenderci e che giorno dopo giorno instilla in noi l’insopportabile paura che qualcosa di spaventoso può accaderci per mano sua, incapace di rassegnarsi ad un destino segnato. Come in Viale del tramonto di Billy Wilder in cui Gloria Swanson, diva dei tempi andati, arriva anche ad uccidere per il suo sogno e nel finale ci regala un’indimenticabile performance di delirio inquietante e patetico.

Attenti ai piccoli divi e alle grandi star: un giorno potrebbero diventare il vostro incubo.

 

Caterina Sabato

 

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Caterina Sabato

Autore: Caterina Sabato

Pubblicato il 3 dic 2013 alle 7:14 pm

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