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CHERNOBYL DIARIES – La mutazione

Un gruppo di giovani turisti americani in cerca di forti emozioni si reca, dopo aver esplorato diverse città europee, nel grigio Est dove vive il fratello di uno di loro. In questa parte del mondo non certo famosa per le grandi attrazioni, i nostri decidono di cercare un po’ d’avventura recandosi in visita a Pripjat, città ucraina resa deserta dall’esplosione della centrale atomica di Chernobyl (1986). A far loro da guida un soldato del posto, Yuri. Allontanati in un primo momento dall’esercito che vigila la città fantasma, il gruppo non si arrende all’idea intrufolandosi nella radioattiva location a bordo di un vecchio furgone. Dopo una prima veloce escursione durante la quale verranno terrorizzati da un gigantesco orso bruno, i nostri cercheranno di allontanarsi dal posto, ma il loro mezzo li abbandonerà…

Certo, se cercate una ventata d’aria fresca e d’originalità questo non è il film che fa al caso vostro! La pellicola diretta da Brad Parker, interpretata da  Devin Kelley, Jonathan Sadowski, Olivia Dudley, Jesse McCartney, Nathan Phillips e altri ancora, e prodotta da Oren Peli (Paranormal Activity), uscita nel 2012 per Alcon Entertainment e FilmNation, parte infatti come innumerevoli altre e mescola al suo interno qualche piccola nota originale, ma che di certo non mette in risalto il lavoro nel complesso. Ormai, ritrovarsi ancora alle prese con mezzi di trasporto andati in panne nel mezzo del pericolo può contribuire a divenire il tasto dolente di un’opera che, seppur parte bene e progressivamente contribuisce a far salire nello spettatore ansia e adrenalina, può risultare di per sé scontata e poco originale. Se poi il film in questione è uno zombie movie, la situazione è ancor più delicata. Peccato, perché la sceneggiatura, scritta a sei mani da Oren Peli, Carey Van Dyke e Shane Van Dyke, presenta tratti elevati di tensione, buona tecnica e suspence e la regia è ottima. Molto ben riusciti anche gli effetti gore e merita un plauso anche la forte denuncia nei confronti di un disastro ambientale rimasto (fortunatamente) unico nella storia mondiale. Dopo una lucente e solare prima parte, veniamo introdotti in un’escalation di buio e ambienti cupi all’interno dei quali vediamo muoversi strani esseri poco identificabili, ma famelici e sanguinari. Non mancano i riferimenti a lavori quali Hostel di Eli Roth e         Le colline hanno gli occhi, seppur con le dovute e sostanziali differenze. Nel complesso, Chernobyl Diaries strizza l’occhio al panorama zombesco, ma non esclude le contaminazioni thriller o quelle tipiche delle ghost-story. Buona la recitazione e le musiche contribuiscono a rendere “ad hoc” le varie fasi del film. Una pellicola che, tuttavia, si lascia guardare e scorre, ma che poco aggiunge al già vasto panorama dei non – morti e dell’orrore in generale. Un’occasione che poteva essere sfruttata meglio!

Nico Parente

 

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