CIAO, TOMAS

CIAO, TOMAS

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Si è spento ieri, all’età di 84 anni, nella sua casa a Miami Tomas Milian, lontano dalla sua Roma che amava e nella quale era tornato poco tempo fa in occasione della Festa del cinema. L’annuncio della sua dipartita non poteva che provocare un’infinita tristezza in tutti i suoi fan che ovviamente lo ricordano per i ruoli del commissario Giraldi e del Monnezza. Ma Tomas Milian, nome d’arte di Tomás Quintín Rodríguez Milián, nato a L’Avana il 3 marzo 1933, nella sua carriera ha lavorato con tantissimi registi interpretando ruoli diversi e dando prova della sua abilità di attore. Fuggito da Cuba dopo aver assistito appena dodicenne al suicidio del padre, generale dell’esercito, le varie vicissitudini lo condussero in Italia dove lavorò prima in teatro per Zeffirelli e poi esordendo al cinema nel film “La notte Brava” (1959) di Bolongini, al quale seguirono tra gli altri “I delfini” (1960) di Maselli, “L’imprevisto” (1961) di Lattuada, “Un giorno da leoni” (1961) di Nanni Loy e l’episodio di “Boccaccio ‘70” (1962) dal titolo il “Lavoro”, diretto da Luchino Visconti.

Bello, furbo, affascinante e dotato di senso dell’umorismo, ma anche capace di dare ai suoi personaggi autentiche sfumature drammatiche di uomo che ha conosciuto le difficoltà della vita, Milian negli anni Settanta decide di misurarsi con il cinema di genere recitando nei western di Sollima “La resa dei conti” e “Corri, uomo, corri”, dove interpreta il bandito Cuchillo, e“Vamos a matar, companeros” di Corbucci, e poi nei poliziesco “Banditi a Milano” di Lizzani. Sarà proprio il genere del poliziesco, da noi declinato in “poliziottesco” a dare a Milian la sua maschera più popolare, ovvero quella del ladro Sergio Marrazzi detto ‘Er monnezza’, personaggio che interpreta nel film del 1976 “Il trucido e lo sbirro” di Umberto Lenzi. Da lì in avanti Tomas fa suo il personaggio fino a tramutarlo nel commissario Nico Giraldi, protagonista di una lunga serie di film diretti da Bruno Corbucci e nella quale era spesso affiancato dal suo vecchio amico Bombolo. Titoli come “Squadra antifurto”, “Delitto a Porta Romana”, “Squadra antimafia” e “Delitto in formula uno” hanno segnato un’epoca e sono diventati un vero e proprio fenomeno cinematografico in bilico tra i film americani alla “Serpico” e il poliziesco italiano che assorbiva temi politici e spaccati sociali di un paese attraversato dalla piccola criminalità e dalla grande corruzione. Giraldi, insomma è un Bogart in salsa romana, uomo dai modi rudi ma dai buoni sentimenti e dal ceffone facile. Un duro di altri tempi, che non tollera l’ingiustizia e non sopporta i (pre)potenti e che non viene a patti con nessuno pur di compiere il suo ideale di giustizia. Giustizia poi che in fondo non è che un piccolo compromesso per poter tirare avanti in un mondo amaro. Con i suoi modi di fare strafottenti, il suo linguaggio irriverente il commissario Giraldi non era solo il nemico dei criminali, ma era il nemico del grigiore burocratico, della compostezza istituzionale e del buongusto borghese.

Una carriera lunga cinque decenni, quella di Tomas Milian, che lo ha portato a girare il mondo e a lavorare con Oliver Stone, Steven Soderbergh, Abel Ferrara, Tony Scott e che forse in Italia non abbiamo mai troppo considerato come si deve. Un giorno dovremo fare i conti con la sua statura di attore che forse, come è capitato a tanti prima di lui, è rimasta prigioniera di una maschera.

Con Tomas se ne va l’ultimo testimone di quel cinema italiano pieno di fermento e di inventiva, con la sua carriera in bilico tra cinema popolare e cinema d’autore, ci ha forse lasciato l’insegnamento più importante, ovvero di quanto siano inutili e stupide le etichette, le classificazioni in generi e sottogeneri, perché in realtà chi ama il cinema sa fare di ogni film un’avventura.

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Autore: Edoardo Trevisani

Pubblicato il 23 mar 2017 alle 10:53 pm

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