CONTAGIOUS – la recensione

CONTAGIOUS – la recensione

Contagious-Epidemia-mortale-650x330

Diretto dal bravo Henry Hobson, Maggie (in Italia giunto sotto il titolo Contagious) è un drammatico a tinte horror che sveste il celebre Arnold Schwarzenegger dei soliti panni da action man per fargli ricoprire il ruolo di agricoltore, padre di famiglia, costretto a vivere il dramma della giovanissima figlia Maggie, contagiata durante l’epidemia zombie abbattutasi sull’intero Paese. 

Wade Vogel è alla disperata ricerca della figlia Maggie, contagiata. Ritrovata la ragazza, Wade la riporta a casa dove ad attenderla vi è la matrigna Caroline e i suoi due figli. Wade ha perso la moglie anni prima e pur consapevole della sorte che spetta alla figlia Maggie non è deciso a consegnarla alle autorità per far sì che la ragazza venga messa in quarantena. Con il progredire del virus però Caroline (Joely Richardson) decide di allontanarsi assieme ai suoi due figli, lasciando Wade in compagnia di Maggie sino all’ultimo istante.

Scritto da John Scott 3, Contagious è un film che addentra lo spettatore in un dramma famigliare straziante e che non conosce intervalli. Con il progredire della malattia di Maggie, interpretata da una bravissima Abigail Breslin, il dolore del protagonista Wade Vogel (Schwarzenegger) cresce e ci accompagna in un girone dantesco dal quale egli e la figlia emergeranno soltanto ricorrendo alla soluzione estrema. Toccante la scelta che vede il padre dover decidere le modalità di eliminazione della figlia. Contagious è un film che all’horror deve poco, strizzando più l’occhio al thriller drammatico e richiamando alla mente, a tratti, un grande capolavoro del passato come L’Esorcista (1973). Il forte legame padre – figlia, infatti, ricorda tanto quell’indissolubile affetto tra Regan e la madre, disposta a non arrendersi all’idea della figlia posseduta, pronta a coprire anche le sue azioni più efferate e a proteggerla sino all’ultimo istante. Come nel capolavoro di Friedkin, anche in Contagious assistiamo a una incessante trasformazione della ragazzina e alla sua duplice e combattuta identità. Maggie, con l’avanzare della sua malattia, sarà tentata di divorare il padre, avvertirà l’odore della carne umana, eppure non farà mai del male alla persona che l’ha protetta, anche con la forza, da un destino tragico. Anche il finale si avvicina alla pellicola di Friedkin, con il suicidio di Maggie lanciatasi dal tetto della sua casa. Ne L’Esorcista a sacrificarsi per la ragazzina era Damien Karras, certo, ma il suicidio come atto sacrificale rimane una scelta stilistica comune alle due pellicole. I momenti prettamente orrorifici in Maggie sono davvero pochi, ma questo non guasta. Gli effetti speciali realizzati da Edward Joubert non fanno leva sul digitale (fortunatamente) e si presentano come fortemente realistici. La bellissima fotografia, dai toni cupi e malinconici, a cura di Lukas Ettlin si adatta perfettamente allo script incutendo nello spettatore quel senso di angoscia e tristezza che uno zombie movie, ma soprattutto un drammatico dovrebbe sempre riuscire a fare. L’interpretazione è magistrale e Schwarzenegger, qui al suo secondo horror dopo il satanic-movie Giorni Contati (1999), si rivela assolutamente adatto al suo ruolo. Nelle poche sequenze in cui Maggie si mostra sorridente e felice, non  vengono mai meno le atmosfere cupe e tristi, grigie, che ci fanno vivere in prima persona lo strazio di una ragazzina consapevole del suo destino crudele e di un  padre non disposto ad arrendersi all’idea di dover perdere ciò a cui più tiene: sua figlia.  Le location e la scenografia, assolutamente in sintonia con il resto della pellicola, sembrerebbero invece rifarsi all’immaginario apocalittico della celebre serie tv The Walking Dead. Ma i riferimenti alla serie basata sul fumetto di Robert Kirman non si limitano agli spazi utilizzati (fattorie, boschi, strade desolate, ospedali). La serie tv trasmessa in Italia in esclusiva su Sky infatti, proprio come in Maggie, fa dello zombie soltanto una figura di contorno, addentrando lo spettatore nel più atavico degli istinti umani attraverso un viaggio nel subconscio dei protagonisti, a tratti più temibili e paurosi degli stessi zombie. Nel complesso Maggie, complici anche le bellissime musiche di David Wingo, si presenta come un drammatico strappalacrime, capace di distinguersi dalle centinaia di produzioni che negli ultimi anni vedono lo zombie protagonista. Assolutamente da non perdere!

Nico Parente

Potrebbero interessarti anche...

Nico Parente

Autore: Nico Parente

Pubblicato il 3 lug 2015 alle 10:27 am

Lascia un commento su "CONTAGIOUS – la recensione"