Death Sentence (2007)

Death Sentence (2007)

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Che James Wan sia uno dei migliori registi al momento in circolazione è un dato di fatto. Con il suo Saw (2004), il nostro ha dato prova di possedere, infatti, eccellenti doti tecniche e originalità da vendere. Ma il film in questione merita un riconoscimento particolare: con Death Sentence (2007), Wan rivela di non essere un regista da confinare esclusivamente entro i parametri horror e thriller, pur essendo la pellicola analizzata contaminata di elementi appartenenti ai generi appena citati. Adattamento del romanzo di Brian Garfield, Death Sentence vanta un cast eccellente, dove spiccano i grandi Kevin Bacon e Garret Hedlund, qui eterni rivali, coadiuvati da John Goodman, Kelly Preston e Aisha Tyler.

Nick Hume ha un buon lavoro e vive in allegria con la sua famiglia, composta da moglie e due figli. Una notte assiste all’uccisione del suo pargolo prediletto e da quel momento la sua vita è destinata a cambiare. Fortemente shockato, Nick si convince che un uomo debba far tutto, anche ciò che di più estremo possa esserci, per difendere ciò che è proprio. Nick (Bacon) diviene quindi un uomo pronto a sfidare una terribile banda criminale capitanata dal bravissimo nel suo ruolo Garret Hedlund. Ciò costerà caro al sig. Hume, che alla fine indosserà gli stessi panni del suo acerrimo nemico.

Un film avvincente e che non lascia tregua. Una crime story sanguinaria e spietata che racchiude in sé tutti i riferimenti della miglior scuola thriller. Un cast esplosivo che ovviamente rende giustizia all’autore del libro, interpretando in maniera eccellente i personaggi. Bacon ci fa vivere la sua sofferenza facendoci perfettamente immedesimare nel ruolo di un padre disperato per aver assistito all’uccisione del figlio, sacrificato solo per un’iniziazione alla carriera criminale di un giovane teppista. Non riscattato nelle aule di tribunale, Nick Hume decide quindi di farsi giustizia da solo, e a modo suo. Un film che denuncia il costante declino della Giustizia, la corruzione delle forze dell’ordine, il caos che regna sovrano nelle metropoli americane. Cose già viste e riviste, vero. Già il fantascientifico Robocop (1987) trattava tutto questo, cercando di riscattare la richiesta disperata di sicurezza ed ordine da parte degli onesti cittadini facendo riversare per strada un cyborg capace di annientare il crimine in nome dell’ordine pubblico totale, della difesa degli innocenti e del rispetto della legge. Ma Wan ci catapulta in un’altra realtà: qui a farne le spese è un padre che vede nella sua famiglia l’intero senso della sua vita, distrutta improvvisamente. L’unico modo per sentirsi ripagato è dar sfogo alla sua vendetta, facendo esplodere quel lato oscuro sino ad allora represso dalla sua vita agiata. Il sangue scorre a fiumi. Wan è crudele ed efferato, come nel suo stile, e si prolunga nelle scene di violenza. Complici di un’ottima resa anche le belle musiche composte da Charlie Clouser e la sceneggiatura scritta da Ian Jeffers, assieme al montaggio serrato e all’eccellente fotografia curata da Andrea V. Rossotto. Un film che valorizza James Wan come regista e che certamente, pur non aggiungendo molto al genere, rimane degno di nota.

Nico Parente

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Nico Parente

Autore: Nico Parente

Pubblicato il 3 lug 2014 alle 9:58 pm

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