Django (1966) contro Django (2012), il duello tra Tarantino e Corbucci

Django (1966) contro Django (2012), il duello tra Tarantino e Corbucci

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Era il 1966 e Sergio Corbucci con l’aiuto di Piero Vivarelli creano il personaggio di Django, il pistolero impersonato da Franco Nero spietato e umile allo stesso tempo. Il nostro protagonista (come dice in un intervista Piero Vivarelli) è nato, per quanto riguarda l’aspetto grazie ad un fumetto western americano visto in un edicola, mentre il nome Django appunto, nasce da alcuni dischi del chitarrista jazz Django Reinhardt che Vivarelli aveva prestato a Corbucci. Il film è una miscela di sangue e violenza con alcuni risvolti ed escamotage sociali ben curati, come la testa nel fango del Maggiore Jackson nel fango o i cappucci rossi utilizzati per non far prendere il sole in Django_Franco_Nero-1024x619faccia agli sgherri del Maggiore. Nel film del 1966 tutto funziona, è un gran bel prodotto commerciale ben sviluppato, ricco di colpi di scena e di trovate geniali come la bara che Django porta con se con dentro una mitragliatrice gatling. La trama oltretutto è bella ed avvincente, un soldato che finita la guerra di secessione va in una città quasi fantasma piena di fango con la sua “compagna” Maria (conosciuta nei primi minuti del film), da qui in poi il film si sviluppa con “gigantesche” uccisioni, tagli di orecchi, botte e adrenalina allo stato puro, il tutto condito in salsa western. I questa città regna il razzismo altro non è che il tema portante del film, portato da Corbucci e Vivarelli con un’astuzia interessante rendendolo anti-western e facendolo “esplodere” in maniera uniforme. Dopo sequel scadenti come “Django spara per primo” o “Django 2 – Il grande ritorno”,  Tarantino torna con una sua personale visione di Django. Qui il regista riprende il tema del razzismo già citato da Corbucci e mette allo spettatore di fronte ad un cinema però totalmente diverso. Cinismo, violenza e pallottole anche qui non mancano ma Tarantino cerca di dare allo spettatore qualcosa di più divertente a autoriale, mette in scena il suo cinema “citazionistico” a lui caro come ad esempio la morte di Calvin Candle con il fiotto di sangue sul fiore ripresa al film “Il mercenario” dello stesso Corbucci o la scena delle frustate ripresa quasi fedelmente al film di Lucio Fulci “Le colt cantarono la morte e fu… Tempo di massacro”.

DJAAANGONon mancano le musiche di Morricone, Bacalov e Riz Ortolani ma purtroppo pur essendo un film ben mixato sia di musica che di regia, il film ha delle forzature sceneggiatoriali belle e buone che il buon Tarantino poteva evitare come ad esempio il taglio dei testicoli (che non viene eseguita da uno sgherro di Candle) di Django o il fatto che Brumilde nonostante le innumerevoli pistole puntate su di lei non vi è alcuna morte (il che forse non rende la cosa realistica). Il film però presenta una sceneggiatura significativa e cinica sulla schiavitù da parte degli americani in puro stile Q.T. Quentin gioca con il suo film e ce lo fa vedere, ottima interpretazione dei personaggi soprattutto quella di Cristoph Waltz apparte che per qualche gag non molto ben riuscita. Concludendo il “duello” viene vinto da Corbucci per un interesse maggiore alla storia e per un’ottima messa in scena e per le ottime trovate nonostante quello di Quentin rimanga un buon prodotto commerciale. Che il western sia con voi… ci vediamo ad un prossimo duello!

di Alberto Di Muzio

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Autore: Alberto Di Muzio

Pubblicato il 5 gen 2014 alle 3:11 pm

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