Dr. Strange – la recensione

Dr. Strange – la recensione

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E così Scott Derrickson, dopo una carrellata di titoli horror che gli hanno spalancato le porte dell’Olimpo dei maestri del terrore, sembra pronto per il grande passo: la regia di un blockbuster targato Marvel. Neppure tanto distante poi dai suoi ambiti e generi di riferimento. Il super-eroe diretto da Derrickson infatti è dedito all’arte mistica e al potere occulto. Di chi stiamo parlando? Ma di Dr. Strange!

Il neurochirurgo Stephen Strange (Benedict Cumberbatch) è uno dei migliori nel suo campo: luminare del settore, arrogante e ostinato. Ma una telefonata al volante gli costa quasi la vita. La sua fuoriserie vola giù in un burrone, e il nostro eroe si salva per miracolo. Però le sue mani sono distrutte: non potrà mai più operare. L’unica via è seguire il cammino dello spirito e spingersi nel lontano Nepal, dove anche per i mali inguaribili sembra esserci un rimedio. 

Un film che non si limita a fare del protagonista l’epicentro, ma che punta anzitutto su un utilizzo straordinario degli effetti visivi e speciali, presentando il nuovo eroe Marvel (che presto rivedremo al fianco di Thor) come un allievo prodigio e portato per le arti magiche, che sfida nemici giunti da altre dimensioni e combatte in spazi che si capovolgono o vengono protetti da sfere cristalline all’interno delle quali si lotta per il destino del mondo. Sin dall’inizio è in atto l’acerrimo scontro tra Bene e Male, che si protrarrà sino alla fine senza tralasciare riflessioni sulla morte, sul senso della vita e sulla necessità da parte dell’uomo (anche il più sapiente) di non dimenticare mai l’umiltà.

Film rivolto più ad un pubblico adulto, Dr. Strange segna il grande balzo di un cineasta dal mercato di nicchia a quello più commerciale, pur senza mai tralasciare la meticolosa regia che gli è valsa quest’opportunità.

Ottimo lavoro, Scott!

 

Nico Parente

 

 

 

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Nico Parente

Autore: Nico Parente

Pubblicato il 17 nov 2016 alle 3:00 pm

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