Ennio Morricone e la sua orchestra: la cronaca di un concerto

Ennio Morricone e la sua orchestra: la cronaca di un concerto

Rimandato da novembre a maggio per i preoccupanti problemi di salute del Maestro, il concerto di Ennio Morricone e la sua orchestra, all’Unipolarena di Casalecchio del Reno in provincia di Bologna, si è tenuto lo scorso venerdì 15 maggio. Poco è bastato per capire che gli acciacchi dell’età di una leggenda vivente riescano solo a scalfire leggermente la forza e l’impeto dei quali è dotato.

50 anni a mettere in musica il Cinema, a marchiare scene epiche con il suo inconfondibile tratto, riassunti in un concerto. Le colonne sonore più significative, quelle che hanno segnato e cambiato per sempre la storia del cinema, quelle impresse nella mente anche del meno avvezzo al cinema, quelle che fischietti e riconosci alla prima nota. Immortali quanto immense tanto da non riuscire a contenere le lacrime e una contagiosa esaltazione come di fronte ad un prodigio.

Si comincia con Gli Intoccabili: nervoso e scattante tema del capolavoro di Brian De Palma che lascia subito posto, come se si distendesse e accompagnasse quello di C’era una volta in America. Poche note e il dilagare delicato e straziante dei violini di Deborah’s Theme riempie l’arena del suono di quell’indimenticabile storia raccontata da Sergio Leone. Basta chiudere un attimo gli occhi e lo sguardo di Robert De Niro “Nooddles”, anziano, con i capelli bianchi, sembrano fissarti, come ti fissano dallo schermo. Pochi attimi, troppo pochi forse e subito ci si trova sulla nave di Novecento fino ad un vortice di “fogli sparsi” : da Il clan dei siciliani alla sensuale Metti una sera a cena.

Poi l’atmosfera di colpo cambia con l’entrata della soprano Susanna Rigacci: è chiaro che la leggendaria musica western del Maestro Morricone è pronta ad esplodere. Un tamburo, i fischi, il verso simulato del coyote. Siamo in un attimo nel selvaggio West. Il buono, il brutto, il cattivo: la chitarra elettrica da’ il ritmo ad una corsa immaginaria a cavallo, come Clint Eastwood nel deserto, sigaro tra i denti, troppi nemici alle calcagna.

La voce della soprano poi trascina quella corsa all’addio intenso, fatto solo di sguardi, tra Jill (Claudia Cardinale)  e Frank (Henry Fonda) in C’era una volta il West: epica voce colonna sonora di luoghi deserti e aridi che cominciano a popolarsi dopo essere stati battezzati con il sangue e i trielli. Il culmine di questa parte del concerto si ha con L’estasi dell’oro: la soprano, immensa voce, “urla” sublimi, il coro monumentale  sulle note di quegli archi che accompagnano la corsa frenetica di Tuco (Eli Wallach) nel cimitero, alla ricerca di 200.000 dollari in oro. Il ghigno beffardo de “il brutto” che scruta le migliaia di tombe intorno a lui, così vicino al suo tesoro come il pubblico è vicino all’orgasmo per tutta la durata “dell’estasi”.

Poco più di un quarto d’ora per riprendere fiato poi di nuovo l’atmosfera da cardiopalma: dai sognanti baci di Nuovo Cinema Paradiso alla sensuale falcata di Malena fino al cinema di impegno. La celebre Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto: il noto marranzano (scacciapensieri siciliano) accompagnato dal sax soprano, dal contrabbasso elettrico, inserti ritmici che ben descrivono la psiche infetta e disturbata di Gian Maria Volontè nel film simbolo del regista Elio Petri. Così come in La classe operai va in paradiso: colonna sonora ossessiva, paranoica, rivelatrice di quell’alienazione che travolge il protagonista Lulù nella vita soffocante e ripetitiva della fabbrica. Una marcetta continua, come una catena di produzione snervante, infinita. Fino ad un alienato e struggente violino che come il protagonista si abbandona alla sua esistenza da “macchina”.

Dalla fabbrica all’incontaminato Sud America di Mission : l’oboe di Padre Gabriel (Jeremy Irons) sulle cascate dell’Iguazù, il potente miscuglio di musica etnica e musica liturgica, la natura che esplode dalla voce del coro, quasi una catarsi per un finale da Oscar (mancato).

Un “piccolo” uomo a lavoro sul suo palco, con la costanza di un artigiano, la grandezza sulla punta di una bacchetta (magica), l’amore incondizionato per la musica che lo solleva dal crollo fisico, dall’età, che non piegano il suo sconfinato talento.

 

Caterina Sabato

 

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Caterina Sabato

Autore: Caterina Sabato

Pubblicato il 18 mag 2015 alle 10:28 pm

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