FESTIVAL DEL CINEMA EUROPEO – XVI EDIZIONE

FESTIVAL DEL CINEMA EUROPEO – XVI EDIZIONE

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Si è conclusa sabato scorso la XVI edizione del Festival del Cinema Europeo di Lecce, che ha registrato anche quest’anno un grande successo e una grande affluenza di pubblico. La manifestazione ha visto la partecipazione di grandi ospiti internazionali.

A trionfare nel concorso internazionale è stato il film “A Song of my mother” di Erol Mintaş. Storia di maturazione e ricerca d’identità di Nigar, che vive nella periferia di Istambul, diviso tra l’amore per sua madre e quello per la sua fidanzata, il film turco-tedesco si è aggiudicato l’Ulivo d’Oro, con la seguente motivazione: “Per la limpidezza e l’apparente semplicità con cui si svolge il racconto. Attraverso il confronto tra un figlio urbanizzato e un’anziana madre che sogna di tornare alla vita del villaggio, il film riesce a comunicare con grande sensibilità i conflitti esistenziali e sociali in un paese percorso da inarrestabili cambiamenti e contraddizioni”

Lo svedese “My Skinny sister”, di Sanna Lenken, si è aggiudicato ben tre premi, vale a dire quello per la Miglior Sceneggiatura, il Premio FIPRESCI, e il Premio Speciale del pubblico.

Per quanto riguarda la sesta edizione del Premio Mario Verdone, che vuole premiare i giovani registi esordienti italiani, la scelta dei tre fratelli Verdone è caduta su Sebastiano Riso per il suo “Più buio di mezzanotte”.

La terza edizione del Premio Emidio Greco, è andato a Alessandro De Leo e Federico di Corato per il cortometraggio “La baracca”. Con la seguente motivazione: “Per il racconto filmico sensibile, attento, mai superficiale ne’ banale, di un momento complesso come il passaggio nell’adolescenza; per la direzione al tempo stesso sicura e libera dei giovanissimi attori; per l’utilizzo consapevole e armoniosa di mezzi tecnici di ripresa diversi tra loro e di un linguaggio cinematografico evocativo e già in parte maturo. Con l’augurio di poter presto vedere nuovi lavori”.

Il Festival si è confermato anche quest’anno come un’occasione importante per poter scoprire il lavoro di tanti giovani registi emergenti grazie alla rassegna dedicata ai cortometraggi Puglia Show, in cui quest’anno è stato premiato Andrea Gadaleta Caldarola per “Destination De Dieu”, che ha ricevuto sia il Premio Centro Nazionale del Cortometraggio, che il Premio Augustus Color.

Fra gli ospiti del Festival due grandi registi, Fatih Akin e Bertrand Tavernier.

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Autore fra i più acuti e versatili del cinema francese, la sua carriera di Bertrand Tavernier nel mondo del cinema inizia come critico scrivendo per i Cahiers du Cinéma e Positif. Il suo primo lungometraggio “L’orologiaio di Sain-Paul”, risale al 1974. Vincitore del Premio Speciale della Giuria al Festival di Berlino, il film, tratto da Simenon, segna l’incontro con Philippe Noiret, destinato a diventare il suo attore feticcio. E’ infatti sempre lui il protagonista anche di altri due film importanti: “Che la festa cominci” del 1975 con Marina Vlady, ambientato nel primo Settecento, e “Il giudice e l’assassino” del 1976, storia di un “serial killer” che agisce nelle campagne francesi alla fine dell’Ottocento.

Tavernier nella sua attività di cineasta si è sempre distinto per la sua attitudine ad essere un autore “controcorrente”, tanto da decidere sin dalle sue prime prove di riallacciarsi al cinema “classico” e a certi autori che Truffaut negli anni cinquanta aveva aspramente criticato e dai quali i maggiori esponenti della Nouvelle Vague avevano preso le distanze. Dotato di intelligente eclettismo, Tavernier ha saputo misurarsi con i vari “generi” cinematografici, con grande originalità, ma anche con delicatezza di toni e uno sguardo profondo e mai distratto sulla natura dell’uomo, sui suoi sentimenti e sul suo senso morale.

Il Festival ha dedicato a Tavernier una retrospettiva di dieci film scelti direttamente dal regista stesso e che possono in qualche modo sintetizzare alla sua vasta e variegata produzione.

Tra i titoli in rassegna c’è “La morte in diretta”, del 1980, con Harvey Keitel e Romy Schneider. Si tratta di un film fantascientifico che già all’epoca prevedeva le inquietanti, e avvilenti, derive dei media, privi di scrupoli persino nello spettacolarizzare la sofferenza e alla morte di una donna malata di cancro.

“Colpo di spugna”, del 1981, adattato da un romanzo di Jim Thompson, mette invece scena il Senegal degli anni Trenta e la passione del regista per il noir.

“Round Midnight – A mezzanotte circa”, testimonia la grande passione per la musica di Tavernier, oltre che la sua profonda conoscenza della cultura e della tradizione americana. Vincitore di numerosi premi, tra cui il César della musica nel 1987, e l’Oscar per la migliore colonna sonora, è una pellicola sul jazz e in particolare sul “be-bop”. Ispirandosi alla figura dei jazzisti Lester Young e Bud Powell, racconta la storia di Dale Turner, geniale sassofonista statunitense ex-alcolizzato, che si esibisce nei locali della Parigi del 1959. Tra gli interpreti ci sono François Cluzet, Dexter Gordon, Sandra Reaves-Phillips, Philippe Noiret e una piccola parte è interpretata dal regista Martin Scorsese.

Fra i film presentati da segnalare anche “L’occhio del ciclone- In the electric mist” (2009), storia di un investigatore sulle tracce di un serial killer che agisce in una Luisiana da poco devastata dall’uragano Katrina. Tra gli interpreti ci sono Tommy Lee Jones e John Goodman.

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Nato ad Amburgo nel 1973, da una famiglia di immigrati turchi, Fatih Akin è uno dei registi più interessanti del panorama europeo. Con il suo sguardo attento al confronto con le culture che attraversano un’Europa in bilico tra la modernità di un mondo multietnico e la persistenza di tradizioni, si è fatto promotore di un nuovo cinema tedesco fatto da registi di origini turche. Il suo talento è stato premiato nel 2004 a Berlino, dove è stato il primo regista tedesco dopo diciannove anni ad aggiudicarsi l’Orso d’oro, con il suo “La sposa turca”, storia d’amore e di libertà di due giovani turchi che vivono in Germania, lo stato che ospita la più grande comunità turca d’Europa. A lui è dedicata una retrospettiva dei suoi film curata dal critico cinematografico Massimo Causo. Tra i titoli sono stati presentati anche altri due film che, insieme a “la Sposa turca”, compongono la trilogia sull’Amore, la Morte e il Demonio, vale a dire “Ai confini del paradiso”, del 2007 e “Il padre” (The Cut”).

Tra i film più interessanti visti è da segnalare “Kurz und schmerzlos” (Short Sharp Shock) del 1998, premiato sia al Festival di Locarno. L’opera d’esordio di Akin racconta la storia a tinte noir di tre amici nella periferia di Amburgo, alle prese con la malavita, la violenza e l’aspirazione ad una vita migliore.

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Autore: Edoardo Trevisani

Pubblicato il 21 apr 2015 alle 5:34 pm

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