Francesco Rosi: un regista “contro”

Francesco Rosi: un regista “contro”

Un regista “contro”. Lontano dalla commedia in un’epoca nella quale era il marchio di fabbrica  del nostro Cinema, l’inchiesta come unico mezzo per raccontare la storia scomoda di un Paese.

Francesco Rosi comincia con  La sfida a raccontare le trame illegali del Bel Paese: l’ascesa e la caduta di un guappo napoletano che si fa strada nella camorra. Gran premio speciale della giuria a Venezia nel 1958.

Poi i successi di Salvatore Giuliano e Le mani sulla città. Il primo un film-inchiesta sull’omicidio del bandito Giuliano nel profondo sud, in Sicilia, quel sud che non smetterà mai di raccontare ed esplorare: nelle sue origini il senso del suo Cinema. La gente comune come carburante delle sue storie.

Le mani sulla città, nella sua Napoli, così tristemente attuale, così ingiustamente vero:  corruzione politica. Il crollo di un caseggiato del costruttore edile e consigliere comunale Edoardo Nottola provoca la morte di due uomini, mentre un bambino perde l’uso delle gambe. Ne emerge un’indagine sulla speculazione edilizia dalla quale il costruttore senza scrupoli ne uscirà vincitore. Una lucida denuncia per “personaggi e fatti immaginari, ma autentica la realtà che li produce”, tante le polemiche a Venezia ma la vittoria è assicurata.

E poi Gian Maria Volontè, attore feticcio già di un altro compianto autore impegnato: Elio Petri. Volontè l’intellettuale che Rosi trasformò per cinque volte in “uomini contro”: in Enrico Mattei ne Il caso Mattei, sulla morte misteriosa del presidente dell’Eni. Palma d’oro a Cannes. Il gangster italo – americano Lucky Luciano per il quale la Sicilia divenne lo scalo principale del traffico di droga. Ancora il sud in Cristo si è fermato a Eboli, tratto dall’omonimo romanzo di Carlo Levi, sul confino di un intellettuale antifascista in un mondo arcaico e umano. E poi il tenente Ottolenghi che guida i suoi soldati in una lotta di classe tra le trincee della Grande Guerra in Uomini contro. Corpo e anima di intrighi, segreti e ribellione.

Rosi, che ci ha lasciato un mese fa, il 10 gennaio, a 92 anni: 17 film, nessuna propaganda, nessuna retorica, solo dibattito: politico, sociale. Il Cinema che racconta, documenta, denuncia, alla ricerca delle ragioni profonde della realtà. Contro ogni imposta ragione di Stato.

Caterina Sabato

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Caterina Sabato

Autore: Caterina Sabato

Pubblicato il 15 feb 2015 alle 6:37 pm

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