Fulvio Fulvi incontra “il poliziotto ribelle”

Fulvio Fulvi incontra “il poliziotto ribelle”

merli

Firma autorevole in ambito giornalistico, quello di Fulvi è un nome che spesso capita di trovare anche tra gli scaffali delle librerie “di genere”. Cinefilo, appassionato e soprattutto occhio critico, Fulvio Fulvi ripercorre di recente la carriera di un celebre volto del cinema di casa nostra: Maurizio Merli. Chi si nasconde dietro quei bellissimi e glaciali occhi? Chi è davvero il super sbirro che a suon di pugni e schiaffi sfida il crimine nelle metropoli italiane? Nel nuovo libro, edito da Bloodbuster, “Maurizio Merli – il poliziotto ribelle” troverete le risposte! La parola all’autore…

- Fulvio Fulvi, giornalista e saggista, di recente alle prese con una nuova pubblicazione targata Bloodbuster. Prima di passare al tuo ultimo volume, vuoi farci ripercorrere un exploit dei tuoi precedenti lavori in ambito cinematografico?
Sì, certo. La mia prima “avventura editoriale” è stata con Il Foglio Letterario per il quale ho scritto “Poliziotti senza paura. Stelvio Massi e il cinema d’azione“, uscito nel 2010, una biografia del regista considerato uno dei padri del “poliziesco all’italiana”, autore di film come “Squadra Volante”,  “Il Commissario di ferro”, “Poliziotto solitudine e rabbia”, “La legge violenta della squadra anticrimine”, “Mark il poliziotto”. Non esisteva ancora un libro che raccontasse, accompagnando le vicende umane e professionali di un protagonista, un pezzo di storia importante del cinema italiano degli anni ’70 con una particolare angolatura. Ne è venuto fuori un quadro che non si ferma al poliziottesco ma spazia in altri generi in voga allora, dal peplum al western-spaghetti, ai “lacrima-movies”, fino ai cosiddetti “musicarelli”. Mi sembrava importante poi narrare  la storia di un regista che, arrivato all’età di 20 anni a Roma da un piccolo centro della provincia marchigiana per diventare architetto, si è innamorato della macchina da presa e del cinema che è diventato così, insieme con la famiglia, la sua ragione di vita. Massi è stato un valentissimo artigiano-artista del cinema italiano, prima come operatore di macchina con Germi e Leone, poi come direttore della fotografia con Ettore Fizzarotti ed altri registi, infine come valente autore lui stesso. Un personaggio troppo sottovalutato dalla critica “ufficiale”. Doveva essere valorizzato.
Dopo questo mio esordio “pseudo-letterario” sono arrivati saggi scritti in volumi a più mani su temi e autori a me cari come una monografia su Don Siegel e un libro sul “neo polar” francese, due pubblicazioni anch’esse edite dal Foglio. Ma poi ho voluto cambiare registro e mi sono buttato nella scrittura di una monografia sul Silenzio degli Innocenti, per l’editore romano Un Mondo a Parte: un lavoro assai delicato e complesso su un film vincitore di 5 Oscar ed entrato nella storia del cinema di serie A! Una faticaccia. Ma con qualche soddisfazione di vendita. Nel frattempo ho realizzato un’intervista a Danilo Massi (attore giovanissimo in film con Morandi, Vianello e Nino Taranto, nonché figlio di Stelvio, per il quale da adulto ha curato sceneggiature e soggetti) per il libro Cuori Matti, sui Musicarelli, edito da Bloodbuster. Infine è arrivato un mega saggio sulle serie televisive degli anni ’70 “Qui Squadra Mobile” in un volume di Falsopiano curato da Mario Gerosa che si intitola “Maestri in serie”.

- Il tuo ultimo volume si intitola “Maurizio Merli – il poliziotto ribelle”, da dove l’idea di dedicare un volume al celebre commissario ormai scomparso?
La proposta mi è stata fatta dagli amici di Bloodbuster che hanno lanciato la collana dei Ratti. Sapevano del mio libro su Massi e hanno pensato che potessi fare bene una biografia di Merli, che è stato “commissario” in ben sette film diretti dal grande Stelvio. Merli è un simbolo del poliziesco all’italiana, anche lui bistrattato dalla critica e, invece, osannato da un pubblico di appassionati del genere che ancora oggi resiste facendo anche nuovi adepti tra il pubblico giovanile. Però devo dire che la mia passione per i polizieschi è nata da ragazzino, quando tutte le sere andavo nel cinema che gestiva mio zio (o nel cinemino dell’oratorio) e mi rivedevo almeno un paio di volte i film d’azione che venivano programmati. Mi intrigavano soprattutto gli inseguimenti tra le Pantere della Polizia e le auto dei banditi, le gesta eroiche di questi commissari (e Merli tra tutti) che volevano far giustizia a tutti i costi nonostante le “mani legate” a cui erano spesso costretti dalle istituzioni. Era un modo per stare dalla parte dei più deboli e combattere i soprusi e le ingiustizie, appunto. E poi i poliziotteschi mi ricordavano tanto i western che prima ancora mi avevano tenuto incollato a quelle scomode poltroncine di legno….

- Precisamente quali aspetti hai analizzato nel tuo libro?
È essenzialmente una biografia che ho cercato di scrivere in uno stile giornalistico. Non mi sono soffermato molto sugli aspetti legati alla critica cinematografica, mi interessava soprattutto il personaggio: che tipo era Merli nella vita di tutti i giorni? Cosa dicevano di lui colleghi ed amici? Che tipo di attore era? Ho scoperto che prima di avere successo al cinema ha avuto esperienze molto importanti a teatro e in televisione. Sapevo che era stato il Giovane Garibaldi in una serie Rai (che vagamente ricordo di aver visto assieme a mio padre, davanti al teleschermo, quando avevo 16 anni) ma non immaginavo che avesse partecipato ad altri sceneggiati (allora si chiamavano così….). Nel libro comunque ci sono anche le schede dei 33 film ai quali ha partecipato, soprattutto come protagonista  nei panni del commissario di polizia. Ho intervistato colleghi ed amici che lo hanno conosciuto da vicino, come l’attore Massimo Mirani, il musicista Stelvio Cipriani, il regista Umberto Lenzi, il regista e sceneggiatore Danilo Massi, figlio di Stelvio Massi. Ho chiesto poi al professor Anton Giulio Mancino, docente di Cinema alle università di Bari e Macerata ed esperto anche di poliziotteschi di traccciare un ritratto del Merli-Commissario inserendolo in un contesto più ampio con elementi anche più tecnici e storiografici di quelli da me usati nel testo.  devo dire che Mancino ha il grande merito di aver sdoganato questo genere cinematografico insegnandolo all’Università (e adottando come testo di studio la mia monografia su Massi).

- Il poliziottesco è un genere che ha avuto il suo periodo d’oro in      Italia,  come tanti altri prima. Oggi vedi un genere capace di sostituirlo?
No. È un fenomeno legato agli anni ’70. Mi sembra che oggi, per altro, i generi cinematiografici tradizionali si stiano… spappolando. Imperversano le contaminazioni. Non credo che sia male, di per sè… Ma il vero problema è che mancano le idee e, forse, anche le capacità, per fare qualcosa di nuovo e anche di bello. Naturalmente vi sono, dal mio punto di vista, delle valide eccezioni: per esempio i Manetti Brothers: da vedere il loro recente Song e’ Napule, un gioiellino che riprende temi e stilemi del poliziottesco mescolandoli con i registri della commedia. Riescono ad avere una loro originalità, un’impronta, sanno usare come pochi altri la macchina da presa e hanno anche idee. Per il resto, se parliamo di un genere che possa far pensare al poliziottesco…. Niente. Ad eccezione di qualche film diretto con occhio “massesco” e mano “lenzesca” da Michele Placido: penso a  Romanzo criminale, Vallanzasca e il Cecchino. Poi c’è “Acab” di Stefano Sollima, altro grande regista di film d’azione.  Quindi, il deserto. Comunque, quando un genere “passa”, non ritorna più….
 - I tuoi generi cinematografici preferiti?
Giallo, thriller, storico e western.

- I tuoi registi preferiti?

Ecco la sfilza che stilo di getto: Hitchock, Don Siegel, Peckimpah, Melville, Chabrol, Marchal, Refn (strepitoso), non disdegno i classici di John Ford, Siodmak e Lang. Ho un debole per Nicholas Ray (mi piacciono tutti i suoi film, mentre degli altri nel salvo alcuni). Tra gli italiani, Lizzani, Leone, i fratelli Manetti, Stelvio Massi. Adoro Tornatore, mano delicata, occhio scrupoloso e testa sopraffina. Nel carnet ci voglio mettere pure Robert Fuest e Fernando Di Leo. E mi fermo qui…..

- Quali letture prediligi?
Anche qui soprattutto gialli e narrativa poliziesca. Il mio ammaliatore è, sin da ragazzo, Georges Simenon e non solo quello dei Maigret. Ma Simenon è un giallista sui generis. Poi amo Carver, soprattutto la sua narrativa (anche se non c’entgra niente col giallo…), un po’ meno la poesia. Patricia Highsmith è una grandissima. Tra gli italiani, Scerbanenco è in vetta alla mia personale classifica. Seguono Philippe Claudel, quello di Anime Grigie e Il Nipotino del Signor Lih, Pascal Quignard (che gran romanzo L’incisore di Bruges…) e il grande, grandissimo Leo Malet di Burma.
Tra i classici: Beppe Fenoglio, Dickens e Chesterton. Divoro i saggi del cinema che piace a me e le biografie di personaggi del mondo dello spettacolo. E anche in questo caso mi autoblocco….

 - Come vedi il panorama editoriale attuale in Italia? Sei soddisfatto dei risultati ottenuti con la pubblicazione dei tuoi saggi?
Male. Anzi malissimo. La gente legge sempre meno e le case editrici pubblicano sempre meno e sempre più schifezze. Internet c’è ma ancora non c’è. È un caos pazzesco. E non so se, come e quando se ne potrà uscire. Per quanto mi riguarda la soddisfazione maggiore sta nel vedere nascere la “creatura editoriale”, il libro che viene alla luce, fresco di stampa. E poi c’è il piacere di incontrare i lettori, chiacchierare con loro, cercare di fare, nel mio piccolissimo, un po’ di cultura. Tento di far risaltare un po’ di Bellezza, perché solo la bellezza ci salverà….E quindi mi salverà. Una battaglia difficile, oggi. Soldi scrivendo al mio livello non se ne fanno. Se non fosse per un lavoro (quello di giornalista), anche se pure questo in crisi di identità, non potrei campare scrivendo. Comunque so che i miei libri sono apprezzati dagli appassionati del genere. E questo mi basta.

- Progetti futuri?
Un’altra biografia su un attore (ma stavolta non di poliziotteschi) che dovrebbe uscire a fine settembre. Per il resto idee. E un progettino che sta prendendo piede ma che riguarda, stavolta, la narrativa. Ma è assai arduo muoversi in questo contesto, anche per chi ha un po’ di esperienza…. Spero bene.

Grazie per la collaborazione!
Grazie a voi. Buone cose….

Intervista a cura di Nico Parente

merli 2

Potrebbero interessarti anche...

Nico Parente

Autore: Nico Parente

Pubblicato il 24 lug 2014 alle 3:08 pm

Lascia un commento su "Fulvio Fulvi incontra “il poliziotto ribelle”"