GIULIANO GEMMA, IN RICORDO DI UN MITO

GIULIANO GEMMA, IN RICORDO DI UN MITO

 

Quando qualcuno pensa allo stuntman, non può non pensare ai western, che anche grazie agli stuntman diventarono leggendari: i pellirossa che attaccavano le diligenze in corsa, i soldati a cavallo che rovinavano nella sabbia del deserto colpiti a morte mentre suonava la carica. E Giuliano Gemma da anonimo stuntman cominciò, prima di diventare un’icona del cinema western italiano. Lo notarono Risi e Bolognini, prima che Visconti scoprisse la sua bravura, facendolo diventare così generale dei garibaldini nel Gattopardo, e che Zurlini ne intuisse la sua capacità drammatica affidandogli la parte del maggiore Matis nel Deserto dei Tartari.

Giuliano Gemma, con le sue cento pellicole, ha attraversato tutti i generi, non solo il dramma, come in Corleone di Squitieri o Un uomo in ginocchio di Damiani, film sulla mafia, ma anche la commedia, come Anche gli Angeli mangiano fagioli, o l’horror, come Tenebre di Dario Argento.

Di certo la sua figura rimane legata ai western, forse perché il suo volto, segnato da quella cicatrice sullo zigomo – che si procurò da ragazzino con una bomba inesplosa mentre frugava sotto terra – e da quel sorriso davano corpo ad un cow boy a metà tra lo spavaldo e il cinico che era diverso dall’impassibilità di Clint Eastwood e la drammaticità di Franco Nero.

Giuliano Gemma è morto come James Dean. Un colpo al cuore per chi si guarda indietro, pieno di nostalgia, verso quella sterminata carriera. Se si scorre a caso la lista dei nomi di chi aveva lavorato con questo ragazzo di settant’anni, ci si imbatte Fulci, Lee Van Cleef, Visconti, Eli Wallach, Gassman, Claudia Cardinale, Damiani, Comencini, Tessari, Sordi, nomi di attori e registi di un cinema italiano di un’altra epoca. Un cinema leggendario come Ringo e la sua pistola fumante.

 

edoardo trevisani

Giuliano Gemma (5)

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Autore: Edoardo Trevisani

Pubblicato il 3 ott 2013 alle 11:48 am

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