GOMORRA la serie (1 stagione) – la recensione

GOMORRA la serie (1 stagione) – la recensione

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Dopo lo strabiliante successo riscosso dalla serie Romanzo Criminale, Stefano Sollima, coadiuvato da Francesca Comencini e Claudio Cupellini, riesce non solo a dare un seguito alla sua attività registica in ambito criminale ma, forse, addirittura a superarsi (artisticamente parlando) mettendo in scena Gomorra la serie, ispirata all’omonimo libro di Roberto Saviano. Un quadro reale, e soprattutto attuale, quello narrato in questa prima stagione (12 puntate): una Napoli divisa tra potere decisionale di clan mafiosi per la gestione patriarcale e sanguinaria del territorio e la disperazione  e la fame, che spingono giovanissimi adepti ad uccidere per pochi euro e a facilitare le cosche camorriste a sostituirsi allo Stato, poiché più presenti e attente al territorio, al “loro” territorio. Collusioni politiche ed imprenditoriali, mafia nei palazzi del potere e capitali investiti in imprese pulite sia in Italia che all’estero sono tutti riflessi di una realtà ben radicata nel nostro Paese, che fanno luce su un fenomeno sociale che non è più limitato ormai alla sopravvivenza, ma all’egemonia politico mafiosa.

La vicenda, ispirata a fatti reali, ci presenta il clan Savastano, capeggiato dal leader don Pietro (Fortunato Cerlino), seguito poi dal figlio Gennaro (Salvatore  Esposito) e dalla moglie Imma (Maria Pia Calzone), che tra 41bis e successioni al potere (reali o presunte) lotteranno per mantenere il comando e la supremazia sul territorio campano contro pericoli interni ed esterni, ma soprattutto facendo fronte alla rivalità messa in atto dal clan capeggiato dallo spietato Salvatore Conte (Marco Palvetti). Infatti, se da un lato lo scontro con il boss Conte impegnerà buona parte delle energie di don Pietro sia in Italia che in Spagna, il pericolo più grande è quello interno rappresentato dagli scontenti affiliati al clan che vogliono mettere in piedi una scissione, a capo della quale vi è il sanguinario killer Ciro Di Marzio, detto l’immortale (Marco d’Amore), che con le sue azioni incrinerà equilibri un tempo infrangibili.

Il punto di forza di Gomorra la serie è certamente l’aver messo perfettamente in scena uno spaccato di vita terribile nella sua realtà, che trasuda rabbia e inquietudine in ogni sequenza. Non c’è spazio per l’erotismo e i sentimenti dolci, tranne qualche raro esempio di forte intesa e sensualità tra Don Pietro e Donna Imma o qualche cottarella di un giovanissimo Genny. Qui la presenza costante è quella della disperazione di un popolo che per fame troppe volte ha come unica alternativa l’illegalità: a Scampia e Secondigliano i bambini non giocano, ma crescono in fretta facendo i corrieri della droga o i killer; i cittadini si sentono più protetti dalla malavita, che offre loro lavoro e protezione sostituendosi così alle istituzioni. Ma in questo clima, gli stessi cittadini rappresentano potenziali clienti per la vendita delle sostanze stupefacenti o vittime di dinamiche di potere molto più grandi di loro. Importante ruolo nella serie è assegnato a Donna Imma, a’ leonessa , che guiderà il clan Savastano sostituendosi al marito in galera, dando una svolta decisiva alla vicenda. Infatti, sarà nel periodo di reggenza di donna Imma che il clan Savastano getterà le basi sia per l’egemonia che per i dissapori interni che porteranno a tradimenti e scissioni. Donna Imma è la prima a vederci lungo: comprende che l’unico modo per svezzare il figlio è quello di mandarlo lontano da casa a combattere per la sopravvivenza, capisce bene e in netto anticipo l’ambiguità di Ciro Di Marzio, guida con fedeltà e coraggio l’impero creato dal marito pur consapevole di poterci rimettere la vita. Ogni personaggio è stato seguito da un regista: Sollima per Don Pietro, Comencini per Imma e Cupellini per Salvatore Conte. Come per la serie Romanzo Criminale, la scelta di un cast non famoso ma di qualità è stata coraggiosa ma ha ben pagato, anche se accanto al non essere televisivamente famosi la maggior parte degli attori ha in comune studi ed impegni teatrali, che si fanno notare una volta sul set. Gli episodi, ciascuno della durata di 50 minuti circa, sono contrassegnati dalla presenza di diversi cliffhanger, elemento fondamentale per accrescere la suspence e l’interesse da parte del pubblico. Altra scelta coraggiosa e sempre vincente è quella musicale, dove  i neomelodici sono quasi assenti per lasciar spazio al post rock dei Mokadelic  e a tanto rap, da Nto’ ai Co’ sang, per rinforzare sia il grido rabbioso che si leva dalle periferie della città sia per sottolineare l’età giovanile degli appartenenti alle cosche. La sceneggiatura, basata sul libro, vede coinvolti lo stesso Saviano, Stefano Bises, Leonardo Fasoli, Ludovica Rampoldi, Giovanni Bianconi, tutti ideatori di un’opera eccezionale. Un prodotto italiano qualitativamente ottimo sotto ogni punto di vista: regia, recitazione, fotografia, scenografia, effetti speciali, musica. Gomorra non è una semplice serie tv, no. Gomorra mette in scena il quotidiano, il vero, facendo luce sulle collusioni tra clan mafiosi e politica, stragi, terra dei fuochi, controllo di stupefacenti e disperazione di una terra dove la normalità è molto più agghiacciante della cronaca.

Nico Parente e Marco Furia

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Nico Parente

Autore: Nico Parente

Pubblicato il 22 set 2014 alle 10:51 am

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