Grande Re(vival)!

Grande Re(vival)!

Il ritorno del Re, signori, ma placate i vostri istinti nerd, non stiamo parlando di Tolkien, ma del Re di Bangor: Stephen King. Ultimamente era diventato un autore discontinuo, ad sempio “Dr. Sleep”, annunciato come imperdibile sequel di “Shining”, si è rivelato piuttosto forzato e deludente, tuttavia l’impennata creativa era tornata con il sublime “Mr. Mercedes”, un thrillerone snello e ricco di citazioni narrato in stile quasi tarantiniano. Ora “Revival”, con cui King continua la ripresa in positivo dopo “Dr. Sleep”.

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Il romanzo ruota intorno alla semibiografia di Jamie Morton, personaggio chiaramente inventato ma che ha moolto in comune con gli affaracci privati di King successigli sinora, e di Charles Dave Jacobs, un mellifluo e al contempo inquietante pastore religioso che poi diventerà uno scienziato pazzo che guarirà i malanni della gente con l’elettricità e anche con esiti non proprio da manuale del cerusico.

Della storia non diciamo altro, solo va segnalata una particolarità: il titolo significa tutto! “Revival” non è solo un nome appiccicato su un grosso racconto fantahorror, è anche un modo sintetico per far capire che King ha inserito, resuscitandole, molte tematiche di suoi anziani e defunti colleghi come H.P. Lovecraft e soprattutto Mary Shelley (infatti ad un certo punto vi troverete davanti ad un grottesco Frankenstein in gonnella).

Bravo King, anche per la consueta completezza dei suoi romanzi. “Revival” è anche un dettagliato e certosino romanzo “storico”; come in “It”, “Cuori In Atlantide”, “Stand By Me” e “22/11/63″ è descritta in maniera molto scenografica e dettagliata la vita sociale degli anni Cinquanta e Sessanta. Sconsigliato agli ipocondriaci.

 

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Francesco Pasanisi

Autore: Francesco Pasanisi

Pubblicato il 24 apr 2015 alle 4:46 pm

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