‘Hitodenashi no koi’, ovvero ‘L’amore del bruto’

‘Hitodenashi no koi’, ovvero ‘L’amore del bruto’

diego

Hiroaki Samura, talentuoso fumettista giapponese, non è affatto nuovo alle incursioni artistiche del proprio estro in territori in cui violenza, efferatezza e spietatezza scorrazzano allo stato brado per l’Averno della disperazione, e chi ha avuto modo di leggere il suo capolavoro “L’Immortale”, o, ancor di più, il volume autoconclusivo “La carrozza di Bloodharley”, sa bene di cosa stia parlando.

Sia per l’abilità di ricreare in maniera impeccabile le mille sfumature dell’animo umano attraverso la tensione di un labbro o uno sguardo, sia per il sapiente dosaggio di contrasti tra l’apollineo delle speranze e il dionisiaco della tragedia, la lettura delle storie di Samura condanna il lettore a fare i conti con la propria coscienza, facendolo raramente uscire illeso o vincitore. È il caso del già citato “La carrozza di Bloodharley”, in cui una carrozza simbolo di speranza in un futuro migliore per un gruppo di giovani ragazze orfane si trasforma invece in un viaggio di sola andata verso l’incubo di un carcere in cui divenire oggetto dei più violenti istinti sessuali e animaleschi degli ergastolani lì rinchiusi. Le poche note di speranza che il finale della storia riserva al lettore non bastano a redimere del tutto la colpa di esser stati a propria volta, e consapevolmente,complici avari di tanta brutalità.
Tuttavia, se nella parte conclusiva“La carrozza di Bloodharley” lascia in chi lo legge un margine sottile di ripresa dal peso di uno stato d’animo diventato via via insostenibile, tanta benevolenza non viene ugualmente riservata nel volume di illustrazioni“Hitodenashi no koi”, “L’amore del bruto” (2006).

Inizialmente serializzate sulla rivista “Manga Christie”, e soltanto in un secondo momento raccolte nel volume in questione, le oltre settanta illustrazioni che compongono questa raccolta elevano a nuove vette le già altissime capacità di Samura di rappresentare e trasmettere ‘in diretta’ il dolore in ogni sua sadica accezione e sfumatura.

Vendute schiave o seviziate, violentate o crocifisse, mutilate o squartate, pagina dopo pagina fanciulle di incredibile bellezza vengono sottoposte a sevizie di indicibile crudeltà, perpetrate da una mano sì quasi sempre maschile, ma non sempre maschile, quasi voglia Samura sottolineare l’universalità di certi istinti che, per propria stessa ammissione, appartengono«a tutti gli individui comuni».Violenze che non lasciano spiraglio alcuno a un lieto fine, a un capovolgimento del senso di disturbante angoscia che attanaglia la gola di chi sfoglia il volume, quasi volesse tranciarla in due di netto.

L’amore del bruto” è dunque una finestra divelta su un mondo sadico di violenze che in Giappone – esclusi i non pochi precedenti storici –è stato artisticamente inaugurato e codificato da SeiuItō (1882-1961) nella forma delle seme-e, parola composta da e di “disegno” e da seme, “tortura”. Nelle opere di Itō sono spesso raffigurate donne legate con corde,immobilizzate, vestite di un kimono o des nude e con i lunghi capelli in disordine, offerte al biasimo e all’ umiliazione dei passanti o del proprio aguzzino. La valenza artistica delle raffigurazioni di Itō risiede infatti proprio nello “smontare”, sia graficamente che eticamente, la grazia e il portamento composto della donna giapponese: non a caso lo stretto kimono è aperto in maniera difforme e sgraziata, e l’unità raccolta della capigliatura si disperde nelle lunghe ciocche sciolte intorno al viso. Itō, dunque, attraverso la negazione del canone tradizionale di bellezza giapponese riscrive, anzi, ridisegna il medesimo, arricchendolo di nuove interpretazioni.

Samura,invece, con l’amore dei suoi bruti si allontana ulteriormente da questo ‘canone inverso di bellezza’ tracciato dal predecessore, facendo maggiore leva sul concetto di seme (“tortura”) e spostandone la tinta dal grigio dell’umiliazione(sfumatura principale delle seme-e di Itō) al nero della brutalità. La bellezza, nelle illustrazioni di Hitodenashi no koi, risiede al contrario nella totale assenza di qualsivoglia limite nel tormentare e seviziare sulla carta modelli tradizionali di bellezza giapponese, quale quella di stupendi e armonici profili di ragazze nel fiore degli anni. È l’oltraggio estremo alla bellezza a farsi esso stesso bellezza, svelando in tal modo la “faccia nascosta della luna” non solo di una parte dell’ arte giapponese, ma di tutta l’arte in generale.
Condanne ed esecuzioni, vittime e carnefici. E così, da testimoni oculari, a conclusione di questo viaggio violento e spietato che è “L’amore del bruto” ci si augura a denti stretti che almeno questa volta la realtà se ne stia semplicemente da parte a guardare, senza darsi da fare per emulare o superare l’oscura fantasia delle pagine di Samura.

A cura di Diego Martina (shizukani@hotmail.it)

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Nico Parente

Autore: Nico Parente

Pubblicato il 8 apr 2015 alle 9:38 am

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