House of Cards – Terza Stagione

House of Cards – Terza Stagione

Frank Underwood (Kevin Spacey) è diventato l’uomo più potente del mondo: il presidente degli Stati Uniti D’America. Le sue trame, i suoi intrighi e delitti l’hanno portato alla vetta più alta del mondo accanto alla sua amata Claire (Robin Wright), glaciale first lady.

Di cosa sarà capace ora che detiene il potere? Le cose inevitabilmente si complicano e, mentre nelle due stagioni precedenti Underwood appariva indistruttibile, in questa terza stagione è invece più vulnerabile. Sempre, però, pericoloso e malvagio tanto da intimorire anche l’impassibile Claire che in una significativa scena si ritrarrà intimorita, quasi senza volerlo, dal tocco del marito.

Adesso Frank deve fare i conti con l’opposizione, che preme sulla mancanza di provvedimenti incisivi, sulla sua popolarità che è ai minimi storici e con nemici troppo potenti, senza scrupoli, proprio come lui: a cominciare dal nemico storico dell’America, la Russia.

La terza stagione di House of Cards prometteva scintille ma tutto si risolve in una continua e, a momenti noiosa, lotta per Underwood per mantenere il suo status quo e vincere le elezioni del 2016. Il raggiungimento del suo scopo nelle precedenti stagioni è apparso più avvincente perché imbevuto di violenza, sesso e continui colpi di scena. In questo nuovo capitolo, invece, quel piglio eccitante ha lasciato il posto ad un freddo e calcolato equilibrio, istituzionale possiamo dire. Mentre il personaggio di Claire comincia a perdere terreno, commettendo uno sbaglio dietro l’altro e manifestando fragilità e sensibilità. In questa terza stagione i sentimenti come l’amore, la pietà e la disperazione non sono più un tabù, ma sono pur sempre macchiati dagli interessi e dal potere.

Il potere dal quale derivano grandi responsabilità ha come logorato un personaggio come Underwood che a differenza del passato, nel quale otteneva con mezzi impensabili e terribili i suoi scopi, adesso è costretto a mediare, a dialogare e spesso a calpestare il suo enorme ego. Il sanguinario Underwood lascia il posto ad un politico come tanti: è questo, forse, il punto debole di questa stagione che pure contiene episodi significativi come la surreale cena con il presidente russo alla Casa Bianca e il serrato dibattito tra i tre candidati alla presidenza per il 2016. Frank non è più il personaggio che aveva conquistato il pubblico con i suoi spietati intrighi, degni della migliore tragedia shakesperiana, ma si occupa di come diminuire la disoccupazione o di trattare per la pace in Medio Oriente con il presidente Russo Petrov ( molto simile a Putin).

Il finale non lascia con il fiato sospeso ma si compie ed esaurisce in una flebile speranza che la quarta stagione, la cui uscita è molto lontana, lasci poco spazio al “politicamente corretto”.

Caterina Sabato

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Caterina Sabato

Autore: Caterina Sabato

Pubblicato il 28 giu 2015 alle 11:03 pm

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