I cannibali di Liliana Cavani (1969)

I cannibali di Liliana Cavani (1969)

1969. In una Milano spettrale cadaveri di uomini e donne riempiono le strade.  Nessuno sembra farci caso e li evita e scavalca come se si trattassero  di inutili cartacce. È lo scenario inquietante e distopico raccontato da Liliana Cavani prendendo spunto dalla tragedia greca Antigone di Sofocle. L’antica Grecia si dimostra per l’ennesima volta attuale, i suoi insegnamenti  universali.

I ribelli che si oppongono allo Stato tirannico vengono uccisi e i loro corpi lasciati per la città sotto gli occhi di tutti: un monito per dimostrare apertamente la fine che spetta ai dissidenti, ai quali non è concessa nemmeno una degna sepoltura. Chi è scoperto nel misericordioso gesto di seppellirli farà la stessa fine. “Morte a chi seppellisce i corpi ribelli” si legge ad ogni angolo della città.

Antigone (Britt Ekland) , una caparbia ragazza, che vuole dare degna sepoltura  al fratello, assassinato dallo Stato, verrà aiutata  da un misterioso ragazzo: Tiresia (Pierre Clémenti). Le ragioni dello Stato superano anche quelle della famiglia, dell’amore: gli stessi genitori di Antigone si oppongono alla sepoltura del figlio perché ad un ribelle spetta solo quella fine. Uno Stato oppressore, carnefice dei suoi stessi figli, che affoga nel sangue la contestazione all’ordine costituito. I protagonisti del film agognano un ritorno allo stato di natura, come Emone (Tomas Milian)che, consapevole della follia nella quale versa la società, anela di regredire allo stato animale.

Numerose sono le sequenze shockanti e significative che attraversano il film rendendolo uno spettacolo kafkiano: uomini nudi che camminano gattoni in cerchio per volere di un bambino vestito da ufficiale; un prete che, seguito da un autobotte, benedice i cadaveri per strada; Tiresia che, arrestato, viene esibito come un animale di fronte alla telecamere. Angosciante l’interrogatorio che subisce Antigone durante il quale le forze dell’ordine tentano di minare la sua forza d’animo e il suo equilibrio intellettuale.

Un viaggio disturbante nei meandri del distopico, della lotta disperata per la libertà ad ogni costo. Il ritratto di un’umanità condannata alla schiavitù.

“I cannibali sono giovani o tutti coloro che, a qualsiasi età, aspirano a riconquistare la propria vera natura di uomini, il senso religioso della vita, rifiutando certi condizionamenti della cosiddetta società civile. Ricercano purezza primitiva, una sincerità dimenticata, ma la società li rifiuta perché disturbano l’ordine tutto esteriore delle sue leggi, spesso disumane”. Liliana Cavani

Musiche di Ennio Morricone.

 

Caterina Sabato

maxresdefault

Potrebbero interessarti anche...

Caterina Sabato

Autore: Caterina Sabato

Pubblicato il 20 mar 2015 alle 3:22 pm

Lascia un commento su "I cannibali di Liliana Cavani (1969)"