I, Frankenstein: la rivisitazione tamarra del mito

I, Frankenstein: la rivisitazione tamarra del mito

Quando non c’è più inventiva Hollywood sa come rimediare: prende un famoso personaggio della letteratura (o della realtà) più volte portato sul grande schermo e lo ripropone in una salsa alternativa. Pensate al Lincoln cacciatore di vampiri di Timur Bekmambetov o, per rimanere in tema, agli ultrapatinati vampiri di Twilight ( nati dalla penna di Stephenie Meyer ). Adesso invece è la volta della mostruoso e leggendario essere creato dal dottor Victor Frankenstein dal romanzo di Mary Shelley.

Tanti i registi che l’hanno portato al Cinema: da James Whale nel 1931 a Kenneth Branagh nel 1994 per il quale Robert De Niro ha vestito i panni della terribile creatura. Per non parlare di quel capolavoro di comicità che è Frankenstein Junior di Mel Brooks del 1974: una parodia intelligente e irresistibile che è rimasta alla storia  grazie a scene memorabili come quella in cui Gene Wilder con gli occhi sgranati urla: “Si può fare!” non appena apprende che si può dar vita alla materia inanimata, salvo poi tentare di strozzare la sua creazione quando sembra non dare segni di vita.

Purtroppo i tempi delle trasposizioni accurate sembrano molto lontani e il nuovo prodotto “usa e getta” dell’industria americana è alle porte: a gennaio approderà in Italia I, Frankenstein di Stuart Beattie, prevedibile action movie con effetti speciali strabilianti e tanto vuoto intorno.

Il dottor Frankenstein non c’è più e 200 anni dopo la sua creazione, Adam, la creatura che ha portato in vita, si ritrova in mezzo ad una guerra che segnerà il destino dell’umanità (che originalità!) e scoprirà di avere il potere di distruggere il genere umano. Dal trailer si capisce subito che è la solita americanata per il quale orde di ragazzini (e non solo) andranno matti, figli di una generazione Fast and Furious . Nei panni del mostro un belloccio come Aaron Eckhart  (Il cavaliere oscuro) con qualche leggera cicatrice sul volto e un fisico super palestrato: non potevano di certo conciarlo come Mary Shelley lo ha descritto, non sarebbe stato “appetibile”. Ci troviamo,ahimè, di fronte ad una rilettura a dir poco “tamarra”.

Non bisognerebbe “giudicare il film dalla locandina”, lo so, ma in questo caso, come direbbe il dottor Frankenstein di Brooks: “Si può fare!”

Caterina Sabato

 

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Caterina Sabato

Autore: Caterina Sabato

Pubblicato il 10 dic 2013 alle 8:52 pm

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