Il ballo in maschera ad Horrorlandia.

Il ballo in maschera ad Horrorlandia.

leatherface-largeUno studentello universitario texano chiamato Tobe Hooper, nel 1974, dà il via a quella che sarebbe stata la”New Hollywood” del cinema dell’orrore. Tramite un’abilissima campagna prevendite che fece passare la vicenda come realmente accaduta (ideona ripresa poi negli anni a venire da Deodato per “Cannibal Holocaust” o da Myrick e Sanchez per “The Blair Witch Project), Hooper, insieme ad amici e compagni di università, gira “Non Aprite Quella Porta” (“The Texas Chainsaw Massacre”). Il film ha introdotto ufficialmente lo slasher-movie, vale a dire il film horror con la cosiddetta “body count” -in cui i protagonisti muoiono uno dopo l’altro per mano di uno o più killer-  nonché un nuovo modo di concepire il cattivone di turno. Dal 1974 in poi, grazie al film di Hooper, è caduta l’impellente necessità (un cambiamento che sarà comodo anche da un punto di vista economico) di avere star istrioniche che ,con recitazione perfetta e pose da manuale, garantivano un cattivo di serie A e di conseguenza un film vincente. Negli anni prima, infatti, i film dell’orrore annoveravano nel cast grandi nomi della malignità in pellicola come Vincent Price, Christopher Lee o Peter Cushing, insomma, attoroni incredibili che, per altro, sebbene truccati dovevano esibire la loro nota faccia istrionica.

Da “Non aprite quella Porta” in poi, invece, sarebbe bastato far indossare una maschera sinistra a chiunque, anche uno stuntman o un vice elettricista del film possibilmente di possente costituzione, per creare un cattivo che, senza dire una parola o emettendo grugniti, uccide a ritmo di mietitrebbia e fa più paura dei suoi predecessori shakespeariani. Ecco a voi Leatherface, il killer con motosega che indossa una maschera fatta di pelle umana ricucita.

Questo non vuol dire che Cushing, Lee e Price siano state delle mummie inutili, anzi, onore a loro, tuttavia i tempi cambiavano, la New Hollywood, più dinamica e audace, passa anche dall’horror, rivoluzionandone i costumi e le tendenze. Gli anni Settanta hanno anche lo spettro della truce ed imbarazzante esperienza in Vietnam che, fra stragi e marines morti, segna indelebilmente gli Usa proprio da inizio dei Settanta. Tale esperienza storica è stata trattata subliminalmente o apertamente in ogni film della New Hollywood, horror compresi.

Quattro anni dopo, siamo nel 1978, Hooper fa scuola. Il suo “allievo” sarà un certo John Carpenter. In “Halloween”, infatti, abbiamo un assassino efferato che, oltre ad una stazza che non passa inosservata, presenta molte caratteristiche di Leatherface, come l’essere mascherato, fisicamente forte e virtuoso nel serialkilleraggio. Michael Myers, l’assassino di “Halloween” veste in completo nero ed indossa una maschera completamente bianca, come quelle che trovate a carnevale nei negozi.

La pandemia dei “mascheroni” non si arresta. Un ex regista di porno, Sean Cunningham, sfonda nel mondo incantato di Horrorlandia nel 1980 con “Venerdì 13”. In questo film nasce Jason Vhoores, un altro gigantesco straziatore di carni che va in giro con indosso un’inquietante maschera da hockey (anche se in realtà la maschera la indosserà nei sequel della saga, nel primo ha solo un sacco di iuta in testa). L’esperimento di Cunnigham funziona, anche se Carpenter, con non poca stizza, faceva notare che Jason era la versione contadina di Michael Myers.
“Non aprite Quella Porta”, “Halloween” e “Venerdì 13”, nel corso degli anni, hanno avuto parecchi sequel, altri belli e altri meno belli o bruttissimi. Addirittura Rob Zombie (musicista e regista con grossi attributi autore de “La Casa Dei Mille Corpi”, “La Casa Del Diavolo” e “Lord Of Salem”) ha girato il remake di un sequel: “Halloween 2”, in cui gli effettacci splatter sono più caricati e vistosi rispetto al sequel originale.

Il ballo in maschera ad Horrorlandia proseguirà sino ai nostri giorni, anche con evoluzioni psicologiche degli assassini. Freddy Krueger, interpretato dall’attore teatrale Ribert Englund, protagonista della saga “Nightmare”, creata da Wes Craven, ad esempio. Nel suo caso non si parla di maschere, bensì di ustioni su tutto il corpo e di certo il buon Freddy risulta molto più compagnone e loquace di Leatherface, Jason e Michael, però rientra a pieno titolo nella rivoluzione dell’horror contemporaneo.

Altro personaggio interessante, ma purtroppo meno fortunato degli altri, a partecipare al nostro ballo mascherato e l’assassino di “Scream”, saga creata sempre da Craven insieme a Kevin Williamson (autore della fortunata serie tv “Dawson’s Creek”). In “Scream” il killer rappresenta una rivoluzione dentro l’altra: è mascherato, lo può interpretare chiunque, uccide la gente come mosche, ma allo stesso tempo è intelligente e dalla facile parlantina (nbon per niente usa un telefono come preludio di ogni assassinio). Peccato che la saga sia andata morendo, specie a livello di idee e che sia stata invasa dalla sua parodia, ossia “Scary Movie”.
Questo era il ballo in maschera ad Horrorlandia. Con la lacrimuccia rimpiangiamo i fasti Settanta e Ottanta, ma ci speriamo ancora.

Francesco Pasanisi.

Potrebbero interessarti anche...

Francesco Pasanisi

Autore: Francesco Pasanisi

Pubblicato il 14 ott 2013 alle 3:19 pm

Lascia un commento su "Il ballo in maschera ad Horrorlandia."