IL CASO DYLAN DOG

IL CASO DYLAN DOG

La notizia di un cambiamento radicale di Dylan Dog non ha potuto che scatenare una valanga di commenti, indiscrezioni, manifestazioni di incertezza da una parte e di timido giubilo dall’altra, perché, sì, bisogna ammetterlo, Dylan Dog era in crisi.
Venire a sapere del calo di vendite al quale andava soggetto l’albo già da un po’, suscitava ormai nei suoi vecchi fan un’alzata di spalle, senza stupore, magari accompagnata da qualche commento nostalgico sui vecchi tempi dell’Old Boy, quando, alle prese con avventure surreali, impregnate di romanticismo e orrore nero (tanto per citare uno dei tanti titoli leggendari), di ironia, e assurdo kafkiano, aveva conquistato un’intera generazione di lettori.
Chi Dylan Dog lo legge sin dalle sue prime storie, sa bene che a venir meno in questi anni è stato quel rapporto di intimità viscerale che legava il lettore al mondo di Dylan e al modo di narrarlo, quel mondo, fatto di Romero e di Borges, fatto di René Clair e di E. A, Poe, di Baudelaire e di Dario Argento, di Bunuel e di Tobe Hooper.
E’ chiaro che scoprire che l’intento di Roberto Recchioni, nuovo curatore del fumetto al posto di Giovanni Gualdoni (questa è una delle novità), è quello di riportare di Dylan alle origini, non può che disegnare sui volti dei più un’espressione di curiosità e magari indurre qualcuno di quelli che avevano smesso di leggerlo a tornare in edicola.
Si tratta anche di campagna pubblicitaria, è chiaro: si sa che ci saranno dei cambiamenti, ma la Bonelli mantiene il dovuto riserbo. Fatto sta che il cambiamento ha inizio da questo mese, con il numero 325, dal titolo Una nuova vita. E’ lo stesso Recchioni nell’Horror Club a spiegare che la vera rivoluzione si avrà tra un anno preciso. Per il momento ci verrà proposto il meglio, riveduto e corretto, di ciò che era in cantiere prima del suo arrivo e che evidentemente è un preludio al cambiamento effettivo, come già si evince dal nuovo approccio pop alle copertine di Stano.
Ma ci si continua a chiedere in cosa consista questa rivoluzione, perché un cambiamento dello status quo del mondo di Dylan ci sarà, anche se solo funzionale a questo ritorno alle origini. Indiscrezioni parlano di Bloch finalmente in pensione, ad esempio, qualcun altro parla di un nuovo cattivo. Quello che sappiamo per certo, dato che lo ha affermato Recchioni stesso, è che cambieranno il modo di raccontare e di comunicare le storie. Un modo per rassicurarci che a cambiare non sarà non il personaggio.
Una nuova vita intanto non si presenta come un fumetto rivoluzionario, ma come una buona storia, questo sì, sul diavolo e sui suoi inganni nel giocare con il tempo e la spazio e con la vita dei disperati, e nella quale si può scorgere qualche novità, come ad esempio una signora Trelkovski non più invincibile o un Groucho che spara battute più ciniche e meno demenziali.

edoardo trevisani

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Autore: Edoardo Trevisani

Pubblicato il 2 ott 2013 alle 11:06 am

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