IL DEMONE DELLE GALASSIE INFERNALI

IL DEMONE DELLE GALASSIE INFERNALI

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Paul Bradford è un programmatore informatico che convive con un computer che consulta per programmare qualsiasi cosa nella vita e calcolare i rischi di ogni sua scelta. Una notte viene trasportato in un altro mondo insieme alla sua fidanzata Gwen Rogers da un demone di nome Mestema. Il demone impone al ragazzo di superare sette terribili prove, se dovesse perderne anche solo una lui si impossesserà dell’anima di Gwen. Sette prove in sette mondi diversi per una settantina di minuti di un delirante e sconclusionato film girato da ben sette registi.
Insomma una perla del cinema di serie B che non può sfuggire agli appassionati del fast food del cinema fantastico (rubando la definizione a Mereghetti).
“The Dungeonmaster”, titolo originale de “Il demone delle galassie infernali” (1984), è strutturato come una sorta di videogames, Paul “supermario” Bradford deve affrontare i mostri di ogni livello per salvare la sua principessa e per farlo si serve del suo computer, che il demone ha trasformato in un bracciale con tastiera e schermo e che in sostanza è l’arma con il quale riesce a uscire da ogni situazione difficile. Il bracciale tecnologico calcola tutti i rischi e trova sempre le soluzioni, spara raggi laser e localizza le persone scomparse.
Gli attori sono dilettanti, le scenografie e gli effetti speciali piuttosto poveri, le trovate scarse, i dialoghi ridicoli e riguardo la trama, si potrebbe dire che sia scadente, se ce ne fosse una. L’idea è quella di costruire un film che contenga tutti gli elementi di punta del cinema di genere in voga all’epoca. E così passiamo da canyon abitato da un gigante di pietra, a un inferno popolato da zombi, da un concerto heavy metal a un desertico paesaggio postapocalittico.
Si possono salvare alcuni effetti, come quello del gigante di pietra, che è invecchiato dignitosamente. Interessante è anche l’ambientazione dell’inferno dei morti viventi. Ma si tratta sempre poca roba per riabilitare un film che se non altro può essere considerato come un antesignano della filosofia della Asylum. Le musiche, orribili, sono di Richard Band. Diretto dai registi Dave Allen, Charles Band, John Carl Buechler, Steven Ford, Peter Manoogian, Ted Nicolaou e Rosemarie Turko. E’ conosciuto anche con il titolo di “Sfida oltre il futuro”.

Voto: 1/5. Troppa noia.

Edoardo Trevisani

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Autore: Edoardo Trevisani

Pubblicato il 12 lug 2016 alle 8:28 pm

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