IL DIAVOLO SUL GRANDE SCHERMO – Rosemary’s baby

IL DIAVOLO SUL GRANDE SCHERMO – Rosemary’s baby

images

Quando Roman Polanksi decise di trattare il tema delle sette sataniche lo fece con un film, Rosemary’s Baby – Nastro rosso a New York, in quel fatidico 1968 (l’anno anche de La notte dei morti viventi), dando un grosso spintone al cinema nella sua ormai imminente corsa verso il new horror.

Precedentemente avevano già trattato il tema del Diavolo Robson nel 1943 con La Settima Vittima e Tourneur nel 1957 con La notte del demonio,ma il film di Polanski si rivelerà inquietante come pochi, prima dell’arrivo dell’Esorcista.

Polanski, che aveva già toccato il tema orrorifico in chiave ironica con Per favore non mordermi sul collo, decide di trattare il tema del Male assoluto e del suo principe, il Diavolo in persona, sceneggiando un romanzo di Ira Levin, che racconta la storia di una giovane coppia che si trasferisce in palazzo dalla fama sinistra, il Dakota , (dove si consumò il delitto di Johnn Lennon), in cui vive una setta satanica che con l’aiuto del marito, Guy, attore fallito che spera nella setta per avere una svolta professionale, riesce a far mettere al mondo dalla moglie, Rosemary, tramite orribili sortilegi, un figlio mostruoso.

Non parliamo di possessioni demoniache spettacolari e orripilanti, quelle toccheranno a Fridekin con L’esorcista, ma piuttosto della nascita stessa dell’Anticristo, il Male fatto carne, narrato seguendo la lezione di Hitchcock, ma anche con un’atmosfera che è quella di un gotico metropolitano con qualche retrogusto kafkiano nel suo senso amaro del bizzarro.

Inquietante è la colonna sonora di Krystzof Komeda, che ricorda vagamente quella di Suspense di Jack Clayton, scritta Georges Auric.

Uno stile sobrio, asciutto, raffinato, in cui la paura nasce dal sospetto, dal dubbio che si respira in queste inquadrature di ambienti chiusi, soffocanti, spesso lasciando fuori campo gli attori per dedicarsi ai corridoi e agli appartamenti di questi palazzi Newyorchesi, che sono i moderni manieri del terrore. Costruzioni che nascondono il mistero di una società malata e perversa che chiede il suo suo tributo di sangue (il suicidio della figlia adottiva degli apparentemente rispettabili Castavet non è un caso) e adora i demoni della propria mente.

Il racconto gioca con gli elementi della tradizione gotica: un malvagio stregone del nome italiano, Marcato, pozioni magiche, sabba. Tutto accade però all’interno di una contemporaneità metropolitana che sta a significare solo una cosa: che il Male è antico e che forse scienza e razionalismo (si guardino le figure dei due medici nel film) non sono sufficienti a contrastarlo. E questo è un concetto che Friedkin riprenderà.

In Polanski il ritmo della suspense è legato ad un senso di vuoto, che è mancanza di visione: lo sguardo del mdp alle volte sembra non interessarsi degli attori per cercare di penetrare i misteri che si nascondono dietro le pareti. Noi non assistiamo mai ai sabba, ma ne sentiamo recitare le litanie attraverso le pareti dell’appartamento. La porta nascosta allo sguardo dei protagonisti da un armadio dietro il quale non c’è che il vuoto apparentemente insignificante di uno stanzino, all’inizio del film, sembra essere un indizio lanciato allo spettatore.

Ma si pensi pure al vuoto della vita lavorativa di Guy Woodhouse che per prendere senso avrà bisogno di un’altra assenza di visione, quella dell’attore (che non vedremo mai) al quale Guy toglie il ruolo nel momento in cui diviene improvvisamente cieco.

E anche la creatura mostruosa che Rosemary (e nel nome c’è Mary, inquietante coincidenza) alla fine metterà al mondo, resterà fuori campo. Una creatura orribile (l’orribilità della creatura ritornerà anche nell’Anticristo secondo Rob Zombie di Le streghe di Salem, ma senza fuori campo questa volta) che la madre decide di cullare, mentre noi usciamo dall’appartamento guardando dall’alto la città che cova dentro di sé il Maligno. Uno sguardo che era un’allerta, se pensiamo che l’anno dopo Polanski l’orrore lo visse sulla sua pelle, e fu proprio per mano di Satana, “incarnato” in Charles Manson, che gli uccise la moglie, l’attrice Sharon Tate, e il bambino che portava in grembo.

Edoardo Trevisani

 

003-rosemary-s-baby-theredlist

 

Potrebbero interessarti anche...

Autore: Edoardo Trevisani

Pubblicato il 29 nov 2013 alle 10:48 pm

Lascia un commento su "IL DIAVOLO SUL GRANDE SCHERMO – Rosemary’s baby"