Intervista a Stefano Loparco, autore de “Graffi sul mondo – Gualtiero Jacopetti

Intervista a Stefano Loparco, autore de “Graffi sul mondo – Gualtiero Jacopetti

jacopetti

Sta per uscire per Edizioni Il Foglio un vero e proprio manuale sul cinema di Gualtiero Jacopetti, autore noto al grande pubblico soprattutto per il suo stile provocatorio, pungente. Jacopetti o lo si ama o lo si odia. Ma lasciamo la parola all’esperto in materia, l’autore Stefano Loparco…

- Stefano Loparco, presentati ai lettori di no.sung

Uomo, 45 anni. Prodotto della cultura ‘alta’ e ‘bassa’ (sociologia, musica e cinema), quando ancora esisteva una marcata differenziazione di ambiti. Se c’è una cosa che mi piace fare è osservare. Infinitamente meno del capire, però. Scrivo di cose accadute. Soprattutto di persone. La gente di cinema. Non rivendico vocazioni, inclinazioni o patenti letterarie. La mia scrittura non è stata presagita. Ho iniziato a scrivere quando ho sentito di voler raccontare delle cose. E lo faccio ancora. Non appartengo ad alcuna scuola critica, fatico a dire cosa sia un critico cinematografico oggi. Se scrivo di cinema è perché ci sono degli uomini che l’hanno fatto. Fumo il sigaro ma mi piace pensarmi un fumatore di pipa. Conosco il mondo interiore di Jep Gambardella, il protagonista de ‘La grande bellezza’ di Paolo Sorrentino. Dal di dentro. Con gli anni ho cambiato idee, gusti, relazioni. Ma una cosa è rimasta immutata: Michelangelo Antonioni. Aveva capito – e mostrato – tutto.

- Ci pare di capire che sei un cinefilo accanito, quali sono i tuoi generi prediletti?

Non sono un cinefilo onnivoro, semmai un osservatore che si crede attento. Non faccio incetta di titoli, non ho vaste collezioni, non m’interessano le date di edizione di un film alle varie latitudini del pianeta anche se rispetto chi le conosce. Semmai leggo, studio, faccio ricerca. La mia libreria è più fornita della mia videoteca. In fondo, credo di conoscere il cinema più di quanto lo abbia realmente visto. Certo, il cinema – in particolare quello italiano – lo frequento da sempre: poliziottesco, commedia all’italiana, film d’impegno, comico, storico, peplum, melò, western, thriller, horror, neorealismo, cinema dei telefoni bianchi, decamerotici, eros-svastika, cinepanettoni e film introvabili, grandi produzioni e cinema poverstico. Ma il cinema che preferisco è quello della commedia umana. L’ha detto Bukowski: «La gente è il più grande spettacolo del mondo. E non si paga il biglietto».

- I tuoi registi preferiti?

Sempre per rimanere in Italia: Michelangelo Antonioni, Federico Fellini, Marco Ferreri, Gillo Pontecorvo, per quel cinema che mi ha strapazzato l’anima. E poi alla rinfusa: Mario Monicelli, Elio Petri, Ettore Scola, Marco Bellocchio, Nanni Moretti, Mario Bava e Sergio Martino. Della nuova leva, su tutti, Paolo Sorrentino. Un autore discutibile ma innovativo e comunque irraggiungibile per il cinema italiano degli ultimi vent’anni.

- E’ in uscita per Edizioni Il Foglio il tuo “GRAFFI SUL MONDO”, un saggio sul cinema di Jacopetti. Parlaci un pò del tuo lavoro.

Più che un prodotto editoriale, Graffi sul Mondo – Gualtiero Jacopetti è stato un lungo viaggio iniziatico alla ricerca di un cineasta – ma soprattutto un uomo – che m’incuriosiva ma di cui conoscevo la sola filmografia. Un viaggio non sempre facile. Jacopetti è stato un uomo amato e molto odiato. Nel mio girovagare per l’Italia ho conosciuto sostenitori e detrattori e, e credimi, non è stato facile fare la sintesi. Ne sa qualcosa il mio editore, Gordiano Lupi. Considera che per almeno due volte ho abbandonato il progetto per mancanza di serenità. La mia. Sono in molti, ancora oggi, a identificare Jacopetti nel mostro e il suo cinema, la punta di diamante di certa cultura neofascista. Non è così. Gualtiero Jacopetti è stato un personaggio complesso, irriducibile in un’unica definizione. Capisco però le ragioni di chi lo accusa. Jacopetti è stato un grande provocatore, totalmente privo di quella moralità attraverso cui noi oggi osserviamo il mondo.

- Da dove l’idea di trattare un autore così criticato, difficile e spigoloso?

Quando inizio un nuovo progetto, so già che mi vedrà impegnato per anni. E allora preferisco dedicarmi a un autore ancora privo di bibliografia o poco storicizzato. Così è stato per Gualtiero Jacopetti che – all’epoca in cui ho iniziato lo studio – ne era sprovvisto. Il personaggio, poi, è carismatico quanto il suo cinema, magniloquente ma insidioso. Gli sono stati attribuiti molti amori – è stato uno dei più famigerati tombeur de femmes del secondo Novecento – e anche i morti. Ha vissuto una vita ricca di avventure, quasi sempre dal triste epilogo. Insomma, mi pareva che ce ne fossero cose da raccontare. Credo proprio che il lettore non si annoierà leggendo il libro.  

- Quanto tempo hai impiegato per scriverlo?

Tre anni. La cosa più difficile è stata fare coesistere le diverse visioni di Jacopetti nel libro. Come rassicurare Carlo Gregoretti (già inviato di punta de l’Espresso, editorialista di Repubblica e direttore i testate, tra le altre, quali Epoca ePanorama) sulle mia imparzialità a trattare l’argomento Jacopetti, lui che per buona parte della vita lo ha contestato? (E che anche di recente lo aveva trascinato in tribunale assieme a Barbara Palombelli, accusandolo di diffamazione). E come far capire a Ortolani che la testimonianza di Gigi Oliviero, figlio del compositore scomparso nel 1982, sarebbe stata trattata con la stessa imparzialità che avevo riservata a lui; lui che per quasi dieci anni si è contrapposto al padre – coautore della colonna sonora di Mondo cane – sostenendo di essere l’autore unico del brano? Ma soprattutto: come mantenere viva l’obiettività su un argomento – la vita e il cinema di Gualtiero Jacopetti – ancora oggi oggetto di risentimenti che – limitatamente ad alcune questioni – sono anche i miei? Tante resistenze, una vera corsa a ostacoli che poi, però, ha raggiunto il traguardo. Certo è che Graffi sul Mondo – Gualtiero Jacopetti, non avrebbe mai raggiunto le librerie senza la presenza – discreta ma preziosa – di Roberto Curti e Roberto Poppi. Loro sanno quanto gli devo.    

- Il tuo lavoro contiene tantissimo materiale inedito ed esclusivo, dove hai reperito il tutto?

Un prezioso aiuto è venuto da Pietro Cavara, figlio del regista Paolo, coautore di Mondo cane. Pietro ha un archivio enorme. Materiale che il padre amava raccogliere (e che in buona parte è presente in Graffi sul Mondo). Poi va ricordato Giampaolo Lomi, regista e collaboratore di Gualtiero Jacopetti, Carlo Gregoretti, giornalista e amico/nemico del cineasta toscano e Gigi Oliviero, figlio del compositore Nino Oliviero. Ognuno ha contribuito mettendo a disposizione materiale inedito (documenti, foto, lettere, ecc.). Per il materiale fotografico, voglio ringraziare Andrea Bettinetti, regista e autore del film-documentario L’importanza di essere scomodo (2012) e Federico Caddeo, co-fondatore della label Camera Obscura e autore de Il Giro Del Mondo In 16 Anni (2012). Poi ci sono le testimonianze inedite e sono quelle di Franco Prosperi, Umberto Jacopetti, Oliviero Toscani, oltre ai già citati Carlo Gregoretti, Giampaolo Lomi, Pietro Cavara e Gigi Oliviero. Infine Riz Ortolani e la moglie Katyna Ranieri. Le loro parole – a poche ore dalla scomparsa del maestro – mi riempiono di malinconia. Entrambi mi hanno aiutato nel ricostruire eventi ormai lontani nel tempo. Soprattutto Katyna Ranieri che intendo qui ringraziare pubblicamente. E’ una donna forte. Mi auguro lo sia anche in questo momento terribile.

Hai altri saggi all’attivo? Se sì, quali?

Sempre per Il Foglio di Gordiano Lupi, ho pubblicato Il Corpo dei Settanta – Il corpo, l’immagine e la maschera di Edwige Fenech (2010). In questi giorni, invece, è iniziato il lavoro preparatorio per il nuovo libro di cui posso dire ancora poco se non che avrà per protagonisti una principessa e un regista cinematografico, uniti da una quarantennale amicizia che ha dato vita a un’aneddotica, dolce e amara, che neppure il migliore sceneggiatore avrebbe saputo scrivere. Oltre ai libri mi piace ricordare la recente collaborazione con Fascination cinema, un sito cinematografico diretto con grande professionalità e competenza da Daniela Nativio e Eugenio Ercolani di Nocturno, caporedattore e vero deus ex machina del progetto.

- Cosa pensi del panorama editoriale attuale nel nostro Paese?

Spiace dirlo ma in un mondo post-ideologico, l’editoria è un ambiente dell’economia come molti altri, popolato da un grande numero di editori indipendenti costretti a resistere contro lo strapotere dei soliti colossi che – grazie alle ingenti risorse – sanno condizionare più e meglio il lettore. Come resistere? Non lo so. So solo che se io fossi un editore ricercherei per il mio catalogo un autore che sappia garantirmi competenza e specificità, accuratezza e riconoscibilità della penna. Nell’epoca di internet non ha più senso pubblicare libri che gli derivino per filiazione diretta. Almeno per quanto riguarda i saggi in genere. Di narrativa so poco e quel poco è limitato alla mia condizione – marginale a dire il vero – di lettore di romanzi.

 - Gli ultimi film visti?

Su Re di Giovanni Columbu, Parc di Arnaud Des Pallieres, Il capitale umano di Virzì. Assieme a mio figlio Jacopo di dieci anni ho visto Capitan Harlock, Sole a catinelle Colpi di fortuna. Glielo dovevo. Mi sento ancora in colpa per averlo portato a vedere Draquila di Sabina Guzzanti quando aveva appena sei anni.

Ciao e grazie!

Grazie a te, Nico.

Potrebbero interessarti anche...

Nico Parente

Autore: Nico Parente

Pubblicato il 25 gen 2014 alle 11:31 pm

Lascia un commento su "Intervista a Stefano Loparco, autore de “Graffi sul mondo – Gualtiero Jacopetti"