IT – la recensione

IT – la recensione

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Per la regia di Andy Muschietti torna sul grande schermo, in due capitoli (la seconda parte uscirà nel 2019), la “cosa” kinghiana più temuta di tutti i tempi. A rivestire il metaforico personaggio, riflesso delle paure di sette ragazzini emarginati del Maine, il giovanissimo Bill Skarsgard, impeccabile e terrificante. Su sceneggiatura di Chase Palmer, Cary Fukunaga e Gary Dauberman (del quale l’intervento si nota) il romanzo più celebre di Stephen King torna sotto trasposizione cinematografica a episodi in una versione ottimamente fotografata, che vanta un cast perfetto, ma che soprattutto approfondisce la metafora orrorifica incarnata dal clown Pennywise, guidandoci nella sua dimora e facendoci vivere, attraverso un’estetica suggestiva ed elegante (al contrario dei molti commenti che strillano allo splatter!!!!), per la prima volta un percorso dantesco all’interno del quale Pennywise si muove proprio come Caronte, traghettando le anime delle sue piccole vittime in un limbo nel quale galleggeranno in eterno. Non mancano i rimandi a tutta la bibliografia kinghiana, Carrie su tutti, così come non mancano le citazioni e gli omaggi al lavoro diretto da Tommy Lee Wallace (il prologo è praticamente identico) per poi intraprendere una via personale che caratterizza il film di Muschietti tra ambientazioni claustrofobiche, gotiche e dantesche. La perdita dell’innocenza e il confronto con l’età adulta, l’approdo all’età matura e il terrore di diventare grandi, poi mutato sotto forma di paura indefinibile (non  a caso IT), crudele e sanguinaria. Come in Nightmare, anche in IT giovani e adulti entrano in conflitto, con i genitori che appaiono consapevoli della paura che affligge i loro pargoli e tentano in ogni modo di omettere la verità. In IT di Muschietti è possibile inoltre approfondire la complessità del mostro, la sua debolezza e la sua introspettiva ferocia attraverso una messa in scena spettacolare e al contempo, a tratti, grandguignolesca che rende onore al personaggio circense. La paura non manca, seppur il film si presenta più indicato ai teenager che agli adulti, ma nel complesso Muschietti confeziona un lavoro della durata di 135 minuti che, a dispetto dei tanti prevenuti accorsi in sala, regge il ritmo indiavolato e non scivola in prevedibili cliché. Prima prova superata. Ora attendiamo il ritorno di Pennywise, dopo 27 anni, e il suo scontro con i protagonisti divenuti adulti.

Nico Parente

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Nico Parente

Autore: Nico Parente

Pubblicato il 12 ott 2017 alle 12:06 pm

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