John Carpenter – Lost Themes

John Carpenter – Lost Themes

Artista: John Carpenter
Album: Lost Themes
Etichetta: Sacred Bones Records
Data di pubblicazione: 2 febbraio 2015

Lo sguardo duro e impenetrabile di Kurt “Jena Plissken” Russel in “1997: Fuga da New York”. L’abominio mutante de “La Cosa”. L’atmosfera tesissima, palpabile e sospesa e nello stesso tempo irreale de “Distretto 13 – Le brigate della morte” e “The Fog”. E naturalmente quella maschera, che circonda gli occhi più oscuri che il cinema abbia mai visto per un serial killer.
Il signore del male che ha gettato il seme della follia (giusto per citare altri due titoli, questi abbastanza sottovalutati) attraverso la macchina da presa risponde al nome di John Carpenter.
Nel corso della sua decennale carriera, l’ormai sessantasettenne regista ha saputo dare vita a incubi e paure che si annidano nelle nostre metropoli così come nei nostri corpi, a visioni distopiche di un futuro che non era poi tanto lontano, attraverso icone entrate di diritto nell’immaginario collettivo. Nuovi occhi per un’altra realtà, come in “Essi vivono”: il sogno americano si guardava allo specchio, piegandosi su sé stesso per assumere contorni grotteschi, mentre Carpenter continuava a sorridere beffardo e soddisfatto dietro alla sua macchina da presa, come un voyeur. Ma sempre con la consapevolezza che quel sorriso poteva facilmente trasformarsi in una smorfia di terrore.
Quelle visioni sono sempre state accompagnate da musiche che erano più che semplici “commenti sonori”: erano la trasposizione in suono di scene e ambientazioni, capaci di avvolgere il film in un’aura particolare e che si addicevano proprio a quei luoghi, a quel personaggio, a quel tipo di azione. Basti pensare ad “Halloween”: non sarebbe la stessa cosa senza quel giro di pianoforte. Com’è avvenuto per altre importati colonne sonore che possono essere ascoltate indipendentemente dal film dal quale nascono (uno su tutti: Morricone), anche quelle di Carpenter hanno assunto nel corso degli anni vita propria, divenendo dei cult per tutta una schiera di imitatori ed influenzando profondamente l’estetica cinematografica e culturale degli ‘80s.
In un periodo storico come il nostro in cui c’è stato un ritorno di fiamma di sonorità vintage ispirate alle soundtracks anni ’60 e ’70, con l’Italia in prima linea grazie alla riscoperta dei vari Micalizzi, Cipriani, Nicolai, Ortolani e tanti altri, e con gruppi rock e metal che si ispirano a quel tipo di immaginario, non stupisce che il baffuto regista abbia deciso proprio adesso di dare in pasto ai suoi cinefili fan (e non) questi suoi “temi perduti”: nove pezzi, in realtà, nuovi di zecca, scritti insieme al figlio Cody alle chitarre e Daniel Davies al basso. Composte, per stessa ammissione di Carpenter, senza nessun tipo di pressione ma solo per il gusto di scrivere nuova musica (d’altronde non fa un film da cinque anni) e uscite sotto Sacred Bones (etichetta che ha flirtato varie volte con altri registi, tipo Jarmusch e Lynch), queste composizioni sono dei bignami del Carpenter-sound, piccoli momenti sonori per film non (ancora) scritti. Il pregio principale di “Lost Themes” è che, pur mantenendo inalterato il classico songwriting del cineasta americano, non risulta una obsoleta e vetusta riesumazione di un suono ormai vecchio e indissolubilmente legato ad un particolare decennio. La produzione risulta aggiornata agli anni 2000, come si può già intuire dall’opener “Vortex”: suoni cristallini, glaciali, massiccio uso di synth e del piano (i due strumenti prediletti da Carpenter) e degli interventi di chitarra sono gli ingredienti principali per la discesa agli inferi post-apocalittica che si snoda lungo i quarantacinque minuti del disco.
Scorrendo i vari titoli, si ha l’impressione che la musica sia concepita per essere una sorta di library dalla quale attingere: i titoli brevi e lapidari nel descrivere una ben precisa atmosfera ne sono una dimostrazione. In ogni caso, sarebbe alquanto riduttivo appiattire “Lost Themes” solo su questo aspetto. Come già detto, gli score di Carpenter hanno una propria peculiarità, e proprio i pezzi di questo disco riescono a stare in piedi da soli senza nessun supporto visivo: in otto minuti “Obsidian” rielabora e gioca col progressive rock dei ’70, “Domain” sfodera un riff di synth incredibilmente energico per poi piombare in un’atmosfera da messa nera a ritmo techno mentre “Mistery” ed “Abyss” evocano gli spettri dei Goblin e di Simonetti, da sempre grandi influenze per la musica del cineasta. Proprio come il suo cinema, in cui si passa da momenti di stasi in cui non si sa che cosa sta per accadere, ad improvvisi scoppi di violenza sanguinaria, anche la musica segue questo stesso andamento. Attraverso flashback e ricordi si evocano le scene di questa o quell’altra pellicola; ma si può scegliere anche di lasciarsi stimolare dai tanti spunti che il disco dissemina nel suo cammino per costruire il proprio film mentale. Chi abbia visto anche solo un’opera del regista americano o addirittura nessuna, è difficile che non si lasci guidare dalle immagini che le note di “Lost Themes” sanno dipingere: quell’accordo di synth porta a quello scenario, a quel particolare “colore”, alla forma archetipica che Carpenter voleva dare sin dall’inizio, permettendoci di modellarla a nostro piacere. Anche questo è un enorme pregio dell’opera, dimostrando come un’artista sia capace di lavorare con un materiale differente, il suono, ottenendo comunque il medesimo risultato: l’orrore.
Lo stampo puramente carpenteriano lo si avverte in particolare in una traccia, “Night”, posta in chiusura: minimale, ossessiva, ripetitiva, profondamente oscura e capace di evocare paesaggi sci-fi dall’atmosfera distopica. E’ l’ultimo sguardo su un mondo in rovina, senza più eroi e portato alla morte da uomini corrotti.
Parafrasando Jena Plissken in “Fuga da Los Angeles”: “Benvenuti nel regno di John Carpenter”.

Clicca QUI per vedere il video ufficiale di “Night”

Tracklist:

  1. Vortex
  2. Obsidian
  3. Fallen
  4. Domani
  5. Mystery
  6. Abyss
  7. Wraith
  8. Purgatory
  9. Night

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Autore: Carlo Cantisani

Pubblicato il 9 set 2015 alle 5:17 pm

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