La grande abbuffata (1973)

La grande abbuffata (1973)

Quattro amici, un pilota  (Mastroianni), il proprietario di un ristorante (Tognazzi), un giudice (Noiret) e un regista televisivo (Piccoli), in una villa fuori Parigi si danno ad un tour de force fatto di cibo e sesso. Si abbuffano dei più sofisticati manicaretti  fino alla sfinimento, fanno sesso in continuazione con le tecniche amatorie più disparate. L’orgia di cibo e sesso per i quattro amici si concluderà con la morte. Solo le donne si salveranno.

Un’allegoria della società del benessere, la parabola atroce della borghesia che soccombe ai propri vizi. Un intreccio da manuale tra eros, thanatos, il cibo e gli escrementi: un repertorio di vomito, flatulenze, coiti estremi che ha fatto e continua a fare scandalo. Fischiato a Cannes, gli attori protagonisti insultati e sputati, ebbe comunque un grande successo che lo ha fatto diventare un estremo cult italiano.

La salvezza spetta alla donna, come spesso accade nei film di Marco Ferreri. Agli uomini altro non spetta che arrendersi alla loro angoscia, alla loro impossibilità di vivere pienamente la loro esistenza sessuale e politico-morale.

Un monumento all’edonismo, come scrisse Luis Buñuel, influenzato dall’opera di De Sade, descrive un’esistenza ridotta alle funzioni primarie: mangiare, bere, copulare, defecare, orinare.

Caterina Sabato

La grande abbuffata

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Caterina Sabato

Autore: Caterina Sabato

Pubblicato il 7 mag 2015 alle 3:31 pm

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