La parola a Dario Argento…

La parola a Dario Argento…

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Ci siamo, creature della notte…è Halloween! Prima di barricarvi in casa tra carrellate di film horror, pop corn e zucche, noi di nosun.org vogliamo augurarvi una felice Notte delle Streghe. Anche stasera, come ogni anno, il Maestro del Brivido Dario Argento incontrerà i suoi numerosissimi fan che, per l’occasione, accoreranno da tutta Italia nel suo Profondo Rosso Store, a Roma, in via dei Gracchi. Purtroppo non a tutti sarà possibile strappare al Maestro un abbraccio, un autografo o una foto, ma non disperatevi perché Dario ha pensato anche a voi… In occasione di questa speciale ricorrenza, noi della redazione abbiamo pensato di darvi in pasto un’ intervista rilasciataci dal Master of Horror per eccellenza. Silenzio e che le tenebre calino…parla Dario Argento!

- Come ti è venuto in  mente, in età giovanile, di cominciare un genere di cui non si era mai sentito parlare? Parlando con i produttori, quando non era ancora il Maestro Dario Argento, chi ti ha dato retta e chi no?

Ho avuto una tendenza fin da quando ero ragazzo verso un certo tipo di film e di letteratura. Mi attraeva più delle altre la letteratura macabra, del fantastico, come quella di Edgar Allan Poe e i gialli inglesi e americani. E’ stata un’ attrazione fin da ragazzino. Mio padre, poi, era produttore cinematografico e mio nonno distributore, pertanto in casa avevo una spinta nel caso avessi voluto fare del cinema più serio e impegnato. Io, invece, ero portato per un altro genere. In casa la mia passione non era ben condivisa. Arrivai quindi a fare il mio primo film da regista e mio padre ne fu il produttore. Fu contento del risultato e da allora in poi nessuno più ha avuto da ridire sui miei film. Per quanto riguarda i produttori, quando presentai il progetto a vari distributori, non ottenni un gran risultato, perché si pensava che il pubblico italiano non fosse preparato ad una simile novità, ad un certo genere di film  e quindi mi ci è voluto un po’ per realizzarlo. Ho poi trovato un produttore, Goffredo Lombardi, che ha creduto nel progetto e lo ha finanziato”.

In film del genere devono essere coinvolte tutte le componenti del linguaggio audio-visivo che devono operare contemporaneamente: le immagini ad audio spento non funzionano e viceversa non fa nessun effetto sentire musica e parole senza vedere le immagini. I sensi vanno sollecitati contemporaneamente. Come operi in questa direzione? Come lavori con gli sceneggiatori e gli autori delle colonne sonore?

Per quanto riguarda il primo film, fu scritto interamente da me e ho avuto come interlocutore solo me stesso. Io ero già scrittore, e tutti i miei film sono stati scritti da me, anche se in qualche parte ho collaborato con altri. Per quanto riguarda le colonne sonore, vi sono varie fasi della mia carriera: c’è la fase in cui ho collaborato con Ennio Morricone, la fase in cui ho collaborato coi Goblin, poi con Emerson, Brian Eno e con tanti altri. Ognuno di questi chiaramente differisce da un altro e la loro musica va adattata di volta in volta, in quanto ogni volta la storia è diversa. Nelle prime pellicole ho sempre lavorato con Ennio Morricone, col quale siamo molto amici, e poi anche successivamente per altre due o tre volte. Per il primo film utilizzò una musica moderna, contemporanea. Lui faceva parte di un quartetto di musica contemporanea e quindi era molto appassionato di questo genere, e infatti creò una musica molto particolare, scoppiettante, senza le armonie che si trovano in Sergio Leone. Riuscì molto bene per il film.

Nei tuoi film, di solito, i personaggi parlano poco durante la scena di terrore, ma c’è un processo di avvicinamento in cui parlano normalmente e dialogano tra loro. Come avviene questo processo di avvicinamento e come avviene la rottura? Cioè, come immagini che sia la vita “normale” dei protagonisti e quando ritieni di farla interrompere con l’irruzione dell’ imprevisto o del soprannaturale nelle loro vite?

E’ una questione istintiva. E’ un qualcosa che avverto dentro di me. Non teorizzo o faccio dei preparativi. Scrivendo il film, so quando devo interrompere. Mi viene di farlo in modo naturale quando arrivo ad un certo punto della stesura, senza molta teoria sinceramente

Nella tua carriera a un certo punto c’è una parentesi horror all’ interno di una produzione thriller. Perché hai sentito il bisogno di questo distacco?

Ho sentito il bisogno di esplorare nuovi orizzonti e siccome thriller, horror, giallo sono imparentati tra loro e vi è sempre un modo di raccontare estremo, forte, ho pensato, dopo una serie di film thriller, di sperimentare un po’ l’horror puro. L’ ho sperimentato in varie fasi: prima con Suspiria e Inferno, poi con Phenomena, poi con La Terza Madre. Mi piace alternarmi, perché così permetto alla mia fantasia di liberarsi, di non seguire sempre lo stesso schema

- Nei tuoi film il modo di commettere / subire un omicidio è spesso un riflesso di metodi che non ci aspetteremmo da un killer di professione, che usa armi da fuoco o sistemi che il pubblico è abituato a conoscere dalla filmografia corrente. Perché i tuoi personaggi uccidono in modo così insolito?      

E’ un’ ispirazione. Non so come mai uccidono in un certo modo. Non so perché mi viene di farli agire così. Mi concentro mentre scrivo, poi mi vengono in mente certe idee e le eseguo

Che differenza vedi tra la tua produzione e quella degli altri  grandi maestri del cinema thriller / horror mondiale?

Ognuno ha la sua personalità. Non credo di essere simile ad altri o che altri siano simili a me, a parte il manierista Quentin Tarantino, che fa dell’imitazione la sua arte. Altri sono molto diversi da me, come ad esempio George Romero, Carpenter…  Abbiamo seguito tutti strade diverse e  diversi sono anche i risultati

 - Che senso ha la scelta dei luoghi in cui si svolgono le vicende? Te li fai segnalare dai tuoi collaboratori oppure li scegli personalmente? In base a quali criteri? Sono i luoghi che influenzano la scelta del soggetto della storia o scegli prima il soggetto e poi l’ ambientazione?

Scelgo i luoghi personalmente, e anche con i  miei collaboratori. Se ad esempio mi viene in mente di girare il film a Torino o a Roma, città che conosco molto bene, mi metto poi a cercare luoghi che siano adatti alle scene che ho scritto. Prima scrivo il film e dopo ci adatto i luoghi alle scene; quindi mi metto alla ricerca, vado in giro, fotografo, uso anche la macchina da presa, riprendo dei luoghi particolari che mi suggeriscono e che ritengo siano adatti per raccontare una certa scena

Come scegli la storia? In base a racconti, suggestioni personali o che altro?

In base a ispirazione momentanea. Ci sono dei momenti durante i quali mi viene in mente un’ idea, una piccola idea, che però mi piace, mi affascina e mi suggerisce di proseguire. Pian piano quest’ idea si allarga, sino a diventare un vero e proprio film

Intervista a cura di Nico Parente

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Nico Parente

Autore: Nico Parente

Pubblicato il 31 ott 2013 alle 3:11 pm

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