La Reginetta dell’horror italiano… ALDA TEODORANI

La Reginetta dell’horror italiano… ALDA TEODORANI

TEODORANI

Penna acuminata grondante sangue e tagliente come una lama quella di Alda Teodorani, nota scrittrice in ambito horror. L’autrice dei celebri BELVE e LE RADICI DEL MALE, si concede ai microfoni di nosun.org per farci inoltrare nei suoi racconti crudeli e sanguinari. Allora tenetevi pronti, si va Giù nel delirio

- Alda Teodorani, il tuo è ormai un nome affermatissimo nell’editoria di genere. Puoi parlarci un po’ dei tuoi ultimi lavori?

Dopo il cambio di direzione nel Giallo Mondadori, per un equivoco  che si è verificato, un lavoro che avevo già finito è rimasto in un impasse che non credo si risolverà, a meno che non mi decida ad affrontare un serio lavoro di revisione che al momento non sento di avere le forze per fare. Un altro libro che stavo scrivendo, con protagonista un vampiro, e che avevo iniziato insieme a un’altra scrittrice, si è rivelato non appassionante quanto mi pareva all’inizio, sono rimasta sola, per alterne vicende è fermo e non so se vedrà mai la fine. Sono invece impegnata su altri fronti: la saggistica con pseudonimo, il mio lavoro di insegnante alla Scuola Internazionale di Comics di Roma (www.scuolacomics.it), le traduzioni per le Edizioni Mediterranee e per Mystero – Profondo rosso, ma soprattutto i miei racconti per VERDE, la rivista elettrocartacea grazie alla quale (e per la quale) ho scritto molti nuovi racconti. Ho da poco terminato un nuovo libro, un lavoro complesso, sui generis e difficile da definire, che non ho ancora proposto a nessun editore.

 

-Anche tu ti sei confrontata con l’avvento del digitale, del formato ebook, ecc.. Cosa pensi della nuova frontiera dell’editoria?

Sono stata una delle prime autrici in Italia a proporre narrativa in “formato elettronico” mettendo a disposizione sul mio sito per qualche mese tre opere che si potevano scaricare gratuitamente (la trilogia delle Radici) nel 2001. Sono ottimista riguardo agli ebook e ho firmato diversi contratti per opere di questo tipo, in particolare con Kipple e Mezzotints. Sui loro siti molti dei miei lavori sono tuttora reperibili in formato ebook, tuttavia penso che si tratti di un mercato diverso che sostituirà la carta solo in parte ma andrà piuttosto ad affiancarvisi.

-Sempre più case editrici si affacciano al genere, soprattutto ricorrendo alla versione ebook. Credi in una giusta rivalutazione del genere horror letterario?

Sì, decisamente ma in fin dei conti l’horror è narrativa giovane e per giovani, dirompente, sempre è esistito e sempre esisterà. Come si fa a non amare l’horror? Come potrebbe non esistere l’horror vivendo in un mondo come quello con cui abbiamo a che fare tutti i giorni? Lo so, si tratta di una battuta ermetica ma ho fiducia che gli amanti del genere la capiranno… :-)

 

-Il Vampiro è una figura, di recente, tornata molto in voga. Nel corso di una precedente intervista, mi anticipasti che anche tu avresti utilizzato un vampiro in un tuo lavoro. Puoi dirci qualcosa in merito?

Ho già trattato la figura del vampiro nel libro Belve, e spero abbia la diffusione che merita. Il vampiro che citavo nella precedente intervista è a un impasse, come dicevo all’inizio, e sono assai pessimista al riguardo. Ho cercato di terminare il libro  più di una volta, anche avvalendomi della collaborazione di un altro scrittore, dopo che l’amica di cui parlavo si è defilata, si tratta di una vicenda complessa e non mi sento di parlarne in maniera diffusa.

 

-Da veterana della carta stampata, come hai vissuto le trasformazioni della carta stampata?

Credo nei corsi e ricorsi, non sono una persona che non accetta la realtà qual’ è. Non sono nemmeno una persona che si crede chissà chi. Tutto questo determina il mio comportamento nei confronti dei cambiamenti dell’editoria: li accetto come una cosa naturale, continuo tenacemente a scrivere, con più o meno passione o dedicando alla scrittura più o meno tempo ma questo dipende dalle mie vicende e dalle crisi personali che ho vissuto. Certo, ho avuto anche io le mie delusioni, specie poiché pensavo che l’editoria fosse un mondo più pulito, che non ci fossero le congreghe o i veti nei confronti di certi autori (me compresa) che invece ci sono, poiché io sono così, sono una persona onesta e con una certa dose di innocenza, e quando sei così anche il mondo che ti circonda lo vedi onesto e innocente, ed è inevitabile prendere bei pugni sui denti.

Ritieni ci siano validi autori emergenti?

Ho visto belle cose in giro, specie facendo il giurato nei concorsi poiché leggo ancora per imparare e acquisire tecniche, quindi a meno che io non sia appunto il giurato o l’editor mi devo concentrare su grandi autori che hanno scolpito la storia della letteratura con le loro opere. Nei nuovi autori, in generale, ci sono però problemi di costruzione o di sintassi, in molti si vede chiaramente che scrivono di corsa, senza rileggere o senza conoscere bene le regole. Poi ci sono i bei compitini, anche nel caso degli scrittori già affermati, che confezionano ottimi lavori senza un congiuntivo fuori posto ma sono privi di passione, sono artificiali, costruiti su misura.

 

Intervista a cura di Nico Parente

belvecut  GIù

 

 

 

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Nico Parente

Autore: Nico Parente

Pubblicato il 5 gen 2014 alle 2:14 pm

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