LA RINASCITA DI DYLAN DOG

LA RINASCITA DI DYLAN DOG

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E’ passato più di un anno da quando Roberto Recchioni, originale sceneggiatore di fumetti (è suo il fantascientifico Orfani) ha preso il timone di Dylan Dog, con il compito di far “rinascere” il secondo eroe più popolare della Bonelli, (il primo resta l’intramontabile Tex) che da qualche anno a questa parte stava vivendo una crisi di idee e di conseguenza di mercato.

Alle notizie, a dire la verità per lo più vaghe, di alcuni cambiamenti radicali che avrebbero coinvolto Dylan e alcuni personaggi di contorno, è scoppiato il putiferio. Da una parte c’erano i puristi, affezionati al vecchio mondo di Dylan Dog, immobile in un’atmosfera senza tempo, dall’altra c’era chi sperava in una ventata di aria fresca che desse nuova linfa e nuova vitalità a un personaggio che aveva perso un po’ di smalto in un’epoca che non è più quella degli anni Ottanta di Scalvi.

La tanto annunciata rivoluzione avrebbe dovuto avere inizio da questo mese con Spazio Profondo, ma in realtà chi si aspettava grandi metamorfosi dovrà avere molta più pazienza, perché a quanto pare si tratterà di un percorso che vedrà il suo compimento nella prossima primavera.

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Bisogna chiarire subito che Spazio Profondo è un numero a sé stante, con un altissimo valore simbolico, che forse vuole preparare l’atmosfera per il vero cambiamento che evidentemente inizierà in maniera più concreta solo con il prossimo numero Mai più, ispettore Bloch, in cui il celebre ispettore dallo stomaco debole amico di Dylan arriverà finalmente alla tanto sospirata pensione (si tratta di uno di quei cambiamenti epocali ai quali molti fan hanno storto il naso).

E’ già la copertina di Stano a custodire l’intenzione dell’albo, con Dylan Dog raccolto il posizione fetale nelle profondità del cosmo, perché Spazio Profondo vuole alludere alla nuova nascita dell’indagatore dell’incubo, ad un parto di una creatura nuova.

Il numero 337 racconta una storia di fantascienza che trova le sue radici, a detta di Recchioni stesso, in Alien di Ridley Scott, 2001 Odissea nello Spazio di Kubrick e in Solaris e Stalker di Tarkovskij,oltre che nella fantascienza di serie B degli anni Cinquanta. Siamo nel 2427, nell’Impero di Albione, sotto il regno della regina Victoria XIII. Una missione spaziale deve recuperare una nave prigione dal nome (piuttosto allusivo) UK Thatcher alla deriva e infestata da spettri spaziali. Il Dylan Dog protagonista è solo un clone, si chiama Numero Cinque e nel suo cervello è installato un software che ricostruisce fedelmente la personalità dell’originale morto ovviamente nel ventunesimo secolo, ed è accompagnato da altri cloni di Dylan, ognuno modificato per assolvere a un compito specifico. La squadra è incaricata di recuperare il vascello fantasma a costo della vita dei suoi componenti. Se i cinque dovessero fallire, una nuova squadra di cloni identici verrà mandata a ripetere la missione finché questa non sarà compiuta.

Scritto da Roberto Recchioni, disegnato da Nicola Mari per i colori di Lorenzo De Felici, il numero 337 è il racconto di un’umanità che ha perso la sua vera natura in balia di un mistero cosmico in cui brillano di gelida luce i relitti della crudeltà e della mostruosità umana e in cui i personaggi sono costretti loro malgrado non solo ad esistere ma a una lotta insensata per la sopravvivenza. Il destino di questa lotta è solo la fuga verso un inferno fatto di pioggia e popolata da creature che ricordano quelle dei film di Clive Barker.

Il meccanismo del “sogno dentro a un sogno”, Poesco quando Sclaviano, ritorna in una storia che funziona fin troppo bene, tanto che se si vuole trovare qualcosa da rimproverare è proprio la freddezza geometrica con cui è strutturata la trama che certo stona un po’ con le atmosfere surreali di Sclavi e con la sua poetica dell’orrore. Ma comunque il racconto è un racconto di orrore puro, un incubo da quale è impossibile fuggire e nel quale si sostanziano le inquietudini del nostro secolo, dalla sperimentazione genetica ai mostri dell’inconscio, passando per le sofferenze di una classe di forzati storicamente piegati dal potere economico degli “imperi” presenti e passati.

Nella storia di Recchioni c’è un debito molto forte nei confronti della serie Alien, con i claustrofobici corridoi oscuri dell’astronave e l’elemento strutturale del pericolo ignoto in agguato che si lancia in una caccia inarrestabile nei confronti dei protagonisti. Numero Cinque è un clone di un uomo del passato, come Ripley di Alien. La Clonazione di Jean-Pierre Jeunet e così come il palesarsi del mostro dal volto di Groucho che infesta il cuore della nave è simile a quello dell’alieno madre nei film di Alien, enorme, invasivo, enfio nella sua viscida sostanza corporea aliena e dunque disgustosa in quanto altro da quella umana, ovvero la sostanza degli incubi dell’inconscio. L’incubo prenatale del nuovo Dylan si sostanzia in artigli, tentacoli, membrane color rosso carne. E rosso e pulsante è quell’inferno in cui Dylan Dog deve lanciarsi per poter venire (tornare) al mondo nella sua essenza nuova, ma, almeno stando alle promesse di Recchioni, fedele all’originale.

Edoardo Trevisani

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Autore: Edoardo Trevisani

Pubblicato il 8 ott 2014 alle 2:28 pm

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