Le Origini Del Male? Mah…

Le Origini Del Male? Mah…

Ogni grande mito artistico, invecchiando, diventa un prolifico creatore di ciofecone inenarrabili, si pensi alla produzione ultima di Dario Argento (dal ’95 ad oggi) oppure al Tobe Hooper moderno. Nella spietata rete della demenza senile ci è finita, ahinoi, anche la Hammer Film, gloriosa factory geniale inglese, nata nel 1934, amata dal pubblico del cinema fantastico per formidabili riletture di classici come “Dracula Il Vampiro” (1958), “La Mummia” (1959), “La Maschera di Frankenstein” (1957), ma anche produzioni originali, come il ciclo fantascientifico dìdedicatio al Dott. Quatermass, ispiratore, peraltro, del fanta-triller “The Astronauts Wife” (1999). Alla macchina da scrivere c’era il buon vecchio Jimmy Sangster, prolifico sceneggiatore che sapeva il fatto suo sull’horror-marketing, sceneggiando le pellicole Hammer secondo le “3 S” (Sesso, Sangue e Sadismo).

Questi sono, in estrema sintesi, gli anni d’oro della Hammer, tuttavia, come già anticipato dalle prime righe, in quel regno incantato ci si è persi un po’ per strada. “Le Origini Del Male” (2014) è stato annunciato come il grande rirorno della famosa factory britannica. Grande ritorno? Ma mi faccia il piacere, direbbe Totò. L’ultimo genito della Hammer altro non è che una scopiazzatura, neanche tanto nascosta, di una videoteca orrorifica moderna contenente solo i propdotti più scarsi. C’è tutto: il professorone sciacallo e marpione, il cameraman eroe buono che improvvisamente diventa un Dylan Dog dei poveri, la gnocca bionda cattiva e ninfomane, la gnocca bruna caruccia e posseduta da spiriti malvagi e il pedissequo assistente giovane del professore che per tutto il film non fa altro che copulare con la bionda e dire frasi sceme che neanche a “Un Posto al sole” si sentono più.

Dicevamo, i film da cui “Le Origini Del Male” pesca sono il peggio della parodia dei brutti film nel panorama scarso dell’horror di serie zeta, come ad esempio “Blair Wirch Project”, “Paranormal Activity”, quella “sola” di “Insidious” e….”Dawson’s Creek”. Sì, lettrici e lettori, pure “Dawson’s Creek”. Naturalmente l’ultimo titolo non ha dato ispirazione volontaria (ci mancherebbe!), ma abbiamo delle insulse scene di dialogo drammatico-rosa riguardo a relazioni nascoste, rivalità femminili e rapporti di coppia incrinati. “Ma chissenefrega?” Urla e bestemmia il patito di horror ed Hammer dopo aver pagato il biglietto.

Christopher Lee fotografato dopo aver visto il film.

Christopher Lee fotografato dopo aver visto il film.

La trama: la solita ragazzina sexy sciroccata sosia di Asia Argento (pure qua le tre “S” ci stanno) con più superpoteri di un X-Men, donatile dall’entità malvagia che, tanto per cambiare, ha dietro una storia di sette sataniche improbabili, è cavia sperimentale del barone universitario amante del clitoride e del darwinismo studiato male. A questo aggiungiamo un cameraman che sembra quello scemo di Tom Welling (“Smallville”) messo lì a filmare il tutto e rendere il film più alal “Rec” e “Cloverfield”, giusto per essere originali, fra esoterismo scadente e film pseudo documentaristico.

Per ridere ancora: mitica la sequenza dei due in decappottabile su un prato mentre corrono, messa lì a caso, forse il montatore è orbo.

Questio film è talmente deludente che ti viene voglia di prendre a colpi di remo da pattino il cassiere del cinema una volta uscito dalla sala.

Cutiosità: Dexter sta cercando il regista per ucciderlo.

ARIDATECE CHROSTOPHER LEE!

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Francesco Pasanisi

Autore: Francesco Pasanisi

Pubblicato il 3 lug 2014 alle 4:05 am

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