L’Esorcista – Quarant’anni dopo – Il nuovo saggio di Nico Parente

L’Esorcista – Quarant’anni dopo – Il nuovo saggio di Nico Parente

Perché il male ci attira tanto? Il proibito, l’oscuro esercita su di noi il suo fascino e noi ci avviciniamo, anche con gli occhi mezzi coperti dalle dita, come quando si guarda un film dell’orrore. Come quando la grande maggioranza di noi si è apprestata alla visione di quello definito il “film più terrificante di tutti i tempi”: L’Esorcista .

La pellicola, diretta da William Friedkin, compie quest’anno 40 anni e continua a terrorizzare al solo pensiero. Nico Parente, già autore di Antologia di un urlo (UniversItalia, 2013), analizza nel suo nuovo saggio L’Esorcista – Quarant’anni dopo (Il Foglio Letterario), la genesi di questo film e i motivi che lo rendono ancora  un cult oggetto di discussione.

Parente non considera L’esorcista propriamente un film horror, catalogato come tale da sempre, ma un thriller psicologico drammatico. Il dramma di una bambina, Regan (Linda Blair), in piena fase adolescenziale, posseduta dal demonio. Questo è almeno quello che una visione superficiale del film ha fatto credere per anni: in realtà la bambina altro non è che “posseduta”  da una suggestione, dal suo inconscio che fa credere di aver il diavolo dentro sé. Un’adolescenza difficile, i genitori divorziati, la madre attrice che non c’è mai e un padre completamente assente. Un dramma quello di Regan che nemmeno la scienza sa spiegare, tanto che i medici consigliano di chiedere alla madre di rivolgersi ad un esorcista. La fede che vince sulla scienza o così sembra. Padre Karras (Jason Miller) ha perso la fede, è schiacciato dai sensi di colpa per aver abbandonato la madre in un ospizio in cui è morta e vacilla spesso di fronte alla bambina posseduta. Il vecchio padre Merrin (Max Von Sydow) invece, saldo nel suo credo, combatte fino alla fine con quello che crede essere il demone con il quale si è trovato faccia a faccia all’inizio del film, in Iraq.

Un dramma quello de L’esorcista non circoscritto solo a chi crede in Satana, ma a tutti noi, come spiega lo sceneggiatore Antonio Tentori, nella prefazione del libro. Un male che ognuno di noi può vivere, che si cela nella nostra mente, al cui controllo possiamo solo assoggettarci. Una forza, quella del nostro inconscio, della nostra pazzia protagonista dell’eterna lotta tra il bene e il male, il cui esito non è mai dato sapere.

Un’analisi di noi stessi, non un film horror. Il saggio di Parente spiega tutto questo. Accurata l’appendice di Gordiano Lupi su tutti i film esorcistici italiani da L’Anticristo di Alberto De Martino a L’Esorciccio di Ciccio Ingrassia, esilarante parodia del capolavoro di Friedkin.

Fondamentale l’analisi di Roberto Giacomelli su le origini del romanzo di William Peter Blatty che collaborò con Friedkin alla stesura della sceneggiatura, vincendo il premio Oscar nel 1974.

Caterina Sabato 

 

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Caterina Sabato

Autore: Caterina Sabato

Pubblicato il 7 apr 2014 alle 6:42 pm

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